“Sondaggio” Italiani delusi dal governo

14/12/2006
    gioved� 14 dicembre 2006

    Prima Pagina (segue a pag.11) – Interni

      L�indagine Demos sui cittadini e lo Stato. Per il 40% il centrosinistra ha fatto peggio della Cdl

        Sondaggio: italiani delusi dal governo

          Gli ossimori di un paese immobile

            L�Italia di Prodi somiglia a quella di Berlusconi: stanca e sfiduciata

            Ilvo Diamanti

              LA NOVIT� principale � che non ci sono novit�. � l�incipit della IX indagine su "Gli italiani e lo Stato", condotta da Demos per "la Repubblica" (proposta, domani, su "il Venerd�"). Insomma: il clima di depressione che aveva intristito l�opinione pubblica durante gli ultimi anni del governo Berlusconi persiste. Pesante. Solo che, nel frattempo, si � votato, � cambiata la maggioranza politica. Ci sono un nuovo governo e un nuovo premier. Ma l�aria che si respira � la stessa. Anzi, si � deteriorata molto rapidamente, visto che quattro italiani su dieci ritengono che il governo Prodi, fin qui, abbia fatto peggio del precedente. Il doppio di quanti pensano l�opposto; che, cio�, abbia operato meglio di Berlusconi. Da ci� la delusione. Una nebbia densa che avvolge tutta la societ�. Non solo gli elettori di destra, non solo i soliti cetimedinsoddisfatti, oppure il mitico nordest-che-si-rivolta. Ma un po� tutti i gruppi sociali, tutte le componenti politiche, tutte le Italie. Un anno dopo: Berlusconi se n�� andato (dal governo; per il resto � vivo e lotta ancora insieme a noi). Ma poco � mutato, agli occhi dei cittadini.

                Un cambiamento senza svolte, che ha prodotto ulteriore delusione. Tuttavia, anche se si corre il rischio del "gi� visto", conviene ripassare, in modo succinto, alcuni aspetti del rapporto. Perch� delineano un contesto sociale che, un anno dopo l�altro, � divenuto pi� particolaristico, insofferente, diviso, lontano dallo Stato e dalle istituzioni. Quindi: pi� logoro.

                Gli italiani. La loro insoddisfazione verso i servizi � cresciuta ancora, nell�ultimo anno. Soprattutto verso quelli pubblici. Ma alle virt� del privato credono in pochi. Oltre otto persone su dieci preferiscono che la gestione della scuola o della sanit� resti, comunque, in mano allo Stato, oppure agli enti locali.

                Peraltro, � aumentata l�indulgenza verso comportamenti illeciti, in ambito sociale ed economico. Il lavoro nero, i pagamenti senza ricevuta, l�abusivismo edilizio, il ricorso a scorciatoie personali e amicali per ottenere un posto oppure una visita medica, copiare a scuola, riprodurre cd musicali o video.

                Il rapporto con gli immigrati: suscita maggiore allarme che in passato. Sotto il profilo della sicurezza e della "distanza" religiosa e culturale.

                C�� domanda di Stato, abbiamo detto. Ma lo Stato continua ad apparire lontano. Anche il "gancio" fornito dal Presidente della Repubblica � meno solido di prima. Anche se la fiducia nei suoi confronti resta elevata (� ancora al secondo posto nella graduatoria delle istituzioni). Ma subisce un calo significativo. Certo: l�eredit� di Ciampi � importante, ma pesante. Difficilmente riproducibile. Inoltre su Napolitano grava ancora l�etichetta "comunista", che gli viene "imputata", come una macchia, dagli elettori della CdL. D�altronde, in Italia, ogni differenza tende a diventare frattura, in questi tempi. Anche lo Stato, al pari del presidente della Repubblica, � valutato in base a logiche "partigiane". Un�appendice politica di chi governa.

                Dal Rapporto, tuttavia, non esce solo un "Paese d�ombre". Le luci non mancano. Gli italiani, cos� distanti e quasi disgustati dalla politica, mostrano, al tempo stesso, grande partecipazione politica. Superiore all�anno scorso. La fatica e la noia della campagna elettorale permanente non li hanno affaticati n� annoiati troppo.

                Inoltre, continua a crescere anche la partecipazione sui temi urbani e del territorio. Ma, soprattutto, si allarga l�esperienza del volontariato sociale (+ 6 punti percentuali in cinque anni).

                Cos�, si riaffaccia lo stereotipo tradizionale degli "italiani, brava gente". Individualisti e "lavoratori autonomi" per definizione, ma dediti all�impegno altruista. Un popolo di piccole imprese e di grandi associazioni. Che sopporta il deficit di istituzioni e di Stato grazie al proprio abbondante "capitale sociale". Ai legami sociali, al tessuto associativo, che creano coesione sociale e offrono sostegno alle istituzioni. Ma � ancora cos�? Cominciamo a dubitarne. Perch�, nell�Italia del 2006, si fanno strada alcuni paradossi inquietanti.

                Il primo – e pi� noto – � il paradosso dello "strabismo etico". Gli italiani seguono criteri di giudizio e di condotta diversi a seconda che affrontino questioni generali oppure personali. Insomma, guardano in direzioni opposte. Per cui sono insoddisfatti del pubblico, sfiduciati dello Stato. Ma vogliono che i servizi sociali restino in mano al pubblico, controllati dallo Stato (o dagli enti locali). Si rendono conto che occorre riformare le pensioni, senza ulteriori ritardi. Ma si oppongono a ogni riforma che allunghi l�et� pensionabile. Sono d�accordo sulle liberalizzazioni, ma non per la propria categoria, per il proprio ordine professionale. La loro insofferenza fiscale ha raggiunto livelli di guardia. Ma non accettano riduzioni della spesa per i servizi. Vogliono pi� servizi e pi� assistenza: ma senza pagare pi� tasse.

                Per definire il secondo paradosso useremmo un altro ossimoro: la "solidariet� egoista". Riflette la tendenza della partecipazione sociale e associativa a inseguire, sempre di pi�, temi specifici; a mobilitarsi intorno a interessi particolari. Cos�, si � sviluppata, si sta sviluppando una rete di solidariet� corte. Di tipo "difensivo". Una solidariet� molecolare, a tutela di cerchie pi� o meno ampie, pi� o meno ristrette. Ciascuno immerso nella sua nicchia, nella sua lobby, nel suo clan, nel suo ordine professionale, nel suo comitato, nella sua famiglia. A difendersi dallo Stato. Ma anche dagli "altri". Sempre meno disponibile a "pagare" personalmente, oggi, per il "bene comune" e per il futuro. Sempre pronto a partecipare. Ma "contro".

                Ne esce rafforzato il paradigma del "governo indeciso", che da troppo tempo assilla il nostro Paese. Perch� ogni governo, alle prese con lo "strabismo etico" dei cittadini e con la "solidariet� egoista" della societ�, alla fine, sceglie di non scegliere. Oppure, procede in modo contraddittorio. Annuncia le riforme delle pensioni e dei Pacs, ma le rinvia. Scrive e riscrive la Finanziaria, rendendo quasi impossibile seguirne il filo.

                Il governo. Incapace di imporsi al frazionamento sociale – e della propria maggioranza. Inseguito e inibito dai sondaggi, dai fischi, dalle proteste di piazza, dalle polemiche mediatiche. Qualsiasi cosa decida. Per cui, alla fine, non decide. E alimenta, ulteriormente, sfiducia, dissenso. E opposizione. L�Italia di Prodi, in questo, somiglia a quella di Berlusconi. Il Paese degli ossimori. Che non cambia mai.