Sondaggio: Le società seducono il professionista

27/11/2000

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Sabato 25 Novembre 2000
libere professioni
Albi & mercato
: Oltre 13mila accessi alle pagine web e circa 4mila risposte inviate al sondaggio online del Sole-24 Ore.
Le società seducono il professionista.
Spazio a pubblicità e Internet, niente numero chiuso e maggiori poteri agli Ordini sulla deontologia

MILANO Società tra professionisti, pubblicità per le prestazioni, uso di Internet disciplinato tutt’al più attraverso codici etici, abolizione del numero chiuso (anche per notai e farmacisti) e — desiderio forse inaspettato espresso dagli iscritti negli Albi — più poteri agli Ordini per quanto riguarda deontologia e formazione. Sono le principali esigenze che emergono dal sondaggio condotto via Internet dal Sole-24 Ore su «Quale futuro per le professioni?».

Gli accessi alle pagine web sulla riforma sono stati circa 13mila: le risposte al questionario su pubblicità, poteri degli Ordini, tirocinio e società sono state circa 4mila. I risultati — di cui presentiamo una sintesi in questa pagina, mentre l’analisi dettagliata può essere consultata sul sito www.IlSole24-Ore.com — non hanno la pretesa di esaurire in un pacchetto di numeri le opinioni di oltre tre milioni di professionisti, regolamentati e non. Il sondaggio, infatti, non ha valore scientifico e i partecipanti non possono essere considerati come un campione rappresentativo. In ogni caso, il sondaggio offre l’opportunità di sentire la voce dei professionisti, senza la mediazione dei vertici delle rappresentanze, degli Ordini o delle Associazioni.

Al giudizio sui meccanismi principali che caratterizzano le professioni, attraverso risposte "chiuse", si aggiunge infatti un ricco repertorio di valutazioni sintetiche, spesso anticonformiste e "fuori dal coro". Una testimonianza di cui diamo una breve rassegna in questa pagina.

In ogni caso, le prime sorprese sono state l’alta partecipazione al sondaggio — un "esercizio" impegnativo, le domande sono 16 a cui vanno aggiunte le informazioni personali — e l’interesse per la riforma (oltre il 60% dei professionisti ha letto il disegno di legge Fassino). Il 60% dei partecipanti appartiene a un Albo.

La maggior parte dei professionisti, gli iscritti in Albi e i non regolamentati in egual misura (il 62-63% senza scostamenti nelle diverse fasce di anzianità professionale), ritiene necessario svolgere l’attività attraverso società. Secondo i professionisti l’organizzazione collettiva consente di adeguare l’offerta dei servizi alla richiesta di specializzazione che proviene dal mercato, di effettuare "risparmi" di scala e di affrontare la concorrenza dei grandi studi stranieri, che anche attraverso partnership con professionisti locali stanno mettendo radici sul terrirorio. Va notato che il favore verso le società rappresenta il desiderio dei professionisti, visto che nella realtà l’esercizio con altri colleghi è limitato a poco più del 10% di quanti hanno risposto al sondaggio.

I professionisti degli Albi, comunque, sono prudenti nell’aprire le società agli iscritti delle Associazioni non regolamentate: è disponibile solo il 15,5% e una quota di poco inferiore si dichiara favorevole ai soci di capitale (ma la percentuale si attesta intorno al 17% nelle città più grandi). La maggioranza (59%) è contraria alle società di consulenza aperte ai finanziatori.

Tuttavia, le perplessità rispetto ai soci di solo capitale non mancano anche tra gli iscritti alle Associazioni, visto che solo il 10% dà una risposta positiva circa la loro presenza, anche se il dato è "mitigato" dal 52% che dice sì ai finanziatori esterni nelle organizzazioni di consulenza.

Sulla necessità di abolire il divieto di pubblicità si ritrovano il 68,3% degli iscritti agli Ordini e il 73% degli iscritti alle Associazioni non regolamentate: la consapevolezza di comunicare notizie sul proprio studio supera comunque il 78% tra i professionisti degli Albi che lavorano nelle città con oltre 300mila abitanti. Abbattuto il tabù della pubblicità, meno della metà dei professionisti la restringe al modello "informativo".

Rilevante è anche la richiesta di maggiori poteri per gli Ordini, per vigilare sul rispetto della deontologia e per "incentivare" l’aggiornamento dei professionisti. A patto di liberare questo ruolo da qualsiasi valenza corporativa, a svantaggio dei più giovani che si affacciano alle professioni. Gli iscritti agli Albi "confessano" di pensare agli Ordini come a strutture di garanzia per gli utenti (il desiderio, in molti giudizi, stride con la visione del ruolo attuale); mentre la tutela di categoria — la distinzione dei compiti è netta nelle valutazioni "aperte" — tocca ai sindacati.

La necessità di una "mano forte" da parte dell’Ordine è avvertita di più dai professionisti che lavorano nei centri piccoli e di medie dimensioni (tra il 56 e il 60%), rispetto a chi esercita nelle città con oltre 300mila abitanti (51%).

L’Albo rimane comunque una forma importante per la difesa degli utenti e per il "riconoscimento" giuridico della professione, se circa il 28% dei professionisti regolamentati e non si dice a favore dell’istituzione di nuovi elenchi.

Accanto a società e poteri degli Ordini, anche il tirocinio ha fatto la parte del leone nei giudizi liberi (come traspare anche dalla selezione pubblicata a parte). Il 50% dei praticanti intervenuti è localizzato al Nord: la metà si pronuncia per l’abolizione dell’esame di Stato. Agli antipodi su questo tema si trovano i professionisti con oltre 20 anni di attività alle spalle, per il 61% dei quali l’abilitazione deve continuare a restare lo strumento di accesso alle professioni. I professionisti più anziani (dal punto di vista dell’attività) sono i più "conservatori" anche sulla questione del numero chiuso, a favore dei quali si pronuncia l’11 per cento. In ogni caso, si tratta di una quota contenuta.

Il "profilo dei giovani", praticanti o di quanti vantano meno di cinque anni di attività, rispecchia l’innalzamento del percorso formativo per accedere alle professioni: rispettivamente, il 79 e il 65% ha una formazione universitaria, contro una media del 55-58% dei più "anziani".

Maria Carla De Cesari