Sorpresa, gli italiani si scoprono superlavoratori

15/07/2002


(Del 13/7/2002 Sezione: Economia Pag. 16)
Sorpresa, gli italiani si scoprono superlavoratori
VOGLIA di lavorare saltami addosso», si diceva una volta. Adesso non è più il caso. Gli italiani sembrano travolti da un´ondata di stakanovismo. Hanno il record europeo del lavoro al sabato e sempre più numerosi sforano il tetto delle 40 ore settimanali. Così, almeno, secondo due ricerche di Eurostat e di Eurispes rese note ieri. C´è da scherzarci sopra? Nella maggior parte dei casi, no: il problema di fondo, serissimo – e in molti casi drammatico – è che il lavoro si fa più precario (sommerso, autonomo, interinale e via aggettivando) e sollecita o impone una più lunga fatica per cercare di conservarselo. Ma in molti altri casi questo fenomeno del superlavoro non trova una spiegazione plausibile: c´è un mucchio di gente con tanto di posto fisso, quindi (ragionevolmente) non a rischio, e che pure fa sempre più ore, le quali spesso non vengono nemmeno pagate in straordinario, quindi sono regalate alle aziende. Perché questi italiani fanno così?
Alcuni sociologi ipotizzano un inconfessato disagio nei confronti del tempo libero e della famiglia, un fastidio nel tornare a casa dalla moglie o dai figli, o anche, più maliziosamente, l´esistenza di nicchie nelle quali non si fa granché, per cui prolungare l´orario di lavoro fra una chiacchiera, una telefonata, una «chattata» via e-mail o una puntatina al bar interno costituiscono un relax persino più piacevole che lasciare l´ufficio anzitempo. E´ come se il tempo di lavoro e il tempo libero si invadessero a vicenda: persone che già lavorano moltissimo sono costrette a stressarsi anche nel teorico tempo libero (complice pure la reperibilità 24 ore su 24 data dal telefonino) mentre chi fa poco o nulla ha piacere a continuare a farlo stando seduto sempre più ore alla scrivania.
I dati. Secondo l´Eurostat, che è l´istituto europeo di statistica, gli italiani di sesso maschile che lavorano regolarmente di sabato sono il 28,7% contro una media europea del 21,3%. Fra le donne si sale al 31,7% contro il 24,2%. Invece resta sacra la domenica (non considerando determinate categorie come ristoratori o medici o giornalisti) a causa del veto della Chiesa e del «no» al referendum che proponeva l´apertura dei negozi sette giorni su sette.
La seconda ricerca, quella dell´Eurispes, segnala invece che ci sono 6 milioni e 600 mila italiani (numero in crescita) che lavorano più di 40 ore a settimana. Ben 2,4 milioni sono nel «sommerso» (su 3,5 milioni), altri 2,7 milioni sono gli autonomi (su 6,7 milioni) e altissima è la quota dei dirigenti (200 mila su 300 mila); ma c´è anche un milione e mezzo di dipendenti regolari che si danno al superlavoro forse per necessità ma forse per altri motivi. Euripes nota anche che gli assunti nel 2000 devono aspettarsi di lavorare in vita loro attorno alle 100 mila ore, invertendo un trend secolare che aveva costantemente ridotto le ore di lavoro e che nel 1972 aveva portato alcuni sociologi americani a vaticinare una vita lavorativa media di 40 mila ore. In Italia, chi si è sbilanciato di più a ipotizzare un calo delle ore di lavoro è stato Domenico De Masi. Ma l´autore del volume «L´ozio creativo» non ritiene affatto che le cifre di Eurostat e Eurispes lo smentiscano: «In Italia c´è una situazione un po´ particolare – spiega alla Stampa -. Da noi l´orario di lavoro è sempre stato dilatato, rispetto a paesi come l´America o la Germania dove c´è l´etica protestante del lavoro ma dove alle 17 gli uffici chiudono. Ho svolto una ricerca per la filiale di una multinazionale tedesca in Italia, il cui presidente tedesco era rimasto choccato, il primo giorno, nell´apprendere che la segretaria gli aveva fissato una riunione di lavoro alle 19. Dallo studio, durato alcuni mesi, risultò che i 400 dirigenti italiani lavoravano 10 ore e più al giorno, di cui però solo 4-5 di lavoro effettivo. E il resto? Ozio creativo. Il tedesco non è riuscito a cambiare la situazione ed è tornato in Germania».
Luigi Grassia