Spiagge d’Italia in pericolo “Vogliono venderle ai privati”

17/01/2002


 
Pagina 15 – Cronaca
 
L’ALLARME
 
Il Wwf: a rischio Versilia, Riviera romagnola e Circeo
 
Spiagge d’Italia in pericolo "Vogliono venderle ai privati"
 
 
 
 
ANTONIO CIANCIULLO

ROMA — Dalla Sicilia l’allarme coste rimbalza sul resto dell’Italia. Secondo la denuncia che verrà presentata oggi in conferenza stampa da Wwf, Fai, Italia Nostra e Comitato per la bellezza, sui tratti di maggior pregio paesaggistico pende una doppia minaccia: la privatizzazione delle aree demaniali e la legalizzazione degli abusi edilizi costruiti su quei terreni.
La trappola — spiega Gaetano Benedetto, responsabile rapporti istituzionali del Wwf — ha radici lontane. Nasce nel 1992, quando venne approvata una legge sul patrimonio dello Stato che conteneva un codicillo in cui si dava il via libera per il trasferimento prima ai Comuni e poi ai privati di alcuni terreni demaniali fortemente degradati nelle province di Belluno, Bergamo e Rovigo.
Una norma del tutto marginale che riguardava zone prive di particolare appeal. Ma, approfittando dell’ultima Finanziaria, un gruppetto di deputati centristi ha organizzato il tranello: in un anonimo articolo della Finanziaria (il 71) è stato messo assieme un grappolo di numeri e citazioni legislative incomprensibile ai più. Chi sapeva ha votato sì perché era d’accordo, gli altri hanno votato sì perché non hanno fiutato l’inganno: il risultato è stato che il meccanismo, concepito nel ’92 come un’eccezione per una zona sfortunata, è stato esteso alla parte di maggior pregio del Paese: le coste.
Solo al momento del passaggio della Finanziaria al Senato si è capito cosa si celava dietro l’articolo 71. Ma a quel punto era troppo tardi: con il Natale alle porte non c’era il tempo materiale per correggere la legge e rimandarla alla Camera per il sì definitivo. Si è deciso allora di votare un ordine del giorno che ha impegnato il governo a chiarire la questione. E due ministri, Matteoli e Tremonti, hanno annunciato l’intenzione di sbarrare il passo a un nuovo condono.
«Ma nel frattempo», denuncia Benedetto, «il fronte dell’abusivismo si sta rafforzando e in tre aree, Versilia, Lazio e Romagna, cresce la pressione per privatizzare le spiagge. Per questo chiediamo al governo di risolvere definitivamente il problema con un decreto legge che elimini l’articolo 71. E’ l’unica possibilità per stare tranquilli».
Una delle aree a maggior rischio è il litorale tra Nettuno e Scauri e in particolare la zona di Fondi dove sopravvive uno degli ultimi grandi spezzoni della linea di dune che un tempo fasciava buona parte delle nostre coste. Questo ambiente, piuttosto ben conservato fino a pochi anni fa, è stato aggredito da una grandinata di ville e villette sorte un po’ ovunque. Secondo la denuncia degli ambientalisti il disastro è cominciato con la costruzione del complesso Ville dei prefetti ma il colpo di grazia è arrivato nel ’99 con la costruzione del villaggio Rosa dei venti composto da un centinaio di casette a 150 metri dalla spiaggia.
«E’ stato costruito illegalmente di tutto: da orrende bidonville a residenze di lusso», afferma Antonio Gagliardi, procuratore capo di Latina. «Hanno perfino trasformato in casa una grotta sull’isola di Palmarola aggiungendo una finestra panoramica e un ascensore che sale dal mare. Molti di questi abusi sono nascosti dagli alberi, ma girando in elicottero si vede che la piaga si estende fin dentro il parco del Circeo. Ci sono centinaia di richieste di demolizione che stiamo seguendo».
Mentre in Italia cresce la spinta a privatizzare terreni demaniali di grande pregio, in Francia ci si muove in direzione opposta. Nel 1975 è stato creato il Conservatorio del litorale, un istituto che per proteggere le coste arriva a comprarle dai privati: sono stati acquisiti 60 mila ettari (800 chilometri di litorale). Una decisione che ha finito per funzionare anche in termini economici: nel 1999 sono arrivati a 15 milioni i visitatori che hanno scelto di riposare in queste oasi garantite dallo Stato.