Spesa online, carrelli vuoti

21/12/2005

      Lunedì 19 dicembre 2005

    Fenomeno eCommerce

      Spesa online, carrelli vuoti

        Chiudono i siti dei supermarket virtuali. Non funzionano: manca il sociale

        FRANCESCO MARGIOCCO

          Con «rammarico comunichiamo che l’attività di Iovorrei cessa definitivamente». Così Iovorrei, il punto vendita online di Sma-Auchan, gruppo LaRinascente, annuncia dal proprio sito la propria fine, ed è soltanto uno dei fallimenti che punteggiano la storia dell’eCommerce. A Genova c’erano tre supermercati elettronici, ne è rimasto uno solo. In molte altre zone d’Italia i negozi digitali di Esselunga hanno chiuso, mentre quelli di Coop hanno lasciato, oltre a Genova, Milano.

          Di questi e altri casi si è interessato di recente il nuovo mensile Vision , concludendo che questi esperimenti non sono riusciti a creare un canale alternativo alla spesa tradizionale. Forse il fallimento è dovuto anche all’uso un po’ riduttivo di Internet, come semplice negozio, lontano da quello di eBay che invece ne approfitta per costruire la più grande asta del mondo.

          L’interattività contraddistingue non soltanto eBay ma il nuovo Internet, detto Web 2.0 e pieno di social software . Sono programmi che permettono di comunicare nell’ambito di un gruppo di persone e il caso più famoso è il blog, diario virtuale che si nutre non soltanto delle parole del suo autore ma anche dei commenti lasciati dai passanti. In America hanno successo anche Del.icio.us, la guida ai contenuti online fatta con i bookmark, i siti preferiti, condivisi dai suoi molti utenti, o MySpace.com, dove circa 21 milioni di persone passano ogni mese più di un’ora al giorno per scambiarsi pensieri, foto e musica.

          I social software sono in genere gratis, ma all’orizzonte si intravede il nuovo business che consiste nell’amministrare ogni aspetto della nostra vita digitale: dalle chiacchiere al lavoro di gruppo. La nuova sfida tra i grandi portali come Google e Yahoo è offrire il maggior numero possibile di servizi, per legare a sé gli utenti.

          Ci stanno riuscendo bene entrambi, con un punto in più per Google che con Adsense ha creato una portentosa macchina per la raccolta pubblicitaria. Chiunque, anche l’ultimo dei blog, può iscriversi gratis ad Adsense. Riceverà alcuni brevi annunci, in genere coerenti con i suoi interessi – se, per esempio, il blog parla di pesci, saranno annunci su nuove canne da pesca – e non invasivi come i banner ma disposti in un angolo della pagina, sotto la scritta «Annunci Gooooogle».

          Ogni volta che qualcuno fa clic su una di quelle pubblicità, Google guadagna e dà al blog una percentuale. Un motivo in più per aprire un sito, e contribuire al progresso di Internet.