Sostegno alle imprese e minor tutela agli addetti – di Alfredo Recanatesi

18/03/2002
La Stampa web





(Del 18/3/2002 Sezione: Economia Pag. 19)
MERCATO DEL LAVORO, GLI EFFETTI DELLA RIFORMA
Sostegno alle imprese e minor tutela agli addetti
Alfredo Recanatesi

E´ un´ovvietà sostenere che con la riforma del mercato del lavoro varata dal governo l´occupazione aumenterà. Il mercato del lavoro, infatti, ha un suo grado di elasticità a motivo del quale la domanda e l´offerta sono reattive alle variazioni delle condizioni che ne regolano l´incontro. La domanda di lavoro, di conseguenza, cresce se le condizioni alle quali può essere soddisfatta diventano più favorevoli. E poiché la riforma riduce le tutele dei lavoratori cosiddetti a tempo indeterminato per accrescere la libertà dei datori di lavoro di poterli licenziare sostituendo la giusta causa con un indennizzo monetario, è ovvio che le assunzioni ne risulteranno favorite. La questione della riforma, almeno così come la Confindustria di D´Amato l´ha reclamata e così come il governo l´ha eseguita, non può essere, dunque, su questo punto.

Esito positivo

Messa in questi termini, è impossibile che la sperimentazione possa avere un esito negativo. Il governo si è impegnato a fornire dati periodici e puntuali sull´esito della sperimentazione, ma è già tutto scontato. L´occupazione, infatti, aumenterà sia in forza della già richiamata elasticità del mercato del lavoro, sia soprattutto perché la ripresa è già avviata ed è cominciato un ciclo espansivo dell´attività economica che per l´Italia si prospetta particolarmente sostenuto. Ma quale sarà l´aumento dell´occupazione dovuto alla riforma nessuno potrà dirlo: secondo logica, l´effetto quantitativo sarà marginale, sia perché l´emersione dal sommerso sta dando risultati deludenti che dimostrano l´esistenza di ben altri motivi di sommersione, sia perché la crescita delle aziende oltre i 15 dipendenti è inibita dallo statuto dei lavoratori e in particolare dalla costituzione dalle rappresentanze sindacali interne, sia infine perché la trasformazione dei contratti a termine in contratti a tempo indeterminato è solo formale se poi il datore di lavoro un termine può porlo a proprio piacimento. In ogni caso, piccoli o grandi che saranno, i numeri non potranno offrire alcuna certezza. Ridurre tutto al numero dei posti di lavoro è fuorviante, inoltre, perché convoglia l´attenzione su una questione mal posta. Non c´è nessun problema, anche grave come quello della disoccupazione, per il quale una possibile soluzione non debba essere valutata per quello che costa. La soluzione chiesta dalla Confindustria di D´Amato e fornita dal governo un costo ce l´ha, è molto alto, e non è affatto detto che sia inferiore ai vantaggi oggettivi che potrà presumibilmente fornire. C´è una questione di diritti sulla cui difesa l´intero mondo del lavoro, compreso il sindacato della destra, si è ritrovato e sulla quale in questa sede non c´è bisogno di aggiungere alcunché. Ma c´è anche una questione di politica economica alla quale abbiamo già accennato in altra occasione e che conviene riprendere quando si tratti di valutare costi e benefici dell´iniziativa governativa. Nell´immediato, c´è un costo evidente nella tensione sociale che già si delinea non indifferente anche per le conseguenze che può avere, prima e dopo le grandi manifestazioni annunciate, sull´intero sistema delle relazioni sociali. In prospettiva, poi, la riduzione degli standard di tutela dei lavoratori senza alcuna compensazione costituisce una ratifica della difficoltà delle imprese nel sostenere altrimenti, ossia senza sostegni esterni, i livelli di benessere materiale e di protezione sociale che l´Italia ha raggiunto. Quanto più questa difficoltà viene compensata ? e già lo è, ad esempio con un costo del lavoro più basso rispetto agli altri grandi paesi europei ?, tanto più le imprese tenderanno a consolidarla e non mancherà a ripresentarsi come esigenza di ulteriori s
ostegni e compensazioni.

Crescita modesta

La storia di questi ultimi anni non è stata avara di aspetti favorevoli alle imprese: costo del lavoro, produttività, tassi di interesse, pressione fiscale, incentivi agli investimenti, flessibilità dei rapporti di lavoro sono tutti aspetti del corposo miglioramento delle condizioni operative del quale le imprese hanno beneficiato negli ultimi anni. Ciò nondimeno, la crescita è stata modesta, l´occupazione è aumentata soprattutto nelle forme precarie, i redditi da lavoro sono cresciuti poco, i profitti delle imprese sono cresciuti molto. Per quel che attiene l´armonizzazione delle condizioni operative con il resto dell´Europa ? fiscalità, costo del denaro, mercato finanziario ? era una strada che senza dubbio doveva essere percorsa, ma per il resto questa politica ha concorso a indebolire piuttosto che a rafforzare il sistema produttivo, il quale ha perso posizioni nella produzione dei prodotti innovativi, è regredito nella ricerca, ha perso quote del mercato internazionale, ha ridotto la presenza nelle produzioni a più elevato valore aggiunto.
Un sistema economico come quello italiano, che competeva con paesi come la Germania, la Francia, l´Inghilterra ora, per stessa ammissione della Confindustria, è insidiato dalla concorrenza della Romania e di altri paesi dell´Est europeo e asiatico. Questo è il risultato di indirizzi politici che ora, con l´alterazione a beneficio delle imprese degli equilibri interni alle imprese, il governo corre il rischio di rafforzare.

Alfredo Recanatesi


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