“Sondaggio” Il 63% boccia il governo (R.Mannheimer)

14/11/2006
    marted� 14 novembre 2006

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    L’OSSERVATORIO

      Italiani, il 63% boccia il governo.
      Crollo tra i piccoli imprenditori

        di Renato Mannheimer

          La popolarit� del governo decresce: per la prima volta l’insoddisfazione riguarda il 63%: era il 53% a settembre. Il calo assume dimensioni pi� elevate (meno 17%) nell’elettorato di sinistra, che aveva dato pi� fiducia

          Il trend decrescente tocca, per motivi e in misure diverse, tutti gli strati sociali. Con intensit� maggiore in quelli pi� �centrali� (maschi, 35-55enni, con alto titolo di studio, imprenditori, impiegati, ecc.). Ma � diffuso anche tra casalinghe, studenti, disoccupati. Ed � significativamente pi� intenso nelle zone caratterizzate dalla presenza di piccola impresa: meno 13% nel Nord-Est e meno 17% nel Centro.

          Questo andamento ha portato Prodi — e altri — a pensare che il paese sia �impazzito�. Non solo e non tanto perch� cala la fiducia nel governo, ci� che �, forse, un fenomeno fisiologico, quando si chiedono sacrifici. Quanto perch�, a loro avviso, questo andamento mostrerebbe una �perdita dei valori collettivi�. Una mancata consapevolezza del fatto che per uscire dalla crisi � necessario fare tutti uno sforzo collettivo: gli italiani, secondo Rosy Bindi, avrebbero abbandonato �il senso della comunit�.

          In realt�, come numerosi studi hanno dimostrato, gli italiani non hanno mai mostrato di possedere una forte considerazione degli interessi collettivi, n� hanno mai ritenuto del tutto condivisibile l’idea che il progresso dell’intera nazione comporti anche un miglioramento personale. Anzi. Siamo il popolo del �mi arrangio da solo�. Che si affida pi� volentieri alle proprie capacit� (e, talvolta, furbizie) individuali che ai benefici derivati dalla collaborazione sociale. Incentivati talvolta in ci� anche da alcuni esponenti della classe politica.

          La carenza di una vera �cultura civica� tra gli italiani rende difficile mobilitarli per fini collettivi. Ma non impossibile: Prodi ci riusc� ai tempi dell’euro e lo stesso Berlusconi ci prov� con la promessa della riduzione fiscale.

          Probabilmente il motivo principale del calo di popolarit� del governo sta proprio nella scarsa percezione nell’elettorato di prospettive veramente �mobilitanti�. La mera necessit� del riaggiustamento dei conti sembra rispondere poco a questa esigenza.

          Di fronte a questo stato di cose, lamentarsi della stoltezza degli italiani pare servire a poco. Se si ritiene che la finanziaria sia oggi necessariamente impopolare, ma che mostrer� la sua utilit� in futuro, � opportuno attendere pazientemente quel momento, senza dolersi per la temporanea incapacit� di capire da parte dell’elettorato. Se, viceversa, si ha a cuore il mantenimento del consenso anche durante questo percorso, � necessario indicare, oltre all’esigenza di risanamento, uno o pi� obiettivi di sviluppo, credibili e verificabili nel tempo. Il che, con una coalizione cos� ampia e composita, non � certo facile.