«Soprusi alla McDonald’s» A Firenze scatta il primo sciopero

08/10/2000
          La Stampa web


          Domenica 8 Ottobre 2000
          «Soprusi alla Mc Donald’s»
          E a Firenze oggi scatta il primo sciopero
          Marco Neirotti
          inviato a FIRENZE José Bové, il pastore di 43 anni delle Casus, il duro francese della guerra contro la globalizzazione, il «castigatore» dei McDonald’s difeso da Bertinotti, sembra aver trovato alleati inattesi proprio dentro la rete del fast-food, che lui chiama più rapidamente della «malbouffe», il malmangiare.
          Alleati piccoli, e anche pochi. E, per di più, con motivazioni ben diverse. Proprio ieri, mentre Firenze era «occupata» da polizia e carabinieri (in forze davanti ai due McDonald’s) per smontare fin dal nascere un corteo di ambientalisti, nemici delle tecnobiologie, e teppisti, amici di caschi e bastoni, una ventina di dipendenti del ristorante rapido di via Cavour si preparavano per quello che sarà lo sciopero di oggi.
          Non ce l’hanno con la malbouffe, nemmeno con la globalizzazione. Accusano il titolare della licenza di «mobbing», vale a dire quelle vessazioni psicologiche e talora fisiche che un superiore infligge al personale antipatico o disobbediente. Sono ragazzi giovani, quasi tutti studenti, lavorano part-time per un milione al mese, sorridono sempre, si muovono rapidi fra i tavoli, qualcuno intrattiene i bambini più piccoli. Sono, insomma, uno dei biglietti da visita della catena: giovani per i giovani, amicizia, sorrisi.
          Invece a Firenze dicono che non è così. E mordicchiano dall’interno con uno sciopero organizzato da Cgil Cisl e Uil tutte d’accordo. L’azienda replica che il mobbing se lo sono sognato, che le vessazioni non esistono, che qualche piccolo screzio, qualche episodio di giovani ripresi sul lavoro è stato strumentalizzato sindacalmente per un’altra faccenda: la mobilità all’interno del part-time.
          Un’infilata di vetrine, una trentina di dipendenti: la protesta di metà di loro sembrerebbe roba da venti righe in cronaca. Non fosse che sulle vetrine stesse sta scritto McDonald’s. Un impero che in Italia conta 270 ristoranti, 240 dei quali in franchising (cioè gestiti da chi ottiene l’utilizzo del marchio), oltre 13 mila persone al lavoro, 600 mila clienti al giorno (soprattutto fra i 20 e i 35 anni, molte famiglie).
          Tutto bene, dunque, per l’azienda, se non si mettessero di mezzo José Bové, i suoi tanti fedeli, e Bertinotti che dice: «Colpire i McDonald’s è discutibile, ma non è colpire una persona». Tutto ancora meglio se questi ragazzi non se ne venissero fuori con racconti del tipo: «Volano offese, insulti, parolacce nei nostri confronti». «Anche pressioni psicologiche». Esempio? «Che devi fare continue capriole fra gli orari e accettarle. Quando ho incominciato a lavorare qui ero contenta. Venivo da lavoretti in nero e ora avevo una sicurezza. Ma poi è cominciato il circo degli orari: servi qui dalle ore tali alle tali altre, e domani invece… Non sono più riuscita a dare esami all’Università».
          Ecco il discorso sindacale. In effetti la società che gestisce il locale – la Tda srl – ha chiesto mobilità all’interno del part-time. Ne è venuta fuori una vertenza che si è conclusa con un’offerta, dicono i sindacalisti, assurda: 250 mila lire l’anno quale sanatoria per il passato, mentre una trattativa dovrebbe fruttare 5 o 6 milioni.
          Paolo Mugnaini, della Cgil, ha dichiarato ai giornali: «Chi non accetta l’offerta subisce ritorsioni». Dal canto suo Stefano Govoni, il titolare della Tda, ha risponde: «C’è una discussione sul part-time e basta. In qualsiasi posto di lavoro possono nascere piccoli screzi e malintesi, ma vanno chiariti, non strumentalizzati».
          Accuse anche forti. Una parla di una ragazza con problemi di salute destinata alla cella frigorifera. Un’altra di una hostess incaricata di occuparsi dei bambini nelle Mc feste di compleanno trasferita alla pulizia dei cessi da un giorno all’altro. La più tosta è la denuncia di una ragazza che si dice costretta a restare in piedi più di due ore davanti alla bollatrice del cartellino.
          Mobbing autentico e puro? Battaglia sindacale forzata? Il titolare nega tutte le accuse: «In questi anni ho sempre improntato un rapporto di grande correttezza, confrontandomi in modo costruttivo con il sindacato. Per questo mi è ancor più incomprensibile la posizione che questo assume oggi dopo avere in più occasioni, anche ufficiali, espresso consenso alle nostre soluzioni organizzative, e ora facendosi portatore di piccoli interessi particolari».
          E la McDonald’s Italia ricorda che ogni anno il 98 per cento dei giovani entrati con contratti di formazione vengono assunti. Il che, dicono, significa che l’azienda è contenta di loro e loro dell’azienda. Il responsabile della Comunicazione per l’Italia, Alfredo Pratolongo, precisa: «A una prima analisi di quanto scritto su via Cavour a Firenze non sono emersi elementi che possano comprovare le accuse riportate. Chi ha in franchising 240 McDonald’s in Italia ha l’obbligo di rispettare leggi, norme, regolamenti anche in materia di lavoro. A Firenze come ovunque noi raccogliamo i fatti per valutarli in tempi brevi».
          E questa mattina, sparite le uniformi e le divise che proteggevano le vetrine chiuse dal corteo, ci saranno giovani dai colori sgargianti, con volantini e non bastoni.