“Sono questi i nuovi schiavi così le aziende abbattono i costi”

28/06/2010

Parla lo scrittore Aldo Nove: non hanno alternative, altro che bamboccioni
L’intervista
Lo scrittore Aldo Nove conosce bene il mondo degli stage, cui ha dedicato anche il libro Mi chiamo Roberta, ho 40 anni, guadagno 250 euro al mese (Einaudi). Che pensa di questa ricerca, Nove? «Conferma quel che sostengo da sempre: il termine "stage" è una copertura per non dire "schiavitù", o se preferisce "lavoro non retribuito"».
Insomma, un modo per avere manodopera low cost?
«La logica è: il lavoro c’è, però è senza retribuzione. E quando c’è è bassissima, eppure devi ringraziare, quei pochi soldi fanno passare un diritto per una gentile concessione. Non c’è più rispetto per il lavoro, ecco tutto».
Però non è una novità di oggi, basti pensare agli apprendisti.
«Sì, ma era un altro mondo, un’altra logica: l’apprendistato serviva davvero a dar le basi di un mestiere, il ragazzo di bottega era uno che si formava. Adesso gli stagisti non han bisogno di essere formati, spesso sanno già tutto, anzi a volte è gente che ha un curriculum così brillante che non può essere assunta. Bel paradosso. Per dirla in modo pesante, una truffa legalizzata».
Ulteriore danno,i ragazzi sono destinati a restare eterni Peter Pan.
«Sì, ma non per scelta. Il vero Peter Pan è quello che decide di esserlo, perché ha un’alternativa. Così i giovani non ne hanno».
E restano bamboccioni.
«Termine che odio, infelice uscita di un ministro (Padoa Schioppa, ndr) che non aveva idea di come vanno le cose in Italia. Uno si laurea, vorrebbe guadagnarsi la vita lavorando, non può e in più si becca del bamboccione»