Sondaggio: Voto agli immigrati

13/10/2003




sabato 11 ottobre 2003

POLITICA E IMMIGRAZIONE
IL SONDAGGIO

Voto agli immigrati, il sì degli italiani
Gli elettori del Polo: il governo reggerà
Sondaggio: il 71% è favorevole alla proposta di Fini, soprattutto tra le donne E nella Lega il 30% si dichiara disponibile. «Legare gli ingressi ai contratti di lavoro»

di Renato Mannheimer
      Che la maggioranza della popolazione fosse favorevole a concedere il voto agli immigrati, almeno nelle amministrative è una circostanza conosciuta da tempo, probabilmente anche dallo stesso leader di An. Assai meno noto – e forse ancor più significativo – è il fatto che l’adesione a questa proposta si sia andata fortemente diffondendo negli ultimi anni, con una impennata nei giorni scorsi, dovuta proprio alla dichiarazione di Fini. Nella ricerca Itanes (condotta nel 2001, in occasione delle elezioni politiche, da un pool di università italiane, col coordinamento dell’Istituto Cattaneo) venne posto un quesito sull’argomento. Si trovò che il 57% degli italiani si dichiarava favorevole a concedere il voto agli immigrati regolari. Oggi questa percentuale supera il 70% (anche se una minoranza consistente, il 27%, esprime ancora la propria contrarietà) e metà dell’elettorato dichiara addirittura di voler concedere il voto anche per le Politiche. I favorevoli si trovano in modo trasversale in tutti i partiti, con punte più alte nel centrosinistra (80% tra i Ds, 81% nella Margherita), ma comunque maggioritari anche nel centrodestra (76% in An, 69% in Forza Italia), tranne, com’era prevedibile, nella Lega (30%). Di nuovo, è significativo il fatto che già due anni fa la maggioranza assoluta (52%) degli elettori di An fosse favorevole. Gli italiani appaiono dunque da tempo aperti a concedere il voto agli immigrati, senza distinzione per il Paese di origine. Solo il 18% vuole limitare il provvedimento a chi proviene dall’Ue e un altro 11% solo alle nazioni che «hanno buoni rapporti con l’Italia». I più favorevoli alla concessione del voto agli immigrati sono le donne, i più giovani e, specialmente, coloro che posseggono titoli di studio più elevati.
      Naturalmente ciò non significa che si voglia liberalizzare completamente l’ingresso degli immigrati nel nostro Paese: solo il 5% esprime questa opinione. La maggioranza (62%) è viceversa del parere che «il numero di ingressi dovrebbe dipendere dalla quantità di contratti di lavoro disponibile». E un altro 20% – con una accentuazione tra i votanti per la Lega e quelli per Forza Italia, ma non tra chi vota An – ritiene che, comunque, il numero di permessi di ingresso andrebbe ridotto rispetto al suo valore attuale. Tra gli elettori di An in particolare, la distribuzione delle opinioni è grossomodo analoga a quella della popolazione nel suo insieme, con una maggiore – e significativa – diffusione di chi afferma che la legge Bossi-Fini «va bene così com’è ora».
      Grazie al grande consenso rilevabile nella popolazione, l’iniziativa di Fini ha avuto effetti assai positivi per il leader di An. La maggioranza degli italiani (e, in misura ancora maggiore, degli elettori di An) dichiara di ritenerla sincera, sostenendo che «Fini vuole veramente portare avanti questa proposta». Come si sa, però, anche in An c’è un’area di dissenso, tanto che ben il 37% dice di non credere alla veridicità delle intenzioni del vice presidente del Consiglio. E il 56% degli italiani (il 48% dei votanti per An) ritiene che Fini miri anche (secondo alcuni, solo) ad ottenere un vantaggio di carattere personale, magari in vista delle elezioni europee. Si tratta comunque di un obiettivo che sembra essere stato raggiunto, tanto che per quasi un terzo il proprio giudizio sul leader di An è migliorato dopo la sua dichiarazione. Il successo di Fini assume naturalmente dimensioni maggiori all’interno del suo partito (57% hanno migliorato la propria opinione), ma si estende anche in Forza Italia (36%) e, in misura assai ampia, perfino nell’elettorato dei Ds (30%).
      La posta in campo è comunque considerevole. An gode di un mercato potenziale amplissimo: quasi 20 milioni di persone, con diversa intensità, «prendono in considerazione» il voto per An alle prossime elezioni. L’area di maggior presenza dell’elettorato potenziale di An si trova tra chi oggi vota Forza Italia, ove il 72% afferma di «prendere in considerazione» An per il voto. Ma anche il 35% dei votanti per la Lega dichiara questa possibilità. Naturalmente, non tutti poi finiscono col votare il partito di Fini: la maggior parte mantiene la scelta precedente, senza venire davvero «conquistata» da An. Per costoro – che rappresentano l’ambito in cui An cerca di allargare la propria base elettorale – la decisione di voto dipende in larga misura proprio dalla stima personale per Fini.
      Quali potrebbero essere, alla luce di questi dati, le conseguenze politiche della dichiarazione di Fini? Per il breve periodo, molti hanno previsto una forte instabilità nel governo sino – secondo alcuni – ad una sua possibile caduta. La maggioranza relativa non condivide però (seppur con una differenza percentuale minima) questa previsione. E’ il risultato di posizioni contrapposte: il 62% degli elettori per l’opposizione prevede ulteriori difficoltà per il governo, mentre gran parte (66%) dei votanti per la Casa delle Libertà è di opinione contraria, anche se una quota consistente (ad esempio, il 26% dei votanti per An) ipotizza che il governo sia «vicino alla rottura». A fronte di una disparità di vedute sugli effetti a breve, c’è invece ampia uniformità sulle prospettive di medio periodo: tutti concordano col fatto che, con questa mossa, Fini ha notevolmente ampliato i propri consensi, estendendo ulteriormente il suo personale «mercato potenziale».