Sospesa Tributi Italia

01/12/2009

ROMA — Alla fine, atteso da centinaia di sindaci sull’orlo del dissesto finanziario, il verdetto è arrivato: sospensione dall’Albo dei riscossori. Tributi Italia, la società concessionaria accusata di essere «fuggita con la cassa » non riversando agli enti locali almeno 90 milioni di euro, da ieri non è più abilitata a incassare le imposte locali (Ici, Tarsu, Tosap) nei comuni con i quali aveva sottoscritto le relative convenzioni. Salta dunque la riscossione per conto terzi: città come Bologna, Bari, Cagliari e Bergamo, oltre a una miriade di comuni dal Piemonte alla Sicilia, dal Lazio alla Puglia, tornano a gestire direttamente le imposte, e fin da oggi dovranno attrezzare adeguatamente i propri uffici. L’ affaire «riscossioni facili» era partito da una denuncia a Nettuno (Roma): le successive indagini della Guardia di finanza hanno portato, lo scorso aprile, all’arresto per peculato di Giuseppe Saggese, il patron di Tributi Italia, creatore di un sistema «a scatole cinesi» che nell’ultimo decennio gli ha consentito di avere rapporti (spuntando aggi molto alti, fino al 30%) con oltre 500 amministrazioni. È stata la commissione sul Federalismo fiscale, riunita ieri presso il ministero dell’Economia, a decidere la sospensione «con divieto di incasso» di Tributi Italia. Molti per la verità – a cominciare dai deputati della VI commissione Finanze della Camera, che giovedì scorso hanno approvato una risoluzione bipartisan molto dura contro il «grande gabelliere» si aspettavano la cancellazione immediata. Ma ha prevalso una soluzione intermedia, in vista della prossima riunione del 9 dicembre. Il sindaco di Torino Sergio Chiamparino, nella sua veste di presidente dell’Anci, ha intanto chiesto al governo l’apertura di un tavolo tecnico che dia garanzie sul risarcimento dei municipi. In cima alla graduatoria dei 135 comuni che hanno documentato il «dissesto» per un ammanco totale di 89 milioni, ci sono due città laziali: Pomezia (21,4 milioni) e Aprilia (20). Bari è al quinto posto (2,22 milioni), Bergamo al sesto (2,2), Bologna al nono (1,8). Ma la lista è destinata ad allungarsi. Così come, sussurra qualcuno, non sono escluse contromosse a sorpresa di Tributi Italia, che tra i suoi avvocati ha ingaggiato anche Niccolò Ghedini.