Spero che una nuova legge ristabilisca i principi violati, Rossi: rispetto la Consulta ma così si schiacciano i piccoli

07/01/2013

Firenze. SECONDA Befana «a bandoni aperti» dal varo del decreto SalvaItalia (dicembre 2011), alias legge sulle lib eralizzazioni, alias deregulation, oppure «bomba libera tutti», «giungla», «regalo agli animalspirits del mercato», a seconda dei punti divista. Con i primi effetti strutturali sull`organizzazione degli orari della
grande distribuzione (vedi articolo a pagina II). Ma c`è chi non demorde. «La nostra speranza» dice il governatore della Regione Toscana Enrico Rossi, che ha espresso solidarietà al presidio anti-deregulation organizzato per oggi sotto i Gigli da Cgil, Cisl, Uil, e dalle associazioni Tilt, Alp e Domenica Libera, «è che, con il prossimo governo, una nuova legge ristabilisca alcuni principi violati dal Salvaltalia».
Governatore, non vi è bastato che la corte Costituzionale abbia respinto il vostro ricorso contro le nuove liberalizzazioni?
«Le sentenze della Corte si ripettano ma noi restiamo convinti che per questa strada, senza correttivi, non si vada da nessuna parte. Effetti positivi di questo genere di liberalizzazioni
sull`economia, come sperava il governo Monti, non se ne sono visti, e, anzi, i piccoli ne sono stati ulteriormente schiacciati, in aggiunta alla crisi economica».

Non crede che proprio la crisi debba suggerire cautela nel imputare colpe alle liberalizzazioni? «La situazione economica conta, naturalmente, e tuttavia è evidente, dietro il Salvaltalia, un pensiero preciso: che lo strumento principe della crescita economia sarebbe la totale liberalizzazione del mercato. Noi non la pensiamo così e i dati, sia quelli economici, che quelli relativi alla tutela dei diritti dei lavoratori, ci danno ragione».
Lei ha sempre posto anche la questione del rispetto delle festività e della tutela del tempo libero da non riservare all`acquisto. Ma non ritiene che sia materia da lasciare alla libera scelta dei cittadini, anziché oggetto di una legge?
«La tutela del valore identitario di alcune feste nazionali, religiose e laiche, che fanno parte della storia e della tradizione di un paese, esiste in molti paesi, e secondo noi è del tutto ragionevole. Non esiste solo il consumatore, ma anche il cittadino, che va messo in grado di conciliare il tempo libero con quello del lavoro e del consumo».
Non le sembra che sia ormai il mercato stesso a richiedere meno vincoli agli orari?
La società è molto cambiata, e anche i centri commerciali naturali, fatti di piccoli esercizi consociati, vanno in questa direzione. «Non sempre il mercato può e deve autoregolarsi, gli esiti
economici della libertà di fare ciò che si vuole, così come quelli relativi alla qualità del lavoro, non sono sempre i migliori. I piccoli negozi, in realtà, stanno già risentendo dell`aggressività della grande distribuzione in- coraggiata dal SalvaItalia. E perfino fra i grandi supermercati ce ne sono molti che dichiarano apertamente di non essere interessati alle aperture indiscriminate, perché economicamente non convenienti».

Se si riferisce alla Coop, l`unica a favore delle festività, oggi, giorno della Befana, terrà aperti alcuni suoi supermercati. Non sembra, insomma, che si tratti di valori proprio non
negoziabili…
«Non è di questo, infatti, che si tratta, ma di tornare a dare valore a uno strumento che in passato ha consentito di governare con equilibrio le esigenze di imprese, lavoratori, consumatori, con la mediazione di istituzioni e sindacati. In una parola, alla concertazione, che invece il SalvaItalia ha bandito autorizzando il bomba libera tutti. E` in quella sede che si potranno contemperare le varie istanze, negoziando, appunto, cioè a cui si può, o non si può, rinunciare. Ma senza un appoggio legislativo tutto questo sarà molto difficile».