Sono 70mila i posti «vuoti»

19/12/2002


            Giovedí 19 Dicembre 2002

            ITALIA-LAVORO



            Sono 70mila i posti «vuoti»

            Per l’Istat il 22% delle imprese non ha un organico completo e nelle grandi aziende si sale al 45%


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            ROMA – Il 22% delle imprese italiane con più di 20 dipendenti ha al suo interno almeno un posto vacante da coprire al più presto. E ogni 100 occupati, ci sono mediamente 1,3 caselle libere nell’organico che attendono un lavoratore disponibile sul mercato. Una percentuale che arriva a quota 2,3 nel Mezzogiorno. In totale, secondo una stima approssimativa, si tratta di 70mila posti di lavoro per i quali le aziende stanno cercando personale. Sono questi i primi risultati dell’indagine sperimentale sui posti di lavoro vacanti condotta dall’Istat tra febbraio e marzo 2002 su un campione di 1.900 imprese. Una ricerca che, come richiesto dall’Ecofin a fine ’99 e dalla Bce, diventerà un appuntamento trimestrale fisso dalla metà del 2003. Questa prima rilevazione trova l’Italia in linea per numero di posti di lavoro scoperti, con altri Paesi europei come il Regno Unito e con gli Stati Uniti. Posti vacanti. Il tasso più elevato di posti vacanti sugli occupati totali si riscontra nelle imprese più piccole del campione, con un numero di addetti compreso fra 20 e 99. Qui raggiunge quota 1,7%, seguono le grandi imprese (con almeno 500 dipendenti) che toccano l’1,1% e le medie (tra 100 e 499 addetti) con un tasso dello 0,9 per cento. Ma sono le grandi imprese a denunciare più spesso questa situazione: il 45% ha almeno un posto vacante, contro il 39% delle medie e il 19,6% delle piccole. Quanto ai settori, sono i servizi (trasporti, turismo, commercio, riparazioni) a detenere il primato dei posti scoperti (l’1,4%). Un fenomeno, quest’ultimo, che l’Istat considera comunque fisiologico visto l’alto tasso di stagionalizzazione che caratterizza l’occupazione del comparto. Il rapporto è invece lievemente più basso nell’industria manifatturiera (1,2%) ed è nettamente inferiore in quella non manifatturiera (0,8%). Aree territoriali. A dispetto dell’ampio bacino di disoccupati esistente, è il Sud a detenere il più alto tasso di posti vacanti nelle proprie imprese: il 2,3 per cento. Un dato su cui l’Istat ha avviato un’attenta riflessione. «Si tratta di una vera e propria sorpresa – commenta il dirigente del servizio Occupazione e redditi da lavoro, Leonello Tronti – in parte spiegabile con il fatto che nel Mezzogiorno si trova il più alto tasso di piccole imprese e di servizi, cioè le realtà nelle quali si concentra la maggior parte dei posti scoperti». Ma questo non basta a motivare un così grande distacco dalla media nazionale. L’Istituto di statistica avverte che il dato, «essendo congiunturale e destagionalizzato», potrebbe contenere qualche errore. Di fatto però, chiarisce Tronti «è indubbio che esista una strozzatura tra la domanda e l’offerta di lavoro e che qualcosa non funzioni nei sistemi del collocamento». Percentuali molto più basse si riscontrano invece sia al Nord (1,2%) che al Centro (0,9%). La situazione, fra l’altro, si capovolge se si prende in considerazione il numero di imprese che denuncia la presenza di posti vacanti. In questo caso il Nord guadagna il primo posto in classifica con il 26,1%, mentre il Sud non va oltre il 12,9 per cento. Difficoltà di reclutamento. Quanto alle tipologie di posti vacanti, il 59,3% riguarda posizioni da operaio, mentre il restante 40,7% è relativo a posizioni da impiegato. All’interno di queste categorie, gli imprenditori denunciano inoltre particolari difficoltà nel reperimento delle più alte qualifiche. «Un altro sintomo – spiega Tronti – del fatto che, se si vuole rispondere efficacemente alle richieste del mercato, occorre rivedere i curricula formativi». Canali di ricerca. Anche in questo capitolo non mancano le sorprese. Emerge infatti che il 69% degli imprenditori cerca gli addetti mancanti attraverso il passaparola, chiedendo aiuto ad altre imprese o ai suoi stessi dipendenti. Il 44% si affida alle inserzioni sui mass media o su internet e il 36% si rivolge a società specializzate nella ricerca di personale. Limitatissima la percentuale di chi sceglie il canale del collocamento pubblico.
            MARIOLINA SESTO