Sorpresa arriva la sanatoria fiscale

12/07/2002



12.07.2002
Sorpresa arriva la sanatoria fiscale

di 
Nedo Canetti


Giulio Tremonti e il suo vice Mario Baldassarri giurano di no, ma è evidente che gli «scostamenti» tra le cifre del primitivo Dpef (quello approvato nel recente Consiglio dei ministri e che approderà nell’area della Camera il 22 luglio) e quelle annunciate ieri sono figli delle ripetute reprimende sul nostro Paese piovute da Bruxelles. Il commissario europeo, Pedro Solbes, non molla la presa. Del nostro governo non pare fidarsi. Lo aveva fatto il giorno prima, lo ha ripetuto ieri, attraverso il suo portavoce, Gerassimos Thomas: «La nostra posizione non è cambiata: quello che ci interessa è poter esaminare i documenti, e quando sarà presentato il nuovo programma di stabilità, la qualità delle misure di aggiustamento previste dal governo italiano».
Il «nuovo» Dpef è stato presentato dal duo Tremonti-Baldassarri, in mattinata ai gruppi di maggioranza a Montecitorio e, in serata, dal titolare dell’ Economia alla commissione Bilancio: «Il Dpef incopora il Patto per l’Italia» ha sentenziato Tremonti. Il vice ministro ha annunciato che la finanziaria 2003 prevederà una manovra complessiva di circa 1 punto del Pil, pari a circa 12,5 miliardi di euro (circa 25 mila miliardi di vecchie lire). Arrivano i tagli alla sanità (al prontuario farmaceutico, si ripropongono le mutue ma private) e si pensa al taglio netto delle pensioni, come vuole Confindustria. Gli «scostamenti» riguardano il Pil per quest’anno che passa dal 3,1% all’1,3%, il tasso programmato di inflazione che aumenta dall’1,7% al 2,2%; il rapporto tra disavanzo e Pil del 2004 dall’0,5% allo 0,3% e l’indebitamento del Pil sempre per il 2004 da 100 a 99,8. Due cifre, queste ultime, che, insieme all’avvenuta scomparsa degli introiti di lotto e privatizzazioni immobiliari (le note cartolarizzazioni) sono l’evidente conseguenza dei rilievi europei. I 3 miliardi del lotto, questa la proposta, saranno spalmati sul disavanzo nei prossimi tre anni (un miliardo di euro per anno), mentre il valore della transazione effettuata, pari a 3,7 miliardi, sarà contabilizzata su quest’anno per 2 miliardi e sul 2003 per 1,7 miliardi. Ricordiamo che, bacchettando Tremonti, Eurostat ha stabilito anche gli introiti ottenuti da tali operazioni possono essere contabilizzati a vantaggio dell’indebitamento netto delle pubbliche amministrazioni soltanto al momento dell’incasso effettivo. Secondo Baldassarri, una parte della manovra 2003 è rappresentata da uno «spostamento di risorse». 7,5 miliardi di euro per la riforma fiscale complessiva, tra Irpef, Irpeg e Irap. A questo si deve aggiungere, ha spiegato, le misure per arrivare allo 0,8% nel rapporto indebitamento/pil, per il 2003 partendo dall’1,1% che il governo punta a raggiungere nel 2002.
«La manovra correttiva -ha segnalato- è quindi dello 0,3% pari a 4-4,5 miliardi di euro». E, in questo contesto, che il vice ministro ha negato che sul passaggio dell’indebitamento /pil per il 2004 dall’iniziale 0,5% allo 0,3% abbia influito Solbes, trattandosi, invece, una decisione autonoma del governo per imprimere un profilo «più rigoroso» alla manovra. Una decisione che ha destato forti perplessità tra le forze dell’opposizione. Si chiede il Centro studi Nens di Visco e Bersani quali sono state le correzioni nella gestione di bilancio che comportano una differenza di ben 2,5 miliardi di euro (5.000 miliardi di vecchie lire). Come fa il ministro dell’Economia, si chiedono Visco e Bersani, a presentare al Parlamento un documento che riporta una cifra diversa da quella approvata, senza ulteriore avallo da parte del Consiglio dei ministri? Bocciatura senza appello dell’economista Nicola Rossi, ds. «E’ un documento -considera- che riporta il Paese indietro, agli anni ’80, quando lo Stato faceva debiti per pagare la spesa corrente». «Siamo appesi ad un filo -commenta Visco- tutta la linea di politica economica di questo governo è basata sull’attesa di qualcosa che vada per il verso giusto. Il Dpef è tutto basato sull’idea che le riforme dei 100 giorni faranno aumentare il tasso di crescita dell’economia; nonostante questo ci sono grandi difficoltà sui dati di bilancio: sperano nella Provvidenza». Il Dpef prevede tagli, quelli che Baldassarri chiama «interventi correttivi» per «ricondurre i conti pubblici entro gli obiettivi fiscali rispetto agli andamenti tendenziali». Nel mirino il prontuario farmaceutico che «per un più efficace controllo della spesa farmaceutica», e si sa, per esperienza, che quando il governo di centrodestra mette mano a questo settore sono sempre guai per i malati e i ceti più deboli. In compenso, risorgeranno «in via sperimentale» le mutue. La ricetta per risparmiare sul pubblico impegno è «più flessibilità», che si concretizzerà con il rafforzamento del part-time, ma anche del telelavoro e il lavoro «in affitto», con la scomparsa del posto fisso; nel favorire la mobilità dei dirigenti pubblici da e verso il settore privato; da modalità più flessibili per l’accesso al lavoro.