Spunta l’ipotesi di fiscalizzare la Cig

18/04/2003



              Venerdí 18 Aprile 2003
              Spunta l’ipotesi di fiscalizzare la Cig


              ROMA – Fiscalizzare i cosiddetti oneri sociali impropri, come gli assegni familiari o la Cig, in sostituzione di un taglio secco delle aliquote contributive. Trasformare da obbligatoria in volontaria, con il ricorso al "silenzio-assenso", la destinazione del Tfr "maturando" alla previdenza integrativa. Su questi due cambiamenti rispetto al testo della delega pensioni all’esame del Senato si gioca la partita tra Governo e sindacati. Anche se sullo sfondo resta una terza incognita: un intervento più strutturale per favorire ulteriormente l’innalzamento dell’età pensionabile che potrebbe essere sgorgare da un nuovo indirizzo vincolante proveniente da Bruxelles nel corso del semestre di presidenza italiana della Ue. La partita tra Governo e sindacati sulle pensioni, dunque si presenta complessa. E anche il futuro della delega non è privo di incognite. Delega che ha già subito due importanti modifiche nel suo passaggio alla Camera: il sostanziale ammorbidimento della decontribuzione sui neo-assunto con l’eliminazione della soglia minima del 3% per il taglio dei contributi (quello attuale è da 0 a 5 punti); l’eliminazione della "novazione" (chiesta dai sindacati) nei casi di prosecuzione lavorativa oltre la soglia di "anzianità". La decontribuzione. Fin dal varo, alla fine del 2001, della delega, i sindacati hanno sempre manifestato apertamente la loro contrarietà alla decontribuzione. Il meccanismo messo a punto dal Governo prevede un taglio diretto delle aliquote contributive fino a 5 punti al fine di ridurre il costo del lavoro. Almeno nell’immediato l’importo dei trattamenti pensionistici dei neo-assunti dovrebbe, secondo il Governo restare, invariato: le risorse necessarie verrebbero garantite all’Inps dalla maggiore occupazione e, comunque, quantificate di anno in anno dalla Finanziaria. Ma l’obiettivo di fondo del Governo è di garantire a regime, dalla combinazione degli effetti della decontribuzione e dello sviluppo della previdenza complementare alimentata dal Tfr, una copertura previdenziale complessiva per i nuovi assunti, maggiore di quella attuale anche nel caso di una riduzione dei trattamenti "obbligatori". Obiettivo che è però contestato dai sindacati, secondo i quali la decontribuzione porterebbe a un’automatica riduzione delle pensioni dei lavoratori o, quanto meno, gravi ripercussioni sui conti della previdenza. Ed anche per questo motivo Cgil, Cisl e Uil sono tornate all’attacco proponendo un meccanismo alternativo: eliminare o ridurre dalla busta paga alcune aliquote (ma non quelle contributive vere e proprie) riguardanti altri prestazioni (assegni familiari, disoccupazione forse anche la Cig), trasferendo a carico dello Stato il relativo finanziamento. In altre parole, una sorta di fiscalizzazione dei cosiddetti "oneri impropri", all’insegna di una più netta separazione tra previdenza e assistenza da sempre invocata dai sindacati, che garantirebbe comunque una riduzione del costo del lavoro. Ma, secondo alcuni esperti previdenziali (v. «Il Sole 24 Ore» di ieri), con questo intervento ci sarebbe il pericolo di dare il via a fiscalizzazioni differenziata a seconda delle categorie lavorative interessate e verrebbe a cadere l’obiettivo indicato a più riprese esplicitamente dal Governo di agire direttamente sul cuneo fiscale-contributivo. Il Tfr. Quella dell’uso del Tfr per la previdenza integrativa è una questione dibattuta da molti anni. Allo scopo di dare una spinta decisiva alla previdenza integrativa, che ancora oggi ha un’andatura abbastanza lenta, e per rafforzare il "disegno" che prevede il ricorso alla decontribuzione, il Governo ha deciso di destinare obbligatoriamente tutto il Tfr maturando alle forme integrative. Che, in questo modo, beneficerebbero di un flusso di risorse pari a circa 12 miliardi di euro l’anno. Anche se su questa misura la delega non è esplicita: il riferimento all’obbligatorietà non compare nel testo ma solo nella relazione di accompagnamento. Per i sindacati questo intervento è incostituzionale e un "esproprio" nei confronti dei lavoratori. Di qui la richiesta del "silenzio-assenso" (una sorta di volontarietà incentivata), insieme a quella di eliminare la prevista parità tra fondi pensione chiusi e aperti.
              M.ROG.