Sono oltre 140mila i baby-lavoratori in Italia

15/06/2005
    mercoledì 15 Giugno 2005

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      Sono oltre 140mila i baby-lavoratori in Italia

        La ristorazione è il settore che ne occupa di più. Il peso delle imprese familiari

          MILANO Nel mondo sono circa 245,5 milioni i minori costretti a lavorare. Di questi, la maggior parte (186,3 milioni) ha tra i 5 e i 14 anni, mentre 59,2 milioni hanno tra i 15 e i 17 anni. Tra i minori lavoratori, circa 170,5 milioni sono impiegati in attività pericolose (111,3 milioni tra i 5 e i 14 anni e 59,2 tra i 15 e i 17).

          Sono questi i dati diffusi dall’Ilo (Organizzazione internazionale del lavoro), durante la tavola rotonda «L’impegno contro il lavoro minorile nella realtà italiana», organizzata a Roma in occasione della Giornata mondiale contro il lavoro minorile.

          Il fenomeno del lavoro minorile interessa in larga parte i Paesi sottosviluppati, ma ben 2,5 milioni di baby-lavoratori si trovano nei Paesi industrializzati. E, ogni anno, 22.000 di loro restano coinvolti in incidenti sul lavoro.

          Secondo l’Istat sono 144.285 i minori che lavorano in Italia. Di questi, 12.168 hanno tra i 7 e i 10 anni, 66.047 tra gli 11 e i 13 e 69.070 hanno 14 anni. Il 59% lavora con genitori o parenti. Ma i contorni reali del fenomeno sfuggono alle statistiche perchè lo sfruttamento dei minori è molto spesso legato al lavoro clandestino.

          Diversa anche la divisione territoriale del problema. Prima dei 15 anni ha lavorato il 19,4% dei minori nel Nordest, il 14,1% nel Nordovest, il 13,9% al Sud, il 12,3% nelle Isole e il 9,6% al Centro.

          Sono tre i tipi di occupazione minorile più diffusi in Italia: lavori occasionali, lavori stagionali ed estivi, lavori continuativi. Questi ultimi sono più frequenti nel Nordest, per la presenza di numerose imprese familiari, dove molto spesso il minore viene impiegato dagli stessi genitori.

          Camerieri, commessi nei supermercati, operai nei laboratori di pelletteria del falso, operaie cottimiste nelle fabbriche di camicie, agricoltori e pastori.

          Sono questi, secondo l’Istat, i lavori svolti dai minori italiani. In particolare, il settore della ristorazione guida la graduatoria delle attività dove è più diffuso il lavoro minorile (17,9%).

          Seguono, i negozi (14,9%), l’agricoltura (14,1%), il lavoro in fabbrica (11,8%), le attività domestiche in casa propria (11,4%), o di parenti e altre persone (9,6%), in laboratori o officine (7,4%). Un 6% di minori, infine, è costretto a lavorare sulla strada.

          Tra i baby-lavoratori, il 23,4% ha come capofamiglia un lavoratore autonomo, il 22,1% un imprenditore, il 17,4% un apprendista o un socio di cooperative, il 14,1% un operaio, l’8,8% un impiegato e il 5,9% un dirigente o un libero professionista.