Sotto il 50% il tasso di occupazione nel Sud

19/04/2006
    mercoled� 19 aprile 2006

    Pagina 14 – Economia & Lavoro

    Sotto il 50% il tasso di occupazione nel Sud

    A livello nazionale siamo sei punti sotto la media europea. Crescono le rinunce a cercare lavoro

    Milano

    I TASSI Il tasso di disoccupazione italiano si attesta al 7,7%, mentre il tasso di occupazione resta al 57,5%, invariato rispetto al 2004 e di oltre sei punti inferiore alla media europea: � in questo apparente paradosso la fotografia del mercato del lavoro italiano con meno di sei persone su dieci tra i 15 e i 64 anni che lavorano e sempre pi� persone che escono dal mercato convinte di non poter trovare impiego.

      La rilevazione dell’Istat sulle forze di lavoro in Italia nel 2005 ci consegna un Paese ancora spaccato in due con un Nord con tassi di occupazione pi� alti della media europea e un Mezzogiorno che arranca su livelli di occupazione inferiori al 50% nella fascia tra i 15 e i 64 anni. In particolare nelle regioni meridionali sono bassi i tassi di occupazione femminile con appena una donna su quattro (il 26,8%) in et� da lavoro con un’occupazione in Puglia e il 27,9% in Campania, meno della met� delle percentuali di occupazione femminile in Emilia Romagna (60%), Val D’Aosta (57,9%), Trentino (56,8%) e Lombardia (55,5%).

        Se nella media nazionale il tasso di disoccupazione � diminuito nel 2005 di tre decimi di punto (attestandosi al 7,7%) i divari territoriali restano molto ampi. A fronte della media nazionale del 7,7% in Sicilia il tasso dei senza lavoro ha raggiunto nell’anno il 16,2% (14,9% in Campania), mentre Emilia Romagna, Val D’Aosta e Trentino sono sotto il 4% (la Lombardia � al 4,1%). E anche sul tasso di disoccupazione l’Istat segnala che rispetto al 2004 la rilevazione presenta �modesti cambiamenti� con i tassi di senza lavoro pi� alti localizzati in Sicilia, Campania e Puglia e i pi� bassi concentrati nelle stesse regioni (Lombardia, Emilia Romagna, Val D’Aosta e Trentino).

          I dati forniti dall’Istat confermano, per la Cgil, come il ciclo positivo iniziato nella seconda met� degli anni ’90 sia esaurito. �� necessario ora adottare nuove strategie – dice il segretario confederale Fulvio Fammoni – Nonostante l’aumento delle quote di precariet� e di elusione contrattuale (crescita dei contratti a termine (+ 6,4%) e nessuna trasformazione dei co.co.co in lavoro subordinato (fermi a quota 1 milione e 200 mila) continua l’effetto “scoraggiamento” per cui migliaia di persone rinunciano a cercare un’occupazione. E, dunque, il tasso di disoccupazione cala perch� diminuisce la popolazione di attivi su cui si calcola il tasso stesso, e aumentano gli inattivi�.