Spesa sempre più cara: boom per gli hard discount

16/10/2003

 

giovedì 16 ottobre 2003 
Pagina 15 – Economia
 
In Italia raggiunta quota 3.100 esercizi, le vendite sono salite del 5,5% in un anno
La spesa è sempre più cara
è boom per gli hard discount
          Il risparmio rispetto ai prodotti di marca può arrivare al 45%. Latte, formaggi e succhi contendono il primato ai fratelli blasonati
          Indagine della Nielsen: il mercato italiano ormai vale due miliardi di dollari. I ribassi grazie a minori costi per pubblicità e distribuzione

          DAVIDE CARLUCCI


          ROMA – La cura anti-rincari si chiama "hard discount". È in quei luoghi spartani e pieni di scatoloni, dove le marche sono bandite dagli scaffali e la convenienza è offerta allo stato puro, che gli italiani cercano riparo dalla corsa verso l´alto dei prezzi. Lo rivela uno studio di AcNielsen: il peso dei marchi privati – quelli che non si vedono mai negli spot televisivi ma costano meno – è cresciuto del 10 per cento in Italia – con un valore di oltre due miliardi di dollari – e si stima che possa aumentare di altri dieci percentuali nell´immediato futuro. A luglio, fa sapere l´Istat, le vendite nei discount sono aumentate del 4,5 per cento rispetto all´anno precedente. E l´incremento è stato del 5,5 su base annua nei primi sette mesi del 2003.
          In tempi di inflazione che sale, gli italiani fanno molto più caso di prima al portafogli. E preferiscono i "Choco sticks" ai Togo Pavesi, la "Cola Blues" alla Coca cola, la "crema spalmabile alla nocciola Dolciando" alla più nota (e oggetto di culto) "Nutella". La ragione è semplice, banale: quanto a convenienza, gli hard discount non tradiscono mai. Secondo Nielsen, il risparmio oscilla da un minimo del 18-20 per cento (per i prodotti banco frigo, i surgelati e i cosmetici) a un massimo del 43-45 per cento (sanitari, farmaci e prodotti per la cura personale). Un affarone anche i pannolini, i prodotti per l´igiene femminile e le bevande alcoliche e analcoliche, per i quali si risparmia in media il 32-33 per cento. Ma anche i dolci, i biscotti, la cartoleria, i prodotti per la casa (tra il 26 e il 30 per cento più economici) e il cibo per neonati (24). Secondo la rivista Altroconsumo, invece, è alla birra che va la palma della convenienza: può costare fino al 61 per cento in meno che negli altri negozi. Quasi sempre viene dalla Germania o dall´Austria. Ed è anche buona.
          Sebbene abbiano nomi oscuri, infatti, tutti questi prodotti, non necessariamente sono di serie B: semplicemente, sul loro prezzo non gravano le spese di pubblicità e incidono meno i costi di distribuzione. Una recente ricerca di Altroconsumo mostra che i consumatori si dividono praticamente a metà tra coloro che ritengono "medio-buoni" i prodotti dei discount, e quelli che li ritengono "mediocri". In particolare, il risultato è più che positivo per il miele: confrontando il gradimento nei confronti di una confezione di marchio riconosciuto con l´offerta più economica, si è scoperto che a fronte di un risparmio del 300 per cento, non viene percepita alcuna differenza per quanto riguarda la qualità. In altri casi, invece, la rivista ha riscontrato giudizi negativi: è il caso delle cotolette di pollo surgelate, dell´olio extravergine di oliva e delle passate e polpe di pomodoro.
          Ma a testimoniare che il gradimento per questi templi senz´anima del consumismo è in crescita è il fatto che dal 1995 a oggi gli hard discount in Italia siano passati da 450 a 3100, con una massiccia penetrazione in Friuli, Liguria, Veneto, Lombardia e Lazio. Occupano già il 7,7 per cento delle quote di mercato della grande distribuzione: in media, ogni anno un discount vende merce per 2 milioni di euro.
          Il boom, del resto, è mondiale: i marchi privati incidono per il 31 per cento nel mercato inglese e per il 38 in quello svizzero. Anche i tedeschi, i belgi e gli spagnoli sono grandi clienti dei discount. L´unica nazione dove si registra un lieve decremento sono gli Stati Uniti, dove, però, il settore realizza il valore assoluto più alto: 25 miliardi e 874 milioni di dollari.
          Il prodotto "senza marca" più venduto al mondo è il latte, che nel 44 per cento dei casi non ha grossi marchi alle spalle. Subito dopo vengono il formaggio, i succhi, la carne, la carta igienica, le verdure in scatola, i vegetali, i gelati e lo yogurt. Quest´ultimo, però, è quello che conquista sempre più rapidamente spazi di mercato.
          E le multinazionali? Hanno capito e si sono attrezzate di conseguenza. Da tempo hanno iniziato a rifornire i discount con le loro linee di prodotto meno note, realizzate magari per altri mercati in Paesi come il Brasile. Risparmiano anche loro: non devono scucire nemmeno un dollaro per il lancio pubblicitario del "brand".
          (
          Hanno collaborato:
          Stella Bianchi e Giulia Segreti)