“Sondaggio” Riforma pensioni ma senza fretta

17/05/2007
    giovedì 17 maggio 2007

    Pagina 2 – In primo piano

    Un anno di Governo Prodi
    Sondaggio Ipsos-Il Sole 24 Ore

    Riforma pensioni ma senza fretta

      M. Rog.

        La riforma delle pensioni va fatta, ma senza troppa fretta e soprattutto con l’accordo delle parti sociali. È un messaggio chiaro quello che arriva dal sondaggio Ipsos proprio nel momento in cui la partita sulla previdenza è entra nella sua fase cruciale. Al "tavolo", che riaprirà dopo la tornata delle "amministrative", arrivano altre indicazioni: un sì convinto all’aumento delle pensioni minime e un via libera, ma con diversi dubbi, all’accorpamento degli enti previdenziali. Viene poi mostrata una certa attenzione al meccanismo incentivi-disincentivi. No secco, invece, all’eventualità di un innalzamento dell’età pensionabile sul quale sostanzialmente si compattano gli elettori del centrosinistra e della Casa delle libertà: a ritardare l’uscita dal lavoro è infatti favorevole solo 12% dei simpatizzanti dell’Unione e non più del 20% della Cdl (complessivamente il 16% degli intervistati).

        Dal sondaggio emerge che gli italiani non si oppongono a un nuovo intervento sulle pensioni, anche se la "maggioranza" è veramente risicata: per il 46% degli intervistati (45% del centrosinistra e 44% del centrodestra), infatti, le pensioni non vanno toccate e si devono trovare altri modi per risparmiare e risanare il bilancio dello Stato. Ma c’è una netta contrarietà a definire una nuova riforma troppo in fretta: il sì arriva soltanto dal 24% degli interpellati (19% dell’Unione e 29% della Cdl). La via che viene suggerita dal 60% degli intervistati (67% elettori dell’Unione, 55% dell’Unione e 54% di elettori di altre liste o di cittadini che non hanno votato) è quello di un intervento concordato con le parti sociali anche se questo dovesse comportare tempi più lunghi. Solo il 10% degli intervistati ritiene che la riforma possa essere rimandata.

        Quanto al tipo di intervento, a raccogliere un certo numero di consensi è quello imperniato sul meccanismo "incentivi-disincentivi": per il 32% degli intervistati (40% tra i simpatizzanti del centrosinistra, 29% della Cdl e 22% altre liste) non è giusto obbligare ad andare in pensione più tardi, ma sarebbe opportuno dare una pensione più bassa a chi vuole lasciare presto il lavoro e premiare con un assegno più alto chi rimane più a lungo in attività.

        Tutti d’accordo sulla proposta di aumentare le pensioni minime: sì dal 94% degli intervistati. L’idea di un unico super ente pervidenziale viene invece accolta con meno favore: ok dal 58% degli interpellati, anche se gli elettori dell’Unione sono maggiormente convinti (72%) rispetto a quelli della Cdl (48%) e delle altre liste (53%).