Son mille e duecento tradiscono Cofferati e attaccano Epifani

05/11/2004

              venerdì 5 novembre 2004

              CGIL. DALLA PARTE DEL CORRENTINO
              Son mille e duecento tradiscono Cofferati e attaccano Epifani

              Mille e duecento sindacalisti che firmano una mozione di partito, quella Mussi, diventando un macigno per la gestione Epifani del maggior sindacato d’Italia (5,5 milioni d’iscritti) non sono pochi, se si pensa che sono solo 60 i sindacalisti iscritti alla Cgil (200 in totale, ma contando anche i dirigenti di Cisl e Uil) che hanno deciso di firmare la mozione Fassino. Reso noto ieri con un comunicato stampa uscito direttamente dal fax dell’ufficio stampa di Mussi, il documento batte dunque un colpo non piccolo all’interno della battaglia congressuale dei Ds. A favore, s’intende, di un Correntone che molti, sprezzantemente, chiamavano già «Correntino». Di pezzi, lungo la strada, dai tempi belli del congresso di Pesaro – quando il Correntone era tale e a capeggiarlo era Giovanni Berlinguer – se ne sono persi molti, anche all’interno della Cgil. Lo stesso segretario Epifani, ad esempio, ha investito molto sulla cosiddetta lettera dei 22, quei pontieri che hanno cercato di posizionarsi su una via mediana («né con Fassino né con Mussi…») sostenendo che il congresso andava fatto a tesi e non a mozioni. Molti i cigiellini in vista firmatari della lettera, compreso quell’Achille Passoni, già braccio destro di Cofferati, che da milanese posato e per bene oggi guida il settore welfare di corso Italia ma che ha anche deciso, alla fine, di votare per Fassino.
              Anche la “pasionaria” della Cgil Marigia Maulucci, che tiene i rapporti con Cisl e Uil per fare fronte comune contro il governo sulla Finanziaria, starebbe virando verso posizioni più morbide mentre l’ala più schiettamente riformista della Cgil, capeggiata da Aldo Amoretti, presidente Inca, e da Agostino Megale, a capo del centro studi Ires, sta riacquistando fiato, spazi e fiducia in sé. Gli ex cofferatiani, però, fino a ieri la stragrande maggioranza dei membri di segreteria e direttivo che credeva di avere in pugno l’ex vice del Cinese a tal punto da imporgli la sua politica (una sorta di cofferatismo senza Cofferati), si sono dovuti presto ricredere. Epifani, forte di una storia personale e politica ancora più «a destra» di quella del Cinese (in gioventù ciellino, fu poi social-riformista) sembrerebbe aver deciso di far virare la «grande proletaria» verso un nuovo centro. Progressista, certo, anche se non riformista. Gli ex cofferatiani, di conseguenza, si schierano e decidono, dopo molto discutere al loro interno, di «uccidere il padre», cioè l’attuale sindaco di Bologna che, come il sindaco di Roma Veltroni, rispetto alla mozione Fassino propone la linea «né aderire né sabotare». L’idea – inizialmente avversata e di fatto impossibile a causa della pesante eredità cofferatiana sulla Cgil – ha preso corpo. Fino ai due migliori colpi incassati da Epifani di recente, uno in gran parte vanificato, il «patto di Serravalle» con il presidente di Confindustria Montezemolo, causa proprio le resistenze interne dell’ala dura cigiellina specie sul fronte caldo contratti-modelli di contrattazione. L’altro, invece, riuscito in pieno. Epifani s’è accreditato presso Romano Prodi con il contributo che la Cgil ha voluto fornire al candidato premier della Gad, rafforzandone la posizione. Da allora i prodiani gongolano: «Epifani vuole fare della Cgil un sindacato all’americana e cioè appoggiare una coalizione, non un partito, allentando il cordone ombelicale che lega la Cgil al Pci-Pds-Ds». Fantapolitica? Programma vasto sicuramente, ma la manovra è in corso e, oltre a causare l’irritazione della Cisl, che ha un’idea diametralmente opposta del rapporto politica-sindacato, provoca più di un malumore anche in Corso Italia. Ecco il perché della contromossa del documento dei 1200, ispirato dal nuovo personaggio forte dell’area a cavallo tra Prc e correntone, Paolo Nerozzi, membro della segreteria e forte di numerose deleghe, spalleggiato da Carla Cantone – che segue proprio la partita contrattazione, terreno caldo di scontro con Cisl e Uil – e dalla Fiom, che continua a coltivare l’asse preferenziale con il Prc ma guarda anche oltre, nell’Ulivo.