“Sondaggio” Sempre più difficile arrivare a fine mese

11/07/2005
      lunedì 11 luglio 2005

        LA RICERCA CIERRE-TUTTOSOLDI: OTTO ITALIANI SU 10
        SPENDONO TUTTO IL LORO REDDITO O SONO COSTRETTI
        A FARE DEBITI PER GLI ACQUISTI INDISPENSABILI

          Sempre più difficile arrivare a fine mese

            Il mattone è ormai una chimera, si comprano meno titoli di Stato

            sondaggio
            Marco Sodano

              NON sono tempi da cicale ma neppure da formiche: scialacquare è impossibile ed è altrettanto impossibile risparmiare. Investire nel mattone è ormai una chimera, ma cedono vistosamente anche strumenti tradizionali del risparmio come Bot e Cct. L’indagine Tuttosoldi Cierre, insomma, racconta un’epoca di magro che mette a dura prova i bilanci delle famiglie italiane. Nei primi tre mesi del 2005 non era andata bene: a metà dell’anno la situazione è peggiorata. Parola d’ordine, sfiducia.

                Solo 21 italiani su cento sono riusciti a risparmiare tra aprile e giugno. Tra gli altri, 67 hanno dato fondo allo stipendio, 6 hanno messo mano ai risparmi accumulati negli anni passati, due e mezzo hanno chiesto e ottenuto un prestito. Risultato: il 76,7 per cento degli intervistati entra nell’area del «non risparmio», e il dato è di cinque punti percentuali sopra quello raccolto nel primo trimestre 2005. Si fanno debiti sopratutto al sud (40 prestiti su cento), dove abita anche la maggioranza degli italiani che hanno rotto il salvadanaio. Al centro Italia, viceversa, va il record dei risparmiatori (46,9 per cento).

                  Tra i fortunati che hanno messo da parte qualcosa si impenna la tendenza a lasciare i denari sul vecchio conto corrente: strumento che non offre guadagni ma mette al riparo da cattive sorprese. Così ha fatto l’ottanta per cento dei risparmiatori intervistati (nei primi tre mesi dell’anno il dato si era fermato al 57,9). Le conseguenze si riflettono su tutti gli altri settori d’investimento: crolla l’acquisto di case (dal 6,1% all’1,6), vanno giù buoni postali (meno 3,7), fondi di investimento (3,7) e azioni (meno 2,2). Gli italiani si sono disamorati perfino dei cari vecchi titoli di stato: Bot, Cct Btp e compagnia sono in calo di oltre tre punti (3,7). In flessione le assicurazioni sulla vita e i fondi pensione, come i certificati di deposito (circa mezzo punto ciascuno). Stabile il dato che riguarda le obbligazioni.

                    Con la fiducia negli strumenti finanziari più complessi scende anche la propensione a farsi consigliare in materia di risparmio. La maggioranza degli italiani preferisce fare da sé, e la tendenza punta alla crescita: erano il 59,1 per cento nel primo trimestre 2005, oggi arrivano a quota 64,1. Perdono: un punto «il personale bancario», due e mezzo «amici e conoscenti», uno e mezzo «il personale delle Poste». Cresce invece la fiducia nei promotori finanziari (ma dello 0,1 per cento) e in quelli assicurativi (più 0,4).

                      Questo è il presente. Il futuro? Tende al grigio scuro. S’è quasi dimezzata la percentuale di italiani che pensano di risparmiare di più nei prossimi tre mesi (non è la prima volta che succede: erano il 6,2%, sono il 3,8 ma nel 2004 erano il 13,3), cresce di tre punti il numero di quelli che pensano che risparmieranno meno. In questi tre mesi, però, le famiglie debbono essersi attrezzate tra corsa al discount e crisi della quarta settimana, visto che cresce (da 48 a 49.2) il dato relativo a chi pensa che risparmierà nella stessa misura. Sono gli «indifferenti» e abitano in maggioranza (64,5 per cento contro una media italiana del 56.2) nel sud del Paese: come i più tra gli ottimisti, che sono però solo 6 su cento. L’Italia centrale si aggiudica il record dei pessimisti (46,2 su cento, sei punti e rotti sopra la media nazionale). È il Mezzogiorno, insomma, l’area che porta a casa il miglior punteggio in fiducia.

                        Mettendo a confronto le classi d’età, viceversa, i giovani sono la maggioranza sia tra gli ottimisti (una pattuglia del 5,8 per cento) che tra i pessimisti (46,8 ovvero meno di un punto sotto i giovani «indifferenti»). Tra i 36 e i 64 anni, come oltre i 64 anni, prevalgono invece gli «indifferenti».