Sono la rossa della Confcommercio

10/03/2004

11 marzo 2004 N.11

    Sono la rossa della Confcommercio
     
    di
     Daniela Fabbri
      4/3/2004

      Bruciando le tappe, l’imprenditrice lecchese è salita alla guida dei giovani del terziario. E ora lancia la sua ricetta per la ripresa.

       

      La sua categoria è da tempo nel mirino, accusata di essere responsabile dell’aumento dei prezzi e dell’impoverimento del ceto medio. Ma la rossa e vulcanica Michela Brambilla, 36 anni, a fare il capro espiatorio proprio non ci sta. E parte all’attacco con la stessa grinta che l’ha portata a bruciare le tappe all’interno della Confcommercio: entrata nell’aprile 2003 come presidente dei giovani dell’Unione commercianti di Lecco, l’8 novembre è diventata presidente nazionale dei 200 mila «under 40» di Sergio Billè.

      «C’è qualcuno che sta usando i cartellini come schede elettorali» sostiene Brambilla. «I commercianti sono soltanto l’ultimo anello di una lunga catena, è assurdo pensare che intenzionalmente vendano a prezzi eccessivi, visto che il cliente è la loro unica risorsa e la grande distribuzione è lì prontissima a soffiargli ulteriori quote di mercato». Al di là dello sfogo, la giovane imprenditrice, nata a Lecco da padre milanese e madre romagnola, ha le idee chiare sul futuro di questa categoria che ha in un certo senso adottato. Come figlia di imprenditori del settore dell’acciaio, le Trafilerie Brambilla, di cui è tuttora consigliere delegato, aveva infatti come riferimento naturale la Confindustria. Ma poi si è creata una sua attività nel commercio e oggi è presidente del gruppo Sal, che opera nella distribuzione di prodotti alimentari freschi e congelati (circa 45 milioni di euro di fatturato). E difende la nuova causa a spada tratta.
      «È il terziario che sta trainando l’Italia, lo dicono i numeri» assicura
      . «Gran parte delle 100 mila nuove imprese nate nel 2003 operano fra commercio, servizi e turismo, da qui è arrivato il 70 per cento dei nuovi posti di lavoro creati, mentre su un milione di imprenditori italiani under 40 oltre 400 mila si muovono in questo ambito». E se non bastasse anche il futuro innalza la bandiera del terziario. «Lo sottolineano le previsioni» spiega «da qui al 2008 saranno i servizi a creare il maggior numero di posti di lavoro».

      Cifre alla mano, con 780 mila imprese associate alla Confcommercio (sono 113 mila quelle della Confindustria), la combattiva presidente dei giovani avanza una richiesta pressante: «Da vent’anni ci si comporta come se fossimo ancora un paese prevalentemente industriale. L’Italia ha bisogno di cambiare politica economica e ribaltare la piramide, visto che sono i servizi di mercato a creare ricchezza». Gli unici, secondo Brambilla, che potrebbero trainare questa «sbiadita ripresa economica», come la definisce. «Ma non ci riusciremo se non ci saranno pesanti politiche di sostegno».

      Di certo Brambilla non si arrende. «L’Italia dispone di una categoria di giovani entusiasti che hanno voglia di fare impresa». Ma la voglia, da sola, non basta. «Le difficoltà di accesso al credito, le tendenze clientelari mettono a dura prova questo entusiasmo. La storia recente dimostra che non abbiamo fatto mettere radici alla nuova imprenditorialità, che è fatta sempre più spesso anche di donne. E che, per fortuna, sta crescendo con ritmi più che interessanti anche al Sud».
      Come fare? Una proposta Brambilla la butta lì: «La Francia, appoggiata dalla Germania, sta lavorando per abbassare al 5,5 per cento l’iva sui pubblici esercizi. In un momento in cui l’euro ha unificato molto, non avvicinarci a questo livello vuol dire penalizzare duramente il nostro settore»
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