Sommerso, spunta un condono

13/06/2001

Corriere della Sera





il numero in edicola
Sommerso, spunta un condono

Ciampi alla Cisl: rilanciate la concertazione. Maroni: nessuna riforma pensioni nel Dpef

      ROMA – «Prima di mettere la riforma delle pensioni nel Dpef (il documento di programmazione economica e finanziaria, n.d.r.) bisogna decidere con le parti sociali quale riforma fare». Il ministro del Lavoro, Roberto Maroni, boccia così la richiesta del presidente della Confindustria, Antonio D’Amato, di inserire nel Dpef i risparmi sulle pensioni. Allo stesso tempo, però, prende quota l’ipotesi di un condono previdenziale nel quadro del pacchetto di misure per far emergere le aziende in nero, come fortemente chiesto dallo stesso D’Amato. Il governo sta bene attento a non provocare rotture e punta anzi a un ampio confronto con le parti sociali. Che si debba puntare al dialogo sociale viene del resto chiesto dal presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, che ieri ha inviato un caloroso messaggio al quattordicesimo congresso della Cisl. «Occorre un forte senso di responsabilità di ciascuna componente affinché la strada del dialogo e del confronto possa favorire la composizione dei differenti interessi e il complessivo avanzamento della collettività nazionale verso nuovi traguardi di stabilità e di benessere», scrive Ciampi.

      UN NUOVO CONDONO? - I ministri economici sono già al lavoro per impostare il Dpef, che poi non è altro che il piano economico che il governo deve presentare entro giugno e che comincerà ad essere attuato con la legge finanziaria di settembre. Allo studio ci sarebbe anche una sanatoria ampia che ha l’obiettivo di far uscire dal sommerso tutte le imprese non in regola. Si tratterebbe di un condono «tombale» che consentirebbe di chiudere definitivamente i conti col passato, comprese le pendenze penali, pagando una sanzione forfettaria tra le 500 mila lire e qualche milione di lire. Il condono, tra l’altro, servirebbe anche a far cassa e quindi a scongiurare l’ipotesi di una manovra correttiva del buco ereditato dal precedente governo (almeno 10 mila miliardi). Arriverà poi la nuova legge Tremonti (sgravi per gli investimenti e l’occupazione aggiuntiva) con l’obiettivo di far ripartire l’economia. Completa il quadro l’abolizione completa dell’imposta di successione.

      UN NUOVO PATTO SOCIALE – Sul Dpef il governo incontrerà presto le parti sociali. Ieri il segretario della Cisl, Savino Pezzotta, aprendo il congresso della sua organizzazione ha chiesto «un nuovo patto sociale per lo sviluppo» che abbia al centro gli interventi per il Mezzogiorno. La Cisl è disponibile a contrattare con le imprese condizioni di flessibilità comprese quelle salariali e di uscita in cambio di posti di lavoro e propone una nuova struttura dei contratti (quello decentrato più importante del nazionale). Pensa che si debba ripensare lo Stato sociale, non per privatizzarlo, ma per valorizzare la sussidiarietà, il terzo settore e la famiglia. Pezzotta ha comunque ribadito il no a provvedimenti sulle pensioni prima della verifica, ha respinto il «bonus» per la sanità nei programmi del centrodestra, ma ha sostenuto la necessità di bloccare la riforma della scuola, come vuole fare il governo. La Cgil boccia la proposta del nuovo patto, cioè del ritorno a una stagione di concertazione e larghe intese. «Non ci sono le condizioni», taglia corto Walter Cerfeda. Per il leader della Uil, Luigi Angeletti, quella di Pezzotta è invece «una buona relazione». E il direttore della Confindustria, Stefano Parisi, parla di «un sindacato moderno che affronta in modo coraggioso la flessibilità».

      I FISCHI A D’ANTONI – Quello cominciato ieri è il primo congresso di Pezzotta dopo l’elezione a segretario generale, lo scorso dicembre, in seguito al passaggio di Sergio D’Antoni alla politica. Ieri D’Antoni e arrivato nella sala Ergife, a Roma, per ascoltare la relazione del suo successore, ma, a sorpresa, è stato accolto da applausi e fischi, questi ultimi più rumorosi dei primi. L’avventura di Democrazia europea, il partito creato dall’ex leader Cisl e figlio di una fondazione Cisl, si è rivelata fallimentare. Gli iscritti Cisl, oltre 4 milioni, al voto del 13 maggio si sono divisi tra centrodestra e centrosinistra e solo una piccola minoranza ha seguito D’Antoni. Pezzotta, che aveva sostenuto con entusiasmo il progetto di Democrazia europea, ha preso atto che l’elettorato ha scelto il bipolarismo. E ha attestato la Cisl sull’unica linea possibile, quella della neutralità: «Non siamo e non saremo il sindacato di governo. Non siamo e non saremo il sindacato dell’opposizione sociale. Siamo e vogliamo essere il sindacato della negoziazione, della concertazione e della partecipazione. Non neghiamo il conflitto, ma non faremo mai del conflitto il nostro fine». Parole gradite al ministro del Lavoro Maroni che venerdì interverrà al congresso e presto incontrerà i leader dei sindacati e delle associazioni imprenditoriali.

Enr. Ma.


Economia



© Corriere della Sera