Spunta il rebus dei fondi-pensione

14/04/2003



            Sabato 12 Aprile 2003
            ITALIA-POLITICA
            Spunta il rebus dei fondi-pensione


            ROMA – Sono a carico esclusivo dello Stato le «norme generali» sulla previdenza sociale. È questo, almeno nel testo "entrato" ieri al Consiglio dei ministri, l’unico riferimento esplicito al sistema pensionistico del disegno di legge del Governo che rimodella il Titolo V della Costituzione. Il testo, infatti, non prevede più le misure sull’attribuzione anche alle Regioni delle competenze in materia di previdenza complementare introdotte dalla riforma costituzionale dell’Ulivo. Misure che avrebbero dovuto spianare la strada ai fondi pensione regionali. E che il ministro del Welfare, Roberto Maroni, avrebbe voluto subito attuare provando anche eventualmente a emendare a questo proposito la delega previdenziale all’esame del Senato. Resta quindi da capire se il Governo ha deciso (almeno con questo Ddl) di congelare la previdenza integrativa regionalizzata oppure se l’operazione è ancora possibile facendo leva sulla "genericità" di alcune norme del testo. Con tutta probabilità toccherà al Parlamento risolvere questa sorta di rebus. Allo stesso tempo lo stesso Maroni dovrà chiarire quali saranno le prossime mosse sul versante dei fondi pensione regionali. Già alla fine dello scorso novembre il ministro aveva affermato a chiare lettere che «la nascita e la definizione dei sistemi di previdenza complementare deve essere fatta anche dalle Regioni» tenendo conto del costo della vita e delle diversità tra le varie Regioni. Un’operazione che Maroni giudicava immediatamente possibile proprio per effetto della riforma Costituzionale dell’Ulivo. E anche nelle scorse settimane il ministro ha lasciato intendere di non aver cambiato idea (non a caso un riferimento ai fondi regionali c’è anche nel rapporto sulla previdenza del ministero del Welfare inviato a Bruxelles) e di essere al lavoro per valutare la possibilità di emendare già al Senato la delega previdenziale. Una modifica che sarebbe ancora possibile ma che rischierebbe di essere in contrasto con il Ddl di riforma del Titolo V varato ieri. Il nodo, insomma, è tutto da sciogliere. E con ogni probabilità non mancheranno le polemiche. Che già hanno accompagnato l’approvazione della riforma del Centro-sinistra. L’idea dello sviluppo dei fondi regionali, infatti, non piace molto ai sindacati. Anche se proprio questi fondi in alcune aree territoriali sono già una realtà. A fare da apripista sono stati, in qualche modo, il Trentino Alto Adige (con l’esperienza di Laborfonds) e il Veneto dove è nato, da un’idea della Cisl e della Federazione degli industriali, il fondo Solidarietà Veneto. Due modelli che vengono considerati dei veri e propri "prototipi" dalla Covip, la Commissione di vigilanza sui fondi pensione.
            M.ROG.