Sotto accusa l’acquisto Longoni

18/02/2005

    venerdì 18 febbraio 2005

    GIACOMELLI
    Intrapresa un’azione civile contro i 77 milioni di euro pagati per un’azienda in difficoltà
    Sotto accusa l’acquisto Longoni

      Venduta la Giacomelli. Ieri i commissari straordinari, Elio Blasio, Guido Tronconi e Antonio Bertani, hanno firmato la cessione della Giacomelli per un milione di euro alla società creata ad hoc e formata per il 50 per cento dalla milanese Banca Profilo e da Camuzzi International, gruppo piacentino controllato da Garilli e Januzzelli. Un prezzo stracciato per portare a casa Giacomelli Sport, 562 dipendenti (di cui 131 in cassa integrazione) con l’impegno non licenziare nessuno per i prossimi due anni nei 49 punti vendita e Giacomellisport. com. L’impegno della nuova società è di investire 10 volte tanto nell’azienda nei prossimi 10 anni.

      L’obiettivo della Prodi Bis, hanno spiegato in più occasioni i commissari straordinari non mira all’incasso, ma alla salvaguardia delle aziende e dei posti di lavoro.

      I commissari, ceduta anche la Giacomelli Sport, ora dovranno passare a gestire la fase più propriamente fallimentare.

      Sicuramente sarà una fase lunga e complessa. Una delle azioni principali, da cui i commissari sperano di portare a casa dei capitali, è un’azione civile, promossa in questi giorni davanti al tribunale di Rimini. E’ la richiesta di revoca della vendita della Longoni, pagata nel 2002 dalla Giacomelli, già in cattive acque, qualcosa come 77 milioni di euro. I commissari, attraverso lo studio legale milanese Franzoso Dal Negro e l’avvocato riminese Rodolfo Cicchetti, hanno chiesto la revoca di quella vendita e la restituzione delle somme. La Longoni Sport infatti venne pagata 77 milioni di euro, ma in realtà aveva un buco di 110 milioni di euro. Va da sè che non si trattava certamente di un affare e che questo ha sicuramente dato un grosso contributo al crac da 500 milioni di euro della Giacomelli. I soldi della Longoni andarono per la maggior parte ad una società con sede a Londra e per il resto in parte a gruppi italiani e in parte francesi e lussemburghesi.

      Su questa vicenda i Giacomelli avrebbero anche presentato una denuncia penale per truffa contro i soggetti con cui trattarono l’acquisto della Longoni.

      Intanto proprio l’altro ieri l’onorevole diessino Sergio Gambini aveva chiesto chiarezza al ministro di Giustizia relativmente alle vicende di grandi aziende in crisi. Riprendendo le rivelazioni di un settimanale, il parlamentare faceva riferimento ad una lettera di un alto dirigente del ministero delle attività produttive dove si legge che in molti casi «l’azione dei commissari si dirige non già al rilancio dell’azienda ma semplicemente al tentativo di venderla».

      Intanto l’ultimo atto della vicenda giudiziaria per la quale i finanzieri del primo Gruppo Verifiche Speciali stanno tutt’ora indagando sulle ipotesi di associazione a delinquere, bancarotta fraudolenta, false fatturazioni, ha visto il pronunciamento della Cassazione favorevole a Gabriella Spada. La donna non andava arrestata, non c’è prova che abbia avuto parte attiva nel crac.

      lo.la.