“Sondaggio” Low o slow? La vacanza è una Babele

04/12/2006
    luned� 4 dicembre 2006

    Pagina 21 – Cronache

    IL GERGO DEL TURISMO E’ DIVENTATO INCOMPRENSIBILE

    Low o slow?
    La vacanza
    � una Babele

      Troppo inglese, gli italiani si perdono

        C’� chi torna indietro
        La casa di campagna
        si vende meglio
        della �country house�

          Roselina Salemi

            MILANO
            Prendere un volo low cost, con un’offerta last minute e passare un weekend in beauty farm o in un B&B. Il relax? Con slow food. Tutto chiaro? Per niente. Secondo una ricerca dell’Istituto Lexis di Milano (cinquecento interviste a uomini e donne tra i 20 e i 65 anni, con livello di istruzione superiore) commissionata da FiloComunicazione, specializzata nell’industria delle vacanze e nel lifestyle, il linguaggio del turismo � diventato troppo difficile. Peccato, perch� � appena iniziata la bella stagione dei ponti e delle feste e il 33 per cento degli italiani � pronto a di partire.

              Gli equivoci della lingua
              Quasi tutti hanno digerito il termine low cost, (significa viaggi a basso costo per il 45 per cento degli intervistati), ma c’� chi immagina viaggi lungo la costa e chi traduce �volare basso�. Last minute � un termine usuale per il 38 per cento, mentre Spa (salus per aquam) � sempre e soltanto societ� per azioni. Pochissimi (7 per cento) lo associano a centro benessere.

                Sorprende di pi� l’occhio sbarrato alla parola slow food, espressione del movimento cultural-eco-gastronomico che ha piantato ovunque il vessillo della lumachina. Il quaranta per cento del campione non sa che cosa sia. Il 24 per cento lo stravolge completamente. Slow food diventa pranzo veloce, cibo di basso livello (orrore!), mangiare tipo McDonald’s. Il 14 se la cava con l’idea del mangiare piano.

                  Senza contare il dilemma di country house e flag food (sarebbe il piatto-bandiera di una localit�, tipo la piadina romagnola) che praticamente nessuno conosce.

                    Osserva Filomena Rosato, di FiloComunicazione: �Neologismi, espressioni anglofone e contaminazioni rese vorticose dall’uso della tecnologia, fanno soltanto confusione: cos�, il consumatore fatica a orientarsi nella variet� delle offerte�. Non sorprende perci� che alla �Sterling Airlines�, giovane (almeno in Italia) compagnia area low cost, specializzata in collegamenti con i Paesi scandinavi, abbiano limitato al minimo l’uso dell’inglese nelle comunicazioni ufficiali. Una posizione non isolata. Mentre si dibatte sul modo di comunicare (ci sono stati tre convegni), Charles Durand (universit� di Belfort, Francia) tuona contro l’imperialismo linguistico: �L’inglese � il veicolo della pi� orrenda macchina di propaganda mai concepita dall’uomo�. La gente, come l’arboriano Maurizio Ferrini, spesso non capisce, ma si adegua.

                      Partire comunque
                      Buona notizia: facendosi strada nella giungla di country house, bed&breakfast e wellness center, i turisti aumentano. Domenico De Masi, docente di Sociologia del Lavoro all’Universit� La Sapienza di Roma, parla addirittura di momento magico. L’anno scorso, nell’Europa mediterranea gli arrivi internazionali sono saliti di 5,7 punti, con previsioni di ulteriore crescita per il 2007. E va bene il low cost, (che ha gi� superato nei volumi il traffico di linea). �Ma c’� poca offerta per il fenomeno dell’high cost – sostiene Rosato – cio� per l’�lite disposta a spendere. Viaggiatori che chiedono servizi di alto livello e non li trovano, un target emergente�. De Masi le d� ragione: �Il turista sar� sempre pi� ricco, attento e consapevole�.

                        Autarchia linguistica
                        In attesa dei vacanzieri invernali (il 43 per cento andr� in montagna, il 33 al mare e il 27 nelle citt� d’arte), tenuto conto di tutto, i furbi si specializzano e i saggi cominciano a chiamare le cose con il loro nome: casa di campagna, dimora storica, borgo-albergo. Meglio maso (Alto Adige) o masseria (Sicilia) che country house. Meglio camera in alcova che junior suite, dicono in Sardegna, terra di raffinate autarchie linguistiche. Dove chi ha ama il food, pi� o meno slow, deve imparare a chiedere culurgionis (ravioli) e casizolu (formaggio). Poi, dopo le opportune dosi di mirto, potr� danzare il ballo tondo al suono ammaliante delle launeddas. Niente male come lifestyle.