Sportswear nel futuro di Calzedonia

16/01/2004



      Venerdí 16 Gennaio 2004

      VARIE


      Sportswear nel futuro di Calzedonia


      MILANO – Quando il 2003 è finito, in molti hanno tirato un sospiro di sollievo, sperando nella ripresa del 2004. Calzedonia, gruppo veneto specializzato in calzetteria e intimo, ha archiviato invece un ottimo anno: secondo i dati che «Il Sole 24-Ore» è in grado di anticipare, l’azienda ha chiuso l’ultimo esercizio con fatturato, numero di dipendenti e punti vendita in Italia e all’estero in forte crescita. I ricavi, come spiega Sandro Veronesi, fondatore (nel 1987) e presidente di Calzedonia, hanno raggiunto i 341 milioni di euro, con un aumento del 28% rispetto al 2002. L’utile ante-imposte è stato di 31 milioni di euro, contro i 17 milioni dell’anno prima. Cosa vi ha permesso di crescere tanto, anche in controtendenza rispetto al settore in cui operate? Credo che la scelta vincente sia stata avere una forte specializzazione di prodotto: facciamo calze e intimo fin dall’inizio. Ed è quello che continueremo a fare, puntando, per l’espansione, a settori contigui. Inoltre, abbiamo creato negozi con un’immagine altrettanto forte. E seguiamo una regola semplice: tenere molto alto il rapporto prezzo/qualità. In questo modo abbiamo anticipato una tendenza che ormai è consolidata anche per l’abbigliamento. I consumatori vogliono prodotti di buona qualità a prezzi accessibili. È esattamente quello che noi offriamo. Prevedete di aprire nuovi punti vendita nel 2004? A oggi abbiamo 1.104 negozi in Italia: 628 fanno parte della catena Calzedonia, 465 della catena Intimissimi. All’estero invece abbiamo 425 punti vendita, in molti Paesi, tra cui Spagna, Portogallo, Austria, Croazia, Grecia, Polonia, Turchia, Messico, Ungheria, Cipro, Arabia Saudita e Libano. Nel 2003 abbiamo aperto 154 nuovi negozi ma, soprattutto, abbiamo creato Tezenis, una nuova catena dove si vende intimo per tutta la famiglia. Ed è su questa che puntiamo per il 2004: abbiamo già inaugurato 11 negozi, cominciando dalla provincia. Perché in città come Milano e Roma stiamo ancora cercando negozi nelle vie più prestigiose. Nel 2004 inoltre presenteremo un nuovo marchio, "Coast to coast", di abbigliamento sportivo e per il tempo libero. Dove sono i vostri stabilimenti? Abbiamo stabilimenti in Italia, ma anche in Croazia, Romania, Bulgaria e Sri Lanka. La delocalizzazione della produzione è necessaria per quei prodotti che richiedono grandi volumi e molta mano d’opera. In Italia non solo il costo del lavoro è troppo elevato, c’è anche un problema di disponibilità: gli operai specializzati di cui abbiamo bisogno, non esistono quasi più. In Italia quindi resta la "testa" dell’impresa? Non solo: per noi anche la logistica è molto importante. Vogliamo arrivare ai nostri punti vendita in tempi brevissimi, evitare problemi di rifornimenti e scorte. Abbiamo appena acquistato una superficie di 70.950 mq in provincia di Verona, dove verrà realizzato un nuovo polo logistico. E il supereuro? Non ci preoccupa. Non esportiamo nell’area dollaro e il mercato Usa, per ora, non ci interessa.

      GIULIA CRIVELLI