Sotto l’albero, poche auto e niente lusso

12/11/2002




          11 novembre 2002

          ECONOMIA – CONSUMI

            Sotto l’albero, poche auto e niente lusso

            Consumi di Natale – L’inflazione da euro,
            la crisi economica e l’effetto povertà andranno
            a colpire soprattutto i beni durevoli


            Sui regali di Babbo Natale quest’anno peserà la percezione dell’inflazione da euro, il deterioramento dell’economia e l’effetto povertà non del tutto dissolto dal rimbalzo delle Borse e dalla crescita della bolla immobiliare. Secondo gli economisti, a farne le spese saranno in particolare i beni più costosi, cioè quelli durevoli come automobili, arredamenti, elettrodomestici e prodotti di lusso. In misura minore i beni semidurevoli, come l’abbigliamento e gli accessori, mentre rimarranno sostanzialmente stabili i prodotti del largo consumo. Il mancato taglio dei tassi europei non favorirà la ripresa della domanda «e quando si manifesterà in Europa – osserva Paolo Guida, economista di Ubm – sarà merito dell’export. Negli Stati Uniti, invece, il recente calo dei tassi permetterà, fra l’altro, di rinegoziare i mutui e liberare reddito per sostenere i consumi. In attesa della ripresa generale e della crescita degli occupati». «La domanda delle famiglie italiane – sostiene Lorenzo Cella, economista di Cofiri Sim – è molto legata alle aspettative d’inflazione: quella "percepita" piuttosto che quella "reale". E indubbiamente i rincari indotti dall’euro penalizzano seriamente il clima di fiducia. Lo spettro della crescita zero è piuttosto concreto e solo l’anno prossimo potrà risalire intorno all’1,5%, grazie alla spinta dei tagli fiscali». Sempre che non si producano altre complicazioni: «Tutti gli indici – continua Cella – segnalano un deterioramento del quadro economico: con la Germania, che vale un terzo della domanda europea, che non tira e una situazione occupazionale interna che preoccupa, dalla crisi Fiat ai tagli nel settore bancario, è difficile attendersi a breve una svolta. Anzi, c’è il pericolo di un ritorno della disoccupazione: di solito si manifesta in ritardo rispetto all’evoluzione del ciclo. Resto ottimista, ma molto dipende dalla flessibilità del mercato del lavoro». Prometeia-IntesaBci prevede una ripresa sostenuta soltanto a partire dal 2004 (+2,4% i consumi delle famiglie, a prezzi costanti), mentre quest’anno dovrebbe far registrare una leggera contrazione (-0,3%) e nel 2003 un’inversione di marcia (+1,4%). «Lo shopping di fine anno – sostiene Fabrizio Guelpa, economista di IntesaBci – pesa sui consumi, ma oggi non ci sono motivazioni univoche in grado di spingere la domanda: l’effetto ricchezza indotto dalla bolla immobiliare contrasta con le incertezze derivanti dalle avvisaglie di guerra in Irak, più insistenti dopo la vittoria elettorale di Bush». Lo "sgonfiarsi" della bolla immobiliare potrebbe eliminare un altro sostegno ai consumi, «tuttavia – aggiunge Guelpa – esiste ancora un margine di crescita: il rapporto tra prezzo delle abitazioni e reddito disponibile è relativamente distante dal picco del ’92». Quanto alla possibilità di crescita della disoccupazione, Guelpa la ritiene, al momento, abbastanza remota, mentre sul fronte dell’inflazione percepita «al di là delle sensazioni ci sono beni, come quelli elettronici,cheregistrano prezzi in netto calo. Si parla d’inflazione, ma starei attento alla deflazione». «In verità – conclude Nicolò Nunziata, gestore di Banca Profilo – finchè non si chiarirà il quadro macroeconomico i consumi procederanno con il freno tirato. E resta la percezione del caro-euro, che penalizzerà soprattutto i beni voluttuari. Un’ottima giustificazione per rinviare l’acquisto o per scegliere soltanto chi abbassa i prezzi».
            E.Sc.