Sos Telefono azzurro Il call center di Palermo lascia a casa 25 operatori

20/01/2010

Il Telefono Azzurro manda a casa 25 dipendenti. Succede al call center palermitano della onlus che da vent’anni fornisce un servizio di assistenza a bambini in difficoltà anche gravi.
Secondo la denuncia partita dalla Filcams-Cgil, ai 25dipendenti – un uomo e 24 donne, professionisti in servizio da quattro anni su turni h24 – non sono stati rinnovati i contratti scaduti il 31 dicembre. Psicologi, assistenti sociali e psicoterapeuti, sarebbero stati rimpiazzati dai volontari del servizio civile: ragazzi che da ottobre collaborano con la struttura siciliana, per la quale filtrano le chiamate in arrivo (per evitare errori e non intasare le linee) e che sono pagati – come volontari – dal ministero dell’Interno.
FONDI
Alla base della decisione del Telefono Azzurro ci sarebbe in primo luogo l’esigenza di tagliare gli alti costi del servizio. «L’associazione lamenta la mancanza di fondi», scrive in una nota la Filcams. Eppure, continua la sigla, a dicembre scorso la onlus si è vista prorogare dal ministero delle Pari opportunità il contratto per il servizio di assistenza telefonica fino al prossimo trenta aprile, per un valore di 400mila euro. Non solo. Vista la qualità del servizio, è sempre il sindacato a ricordarlo, il telefono Azzurro aveva ricevuto un contributo dalla Commissione europea per collaborare al progetto «116000 bambini scomparsi». Un servizio, tra l’altro, prontamente attivato anche per la risoluzione del recente caso della diciassettenne pakistana sequestrata a Fano dal padre.
Tornando agli aiuti, la Filcams ricorda anche la donazione di due milioni di euro fatta al Telefono Azzurro dal sultano dell’Oman appena un anno fa. «Quale sia quindi la reale motivazione che ha portato a lasciare a casa i lavoratori» i rappresentanti dei lavoratori non se lo spiegano. Certo è che 25 professionisti vengono sostituiti con giovani «sicuramente volenterosi ma senza formazione specifica».
L’associazione risponde che la scelta di non rinnovare i contratti – non si tratta di licenziamenti, precisano – è dettata dall’incertezza sull’esito del prossimo bando per il servizio di assistenza telefonica, nonostante la proroga concessa dal ministero fino ad aprile. Il servizio – dicono al Telefono Azzurro – ha degli alti costi di gestione che ci costringono ad operare dei tagli.
«Oltre al licenziamento, e quindi la mancanza di una retribuzione che mette in crisi molti di noi», ha raccontato una dei 25 dipendenti palermitani, «mi rammarica il fatto che il nostro lavoro sia stato affidato a persone senza una grossa preparazione, che vengono caricate di una responsabilità che non dovrebbero avere, con il rischio che ci siano pesanti conseguenza sui bambini in difficoltà».