Spunta l’asse Cisl-Uil

20/04/2006
    gioved� 20 aprile 2006

    Pagina 33 – Economia

    Come cinque anni fa
    spunta l’asse Cisl-Uil

      Firmarono con Berlusconi il Patto per l’Italia
      Ora temono un rapporto speciale Prodi-Epifani

        ROMA – Se qualcuno ancora nutre dubbi, basta che legga la lunga intervista col nuovo leader della Cisl, Raffaele Bonanni, pubblicata ieri da Europa , il quotidiano della Margherita. E avr� chiaro che Romano Prodi rischia di trovarsi davanti un sindacato nuovamente diviso, con Cisl e Uil da una parte e la Cgil dall’altra. Sulla legge Biagi, sulla riforma del modello contrattuale, sulla necessit� di fare della concertazione �il perno delle relazioni industriali�. Su tutto questo, continua Bonanni, che il 27 aprile prender� il posto di Savino Pezzotta, �le nostre posizioni e quelle della Uil sono oggettivamente vicine� mentre �la posizione della Cgil � incomprensibile�. Non solo: �L’atteggiamento della Cgil � ancora meno chiaro in relazione a Cisl e Uil. Lancia un segnale sbagliato, che non va nella direzione di un fronte comune per rilanciare il Paese�. Un film gi� visto da Prodi nel 1996 quando form� il suo primo governo e del quale lo stesso professore farebbe volentieri a meno, visto che ha gi� non pochi problemi da affrontare. Ma il fatto � che ogni volta che il centrosinistra sale a Palazzo Chigi scoppiano tensioni fra le tre confederazioni. E cos� � di nuovo in pericolo quell’unit� sindacale riconquistata a fatica negli ultimi due anni, dopo il fallimento del Patto per l’Italia tra Cisl, Uil e Berlusconi. Come nel ’96 col primo Prodi e come nel ’98 col governo D’Alema, Cisl e Uil temono che tra la Cgil e l’esecutivo "amico" si stabilisca un rapporto privilegiato che tagli fuori l’area pi� riformista del sindacato. Del resto la Cgil, a differenza delle altre due confederazioni, ha il problema di non farsi scavalcare a sinistra da Fausto Bertinotti (Rifondazione comunista) e Oliviero Diliberto (Pdci).

          Viene letta in questo senso la richiesta della Cgil di cancellare la riforma del mercato del lavoro (legge Biagi), il no a una riforma della contrattazione se prima non si raggiunge un’intesa sul questo nel sindacato, lo scarso entusiasmo verso la ripresa della concertazione, cio� di trattative a tre fra governo, imprese e sindacati. E si riascoltano quelle parole d’ordine che sembravano dimenticate. Dice il leader della Uil, Luigi Angeletti: �Noi non accetteremo veti dalla Cgil. Se sulla legge Biagi e la riforma dei contratti non riusciremo a trovare un accordo, pazienza, andremo avanti lo stesso. Sulla contrattazione si pu� partire subito, anche se non c’� una posizione comune�.

          Si rischia una nuova spaccatura come sull’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori (norme sul licenziamento)? Bonanni, che dello scontro con la Cgil fu nella Cisl uno dei pi� convinti sostenitori, e che si batt� per il Patto per l’Italia del quale la legge Biagi e figlia, non esiterebbe a ripetersi. Ma lui stesso spiega che c’� una differenza fondamentale rispetto al 2002: che sulle materie sindacali il governo Prodi non proceder� certo d’imperio e quindi tutto sar� affidato alla trattativa.

          Paolo Nerozzi, che nella segreteria della Cgil di Guglielmo Epifani, � quello che pi� ha lavorato per ricucire con Cisl e Uil e che meglio conosce Bonanni � convinto che alla fine, su tutto, far� premio l’emergenza economica e sociale. �Le condizioni materiali dei lavoratori che rappresentiamo ci faranno stare insieme�. Ma � una scommessa che deve fare i conti con stati d’animo e priorit� diversi. Epifani dovr� continuare a tenersi in equilibrio tra una sinistra massimalista che pesa nella Cgil il 20%, contraria alla concertazione e alla politica dei redditi, e il grosso dell’organizzazione che non vuole certo infierire su un gracile governo Prodi. Bonanni, appena eletto, e Angeletti che al congresso di giugno sar� riconfermato alla guida della Uil, punteranno invece tutto sulla ripresa delle trattative con la Confindustria e col governo per una nuova stagione di riforme. Con Epifani o senza.

          Enrico Marro