Spesa pubblica sul banco degli imputati: è metà del Pil

18/07/2007
    mercoledì 18 luglio 2007

      Pagina 2 – Economia

        La spesa pubblica sul banco
        degli imputati: è metà del Pil

          Padoa-Schioppa replica a Draghi: non rinunciamo al risanamento e rispettiamo gli impegni Ue

            Roma

            TESORI E SPESE – «Sarebbe bello destinare tutto l’extragettito alla riduzione del debito, ma un euro non si può spendere due volte quando è uscito dalle tasche». Così Tommaso Padoa-Schioppa replica alle osservaziono di Mario Draghi sull’uso del «tesoretto». Con il debito che c’è in Italia, non esiste un «tesoretto» da spendere, aveva osservato il governatore. Il ministro gli ricorda che esiste anche la politica (il suo predecessore avrebbe detto: un conto sono gli uffici studi, altro conto il ministero), e che comunque «il governo non ha abbandonato la strada del risanamento». Non ci sta Padoa-schioppa a passare per anti-europeo. Approfitta di un convegno dell’Udeur per ribadire: «abbiamo pienamente onorato gli impegni con Bruxelles». L’obiettivo di quest’anno era fissato al 2,8% di deficit sul Pil, mentre si chiuderà al 2,5%. Dunque, meglio di quanto concordato. Certo, finita l’emergenza, restano molti problemi da risolvere.

            Uno di questi lo indica senza mezzi termini l’Istat nella sua audizione sul Dpef: la spesa pubblica. Per la prima volta dopo un decennio, a causa anche di partite straordinarie (Iva auto e Tav), sfonda il muro del 50% del Pil: in altre parole gli italiani devono spendere la metà di quanto producono in un anno solo per fare funzionare la «cosa pubblica». l’istituto ha fornito le proiezioni su un eventuale taglio dell’Ici che riguarderebbe una platea di oltre 17 milioni di famiglie. Un taglio che il governo – dice il ministro dell’Economia, Tommaso Padoa-Schioppa durante la tavola rotonda dell’Udeur «condivide» tanto che è indicato nero su bianco nel Dpef. Ma proprio questo punto non piace ai Comuni che contestano il Documento. L’Anci si dice poco convinta che il taglio Ici non abbia ricadute negative sui bilanci comunali, e chiede al Parlamento uno «sforzo di fantasia». I Comuni lamentano un crescente peso del costo dei servizi. Il ministro dell’Economia, dal canto suo, ha auspicato oggi che si possa arrivare «entro l’estate» ad una revisione del Patto di Stabilità interno da accogliere poi nella Finanziaria.

            Per quanto riguarda la situazione del Paese l’Istat ricorda intanto che la crescita del Pil già acquisita nel primo trimestre di quest’anno è pari all’1,4% e per raggiungere un incremento medio annuo del 2%, come indicato dal documento, servirebbe «un’evoluzione caratterizzata da un tasso di incremento congiunturale medio dello 0,4% per i rimanenti trimestri dell’anno». Il risultato previsto – ha spiegato il presidente, Luigi Biggeri – «corrisponde al proseguire di un’espansione ciclica di intensità moderata, in media lievemente inferiore a quella dell’ultimo anno».

            La bestia nera resta la spesa. che «per la prima volta dopo un decennio» l’anno scorso ha superato quota 50% del Pil attestandosi al 50,5% contro il 48,6% del 2005. Un risultato su cui hanno pesato anche uscite straordinarie per 29,7 miliardi legate ai rimborsi Iva sulle auto aziendali e il debito che si è accollato lo Stato per la Tav. Senza questi oneri straordinari l’indebitamento netto sarebbe stato pari al 2,4% del Pil con una spesa al 48,5% del Pil. Ma al di là delle cifre macro che l’Istat conferma il ‘focus’ dell’istituto è soprattutto sulle «emergenze» sociali. Innanzitutto la casa: un bene ancora difficile soprattutto per le famiglie di giovani (sotto i 35 anni) su cui il Governo ha annunciato un intervento. Il taglio all’Ici potrebbe coinvolgere una platea di 17,3 milioni di famiglie, e gli sgravi sugli affitti 4,2 milioni di nuclei familiari.

            Intanto sul documento si abbatte anche il parere negativo della commissione ambiente sull’allegato infrastrutture. Per Paolo Cacciari (Prc), Grazia Francescato (Verdi), Angelo Lomaglio (Sinistra democratica), Giacomo De Angelis (Pdci), e Lello di Gioia (Sdi), la commissione ha rilevato che nell’allegato non c’è «una scelta selettiva delle priorità infrastrutturale, limitandosi a prendere atto dello stato di avanzamento progettuale e finanziario delle opere». b. di g.