“Sondaggio” «Tfr? Ne ho sentito parlare»

23/04/2007
    lunedì 23 aprile 2007

    Pagina 26 – TuttoSoldi

      Nuova previdenza

        SONDAGGIO GFK GROUP, EURISKO FINANCE E ASSOGESTIONI SULLA PREVIDENZA COMPLEMENTARE

          Metà degli intervistati giudica la svolta «peggiorativa»
          Gli ottimisti al 20%

          “Tfr? Ne ho sentito parlare”

            Ancora due mesi per scegliere: ma gli italiani preferiscono andarci cauti

              GLAUCO MAGGI
              NEW YORK

              A due mesi dal termine per scegliere la destinazione del Tfr, la mera conoscenza della riforma pensionistica che aumenta il peso della previdenza complementare è prossima al 100% (96% secondo il sondaggio di aprile curato da GfK Group, Eurisko Finance e Assogestioni). Quanto alla profondità di questa conoscenza, però, solo il 59% dei dipendenti ne «conosce bene o abbastanza bene» i contenuti, con una quota del 37% che «ne ha sentito dire».

              Tra i 5,5 milioni di lavoratori di imprese con meno di 50 dipendenti il 50% «conosce bene o abbastanza bene» e il 45% «conosce solo per sentito dire», mentre tra chi lavora in aziende con oltre 50 dipendenti le percentuali sono più confortanti: 72% e 27%. Tra chi ha già comunicato la scelta ai datori, 1,6 milioni – il 26% – hanno scelto di lasciare il Tfr in azienda, 800mila (8%) hanno aderito a un fondo negoziale, 60mila (lo 0,6%) a un fondo pensione aperto, circa 30mila (lo 0,3%) a un piano individuale.

              Lo scarso entusiasmo è il risultato «della percezione più negativa della riforma» che è stata rilevata dai sondaggisti: a fronte di un 20% che la giudicava «migliorativa» a gennaio, e che è rimasto invariato ad aprile, la quota di chi la valuta «peggiorativa» è passata dal 44% di chi la conosceva 4 mesi fa al 50% di chi la conosce ora.

              La percentuale di chi ritiene la riforma «uguale o indifferente» era del 19% a gennaio, è del 18% ora. E i 7 milioni di lavoratori (il 74% del totale) che non hanno ancora deciso? Confermano il trend: il 36% lascerà il Tfr in azienda, il 16% lo destinerà a un fondo negoziale, il 6% a un fondo aperto, il 7% ai fondi individuali, il 2% non farà nulla, il 7% «non sa o non indica». Scetticismo, scarsa o nulla conoscenza, diffidenza, propaganda negativa sul posto di lavoro sono insomma i tratti che hanno dominato fino a oggi. Chi ha già aderito a un negoziale ha addotto motivazioni che denotano maggiore consapevolezza dei meccanismi di funzionamento dei fondi pensione e dell’importanza strategica della scelta: per numero di risposte, al primo posto c’è «perchè è la soluzione più sicura o affidabile». Seguono: «ho integrato un fondo che già possedevo», «mi manca poco per andare in pensione», «mi offriva rendimenti migliori o più convenienti», «è previsto il contributo da parte dell’azienda». Tra chi ha optato per lasciare il Tfr in azienda, i perchè sono stati: «Era la soluzione più sicura o affidabile», «mi è stato consigliato (amici, datore di lavoro…)», «voglio aspettare di vedere come vanno i fondi oppure ho ancora poche informazioni», «mi manca poco per andare in pensione», «è stata una scelta collettiva». Come si nota, tra i favorevoli a lasciare il Tfr in azienda l’unica motivazione reale è la prima, che è la stessa sostenuta dai fautori dei fondi: in verità, la «sicurezza» poggia sul fatto che lo Stato mantenga la promessa politica di indicizzazione del rendimento, cioè è la stessa «sicurezza» dell’Inps. I fondi negoziali hanno invece affidabilità finanziaria reale al pari dei fondi comuni (soldi investiti in azioni e bond), e i rendimenti vanno valutati sul lungo periodo. Per esempio Cometa, il fondo pensione dei metalmeccanici, da quando è diventato multicomparto due anni fa ha dato il 13,2% (a fine gennaio 2007, ultimo dato rilevato sul sito) nel suo portafoglio azionario, il 7,3% nel comparto misto «reddito», e l’1,9% e il 4,7% nelle due linee obbligazionaria e monetaria.

              Se prendiamo l’ultima performance sui 12 mesi disponibile (da fine gennaio 2006 a fine gennaio 2007) di Cometa Crescita (azionario), di poco inferiore al 10%, si vede che è in linea con quella sullo stesso periodo dell’indice Fideuram dei fondi azionari collocati in Italia, di poco superiore al 10%. Cometa Reddito, con il +5,7%, ha invece superato il risultato di +3,7% dell’indice dei fondi bilanciati. Quanto all’obbligazionario e al monetario, mentre quelli di Cometa hanno reso il +1,9% e il + 2,9% rispettivamente, l’indice dei fondi comuni obbligazionari ha dato poco meno dell’1% e quello dei fondi di liquidità circa il 2%.