Spunta il contratto intermittente

01/10/2001
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Spunta il contratto intermittente
Lunedì 1 Ottobre 2001
Part-time flessibile e accordi regionali Cosa c’è nel libro bianco del ministero
 
ROMA
Oltre cento pagine che disegnano un’Italia più «flessibile» nelle regole del lavoro e della contrattazione. Si tratta del «Libro Bianco sul mercato del lavoro», il documento messo a punto da un gruppo di esperti (capitanato da Marco Biagi e coordinato politicamente dal sottosegretario al Lavoro Maurizio Sacconi) che riassume il programma di legislatura del governo. Un documento evidentemente molto ambizioso, che parte da una analisi delle inefficienze del mercato del lavoro che fanno sì che il nostro tasso di attività sia decisamente basso, e che propone un mix di ricette. Da cambiamenti nelle politiche attive del lavoro a proposte di nuovi strumenti di assunzione più «agili»; da una riforma dei servizi per l’impiego a una profonda trasformazione – che viene definita «federalista» – delle regole della contrattazione.
Il documento verrà presentato dopodomani alle parti sociali, ma in parte i contenuti sono trapelati. E non c’è dubbio che se Confindustria ritrova nel testo molte delle sue più recenti proposte e riflessioni, anche se non c’è un’esplicita opzione a favore dell’abolizione dell’art.18 dello Statuto dei lavoratori sui licenziamenti. Sul versante opposto la Cgil non mancherà di notare la destabilizzazione del sistema contrattuale che è emerso dall’accordo di luglio del ‘93, che apre la strada a una differenziazione dei salari su base regionale. Lo schema adottato nel documento, comunque, è quello di «suggerire» alle parti sociali laddove si tratti di materie (come nel caso della contrattazione) tipicamente riserva delle parti sociali. Altrove, si indica la «preferenza» dell’Esecutivo per questa o quella opzione, quando si chiede alle parti sociali di validare una proposta di riforma (come nel caso dei nuovi contratti di progetto).
Alcune delle proposte sono già state anticipate nei giorni scorsi, e sono quelle su cui il governo punta di più in questa fase del confronto, che porterà entro novembre al varo della delega legislativa. Ad esempio, per il part-time sono nel mirino le clausole che vincolano il datore di lavoro a costi maggiorati quando si fa lavorare il dipendente in orario straordinario. Il contratto interinale diventerà più simile al contratto a tempo determinato, con causali e tetti meno rigidi; «colpa» delle nuove regole sul contratto a termine, che hanno spiazzato al ribasso l’interinale. Per il collocamento, le società di lavoro interinale potranno fare intermediazione tra domanda e offerta di lavoro ed entrare nel mercato dei «collocatori» privati. Due novità «mangeranno» spazio alle collaborazioni coordinate e continuative. La prima è il «contratto di progetto» un contratto che potrà essere acceso in virtù di una prestazione, e quindi con una durata a scadenza; si tratterà di vedere in che modo questo contratto si incrocerà con quello a termine, di cui ricalca molte caratteristiche pur esssendo più «precario». Potrebbe poi arrivare il «lavoro intermittente»: i datori di lavoro potrebbero stipulare contratti intermittenti con persone che verrebbero «attivate» e fatte lavorare solo di tanto in tanto, su chiamata, in cambio di alcune garanzie e di una «indennità di disponibilità».
Non sarà facile raggiungere un’intesa con tutti i sindacati su queste proposte: è possibile (questo si pensa al ministero del Welfare) che sia ripetuto lo schema dell’intesa separata sui contratti a termine. Ovvero, un accordo «con chi ci starà», cioè, senza la Cgil di Cofferati. Più problematico sarà affrontare i temi «di legislatura», che per adesso il governo non definisce prioritari, ma che sono letteralmente esplosivi. Ad esempio, il Libro Bianco propone la «sussidiarietà», ovvero che il lavoratore possa concordare con l’azienda «deroghe peggiorative» rispetto a quanto stabilito nei contratti. Di licenziamenti non si parla, ma si afferma che obiettivo del governo è di incrementare i contratti a tempo indeterminato, chiedendo alle parti di indicare gli ostacoli normativi che possono impedirne una maggiore diffusione.
E infine, sullo sfondo c’è il depotenziamento del contratto nazionale, con una differenziazione territoriale dei salari che viene giudicata diretta conseguenza del federalismo e dell’importanza acquisita dalle Regioni. È decisamente auspicabile, afferma il testo, che si arrivi a salari diversi in territori diversi. Il contratto nazionale dovrà dunque cedere molto spazio alla contrattazione territoriale e aziendale. In che modo? Tra le proposte, l’abolizione del contratto nazionale con minimi salariali diversi da regione a regione; oppure, lasciare al «primo livello» solo contenuti normativi e molto limitatamente salariali; oppure, consentire esplicitamente deroghe al ribasso («presidiate» dalle parti sociali) per favorire l’occupazione in certi territori.
 


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