S&P pronta ad abbassare il rating di Roma

15/01/2003




Mercoledí 15 Gennaio 2003
I NODI DELLA CRESCITA
S&P pronta ad abbassare il rating di Roma

Nel mirino l’effetto cartolarizzazioni: monito anche agli Enti locali – Il Tesoro: le securitization incidono sul debito


ROMA – I guai sono come le ciliege, di questi tempi, per le finanze pubbliche italiane: arrivano in coppia. Dopo aver bocciato cartolarizzazioni e una tantum, abusate dall’Italia «che sistematicamente, anno dopo anno, le ha utilizzate come strumento principale per correggere il deficit strutturale», l’agenzia di rating Standard & Poor’s rivedrà nei prossimi giorni la pagella sul merito di credito dell’Italia. Il verdetto di S&P, alla luce della severità dei giudizi sulle entrate straordinarie e delle critiche sull’assenza di misure strutturali per controbilanciare il taglio delle tasse, rischia di stonare con le note ottimistiche del Governo Berlusconi. Standard & Poor’s infatti ha messo le mani avanti su Regioni e Comuni, avvertendo che l’uso improprio delle cartolarizzazioni può avere impatto negativo sul rating. Nel rapporto sulla securitization in Italia ha inoltre ammonito, sia pur se in senso lato, che la vendita di asset può provocare una riduzione della qualità del credito di un emittente di debito. L’Economia ha replicato ieri stesso alle osservazioni di S&P, schierandosi dalla stessa parte dei suoi critici. «L’analisi contenuta nel rapporto osserva che le misure una tantum introdotte dalla Repubblica sin da 1999 non possono sostituire le correzioni strutturali del deficit ma devono concorrere alla riduzione del debito – puntualizza un comunicato – l’osservazione è ovviamente corretta». Via XX Settembre poi aggiunge che questo è quanto è stato fatto. Almeno del 2002. L’anno scorso, «oltre il 75% del volume delle operazioni realizzate sulle stato patrimoniale è andato a ridurre il debito senza transitare per il deficit». Resta da vedere se questa replica, associata al fatto che in base ai principi contabili di Eurostat il rapporto debito/Pil sta migliorando e quello su deficit/Pil è ben sotto la soglia del 3%, sarà sufficiente per ottenere la conferma delle prospettive "stabili" del rating "AA" di S&P. La prassi vuole che Standard & Poor’s comunichi annualmente al mercato, alla comunità finanziaria, se la sua posizione nei confronti di uno Stato sovrano è confermata oppure è cambiata. Nel caso dell’Italia, questo appuntamento era atteso a fine 2002, tra settembre e novembre. Ma gli esperti del credito di questa agenzia sono rimasti in attesa di sviluppi: forse si attendevano una Finanziaria 2003 con qualche misura strutturale in più e qualche una tantum in meno. I tempi per comunicare l’esito della revisione del rating dell’Italia sono adesso maturi. La posizione di S&P sul ricorso alle misure straordinarie nella finanza pubblica non è però negativa a tutto tondo. Nel caso dei Comuni di Torino e Genova, come ha sottolineato ieri Raffaele Carnevale, «un’allocazione appropriata delle entrate una tantum ha avuto un impatto positivo sul rating». Torino per esempio ha venduto lo stadio e con l’incasso ha finanziato investimenti, ha contenuto il ricorso a nuovo debito e intanto ha aumentato le tasse. Questa politica virtuosa ha migliorato l’outlook da negativo a stabile. Genova ha venduto immobili per abbattere il debito: così ha evitato una retrocessione. Il tono di S&P sulle una tantum dell’Italia, usate «sistematicamente per correggere il deficit in sostituzione di misure strutturali indispensabili mentre si tagliano le tasse», come rilevava ieri Luc Marchand, non appare così accondiscendente come per Torino e Genova. ISABELLA BUFACCHI