Spesa più povera e meno frequente

11/10/2005
    martedì 11 ottobre 2005

    Pagina 36 – Economia

    I dati di Federdistribuzione su iper e supermercati.
    Lo scontrino medio scende a 33,3 euro. La quota delle promozioni sale al 23%

      Spesa più povera e meno frequente

        La crisi dei consumi coinvolge ora anche la grande distribuzione

          ROMA – La crisi è arrivata al carrello: il crollo dei consumi non riguarda solo le piccole botteghe di quartiere, ma anche gli iper e i supermercati. Fino a poco fa la dimensione e la possibilità di contenere i prezzi consentivano alla grande distribuzione di arginare il fenomeno, ma ormai ciò non succede più. Proprio nel momento in cui la quota di mercato del settore raggiunge il 51,5 per cento (pur restando di gran lunga inferiore a quella di Spagna e Francia e pur resistendo il forte divario di presenza fra Nord e Sud del paese) iper e supermercati fanno i conti con uno «stop» dei consumi che incide sui fatturati.

          L´ultimo quadro Istat sulle vendite al dettaglio ha lanciato l´allarme: rispetto allo scorso anno (dati di luglio) negli iper e supermercati le vendite sono calate dell´1,7 per cento, colpendo soprattutto il settore alimentare.

          Federdistribuzione – l´associazione che fa capo ai «grandi» – ha indagato fra le maglie della crisi scoprendo che in questi ultimi mesi i consumatori fanno la spesa più raramente e spendendo di meno. Lo scontrino medio è passato dai 33,6 euro del 2004 ai 33,3 del primo semestre 2005. La frequenza dell´acquisto si è allungata: nel 2001 si andava a far la spesa al supermercato ogni 4,7 giorni, ora si preferisce tirare un po´ più a lungo riempiendo il frigo ogni 5,2 giorni.

          E tutto questo nonostante la grande distribuzione abbia fatto massiccio ricorso alle promozioni, strumento che i gestori vorrebbero molto più flessibile rispetto alle attuali norme regionali che lo regolano con vincoli riguardanti il numero, la durata e la modalità di effettuazione (in Sicilia, per esempio, dove la grande distribuzione langue, è possibile solo tre volte all´anno per un massimo di 21 giorni).

          Se nel 2001 la quota di vendite realizzate in «offerta» si aggirava sul 18,8 per cento del totale ora il tetto viaggia su una media di oltre il 23 per cento. Una tendenza che ha avuto ripercussioni anche in termini di entrate: considerando solo la spesa alimentare – infatti – il fatturato è passato dai 107,4 miliardi del 2003 ai 106,5 del 2004 (nel «no-food» dove la quota di mercato coperta dalla grande distribuzione è minima – 14,7 per cento – vi è stato invece un incremento di 1 miliardo circa).

          A cambiare le abitudini della spesa – conclude l´analisi – è stato il consumatore stesso, diventato «più razionale, più esigente, critico, nomade e più consapevole». La scelta fatta privilegia più sempre più spesso il prezzo e il prodotto di marca viene acquistato prevalentemente quando in promozione. In un clima di sfiducia che, secondo Federdistribuzione, ha visto nell´attacco alle Torri gemelle sono l´avvio di una tendenza in costante peggioramento.

            (l.gr.)