Spiragli di riforma per i senza-Albo

19/02/2001



 Sabato, 17 Febbraio 2001


    Per le attività non regolamentate un’ultima opportunità di ottenere un riconoscimento entro questa legislatura

    Spiragli di riforma per i senza-Albo
    Nel progetto di legge le associazioni hanno un ruolo centrale per il rilascio delle certificazioni ai propri iscritti
    Saverio Fossati
    ROMA Più vicina la riforma per le professioni non regolamentate. La commissione Attività produttive della Camera ha approvato giovedì scorso, in sede referente, la Pdl AC 6550 «Disciplina delle professioni non regolamentate», d’iniziativa dei deputati Ds Piero Ruzzante e Adria Bartolich. La discussione in Parlamento inizierà lunedì prossimo.
    Vediamo i punti qualificanti della proposta, dopo gli ultimi aggiustamenti, proposti dalla stessa relatrice Paola Manzini (Ds) prima dell’approvazione in Commissione. Anzitutto viene previsto che siano oggetto della legge tutte le professioni (intellettuali e non) non ricomprese fra quelle di cui all’articolo 2229 del Codice civile. Poi viene istituito il «certificato professionale controllato», il cui possesso è comunque facoltativo, con il quale si attesta «l’esercizio abituale della professione», il costante aggiornamento e un comportamento conforme alle norme di corretto svolgimento della professione. Il certificato è rilasciato a tutti gli iscritti alle associazioni professionali, purché dimostrino di possedere i requisiti appena elencati. In pratica, le associazioni verificheranno che i loro iscritti siano a posto. Ma c’è di più: il «certificato» è perduto se il professionista non rinnova l’iscrizione all’associazione.
    L’ultimo articolo è dedicato alla delega legislativa: il Governo, entro sei mesi, dovrebbe occuparsi di dettare norme per la formazione di «forme aggregative» formate da almeno dieci associazioni professionali. Si tratterà di «organismi privati» (una precisa specificazione in questo senso è stata inserita su richiesta del relatore) che potranno rilasciare la «certificazione di qualità» (che è cosa diversa dal «certificato professionale controllato») agli iscritti alle associazioni aderenti che ne facciano richiesta, purché in linea con gli standard professionali e qualitativi definiti dalle stesse associazioni. Anche la «certificazione di qualità», quindi, di fatto passa dalle associazioni, dato che le «forme aggregative» svolgono più che altro funzioni di controllo sulle associazioni stesse, fino alla loro espulsione dalla "aggregazione". Il ministero della Giustizia si limita a verificare (con la consulenza del Cnel) l’operato della «forme aggregative» in conformità alle norme.
    La possibile approvazione della Pdl, almeno in un ramo del Parlamento, potrebbe sembrare una captatio benevolentiae nei confronti del popolo dei senza-Albo e in particolare delle associazioni, dopo che il progetto di legge Fassino sulla riforma delle professioni (AC 7452) è stato praticamente accantonato e con esso l’articolo 9, che disciplinava la stessa materia.
    In sintesi, nel Pdl Fassino il Governo è delegato a disciplinare, ferme restando le competenze di Ordini e Collegi, le associazioni di esercenti professioni intellettuali. Le associazioni hanno natura privatistica, sono fondate su base volontaria, senza vincolo di esclusiva e nel rispetto della libera concorrenza. Fin qui nulla di diverso. Le differenze con la Pdl 6550 è la possibilità per le associazioni di chiedere la registrazione presso il ministero della Giustizia, sentito il Cnel, anche per poter rilasciare agli iscritti attestati di competenza riguardanti la qualificazione professionale, tecnico-scientifica e deontologica, garantendo che le certificazioni provengano da soggetti terzi.
    Giuseppe Lupoi, coordinatore nazionale del Colap (il comitato delle professioni non regolamentate), non nasconde le perplessità sulla nuova proposta: «Noi preferiamo l’impostazione del Pdl Fassino, perché potrebbe rivelarsi un errore affidare la certificazione delle qualità professionali alle associazioni, senza alcuna garanzia di terzietà». «Ma questa è l’esperienza di molti altri Paesi, fra cui la Gran Bretagna — replica la relatrice, Paola Manzini — e anche in Italia le certificazioni attualmente utilizzate sono concesse da istituzioni private come l’Iso». Meno critico Luigi Marconi, presidente dell’Ancit (consulenti tributari): «Ci auguriamo che prevalga il buon senso e che si arrivi allo stralcio dell’articolo 9 della proposta Fassino, magari in sede di discussione della Pdl Ruzzante: l’importante è raggiungere l’obiettivo di una giusta regolamentazione».
    Sabato 17 Febbraio 2001
 
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