Sommerso, scontro nel governo

22/05/2002


21-05-2002, pagina 2, sezione ECONOMIA

  
Tremonti contesta Maroni. L’ Inps:’Pensioni a rischio’
Sommerso, scontro nel governo

Per l’ istituto di previdenza, la riforma può demolire il sistema pubblico. Cisl e Uil si schierano con la Cgil: ritiratela subito ‘Macchè fallimento l’ emersione c’ è’


RICCARDO DE GENNARO


ROMA – «L’ emersione è in corso ed è straordinaria», sostiene il ministro dell’ Economia, Giulio Tremonti, che ha messo a punto le agevolazioni per l’ uscita delle imprese dal sommerso. «Finora le misure sull’ emersione basate su vantaggi fiscali hanno dato risultati insufficienti», ribatte il ministro del Lavoro, Roberto Maroni. Per sostenere la sua tesi, Tremonti fa riferimento, senza precisarne i dati, alla curva delle ritenute, che «tra novembre e dicembre è salita di colpo, cosa che non si era mai vista». Dal canto suo, Maroni spiega che le imprese approfittano dei vantaggi fiscali emergendo «fino al pelo dell’ acqua», per poi tornare «sotto il limite» con nuove assunzioni in nero. «Ci vuole un grande patto nazionale che coinvolga governo, sindaci, sindacati, associazioni di categoria, Confindustria», propone il ministro leghista. La scontro MaroniTremonti sul lavoro nero è aperto, ma questa è solo la punta di un iceberg. Anche sull’ articolo 18 Maroni e Tremonti hanno spesso seguito strade separate nell’ elaborazione delle proposte e negli incontri riservati con sindacati che non hanno poi trovato una «sintesi» in consiglio dei ministri, creando non poco disorientamento nella maggioranza. A fronte di questo scontro nel governo, opposizione e sindacati affondano i colpi. «Sarebbe davvero utile sapere che cosa pensa il governo in materia di lavoro sommerso e articolo 18», dice l’ ex ministro dell’ Industria, Enrico Letta (Margherita). «Prendo atto aggiunge il segretario Ds, Piero Fassino che Maroni conferma quello che noi abbiamo denunciato nelle scorse settimane, cioè che la legge del centrodestra per far emergere il lavoro nero non sta funzionando». Più radicale il leader della Cgil, Sergio Cofferati: «Le politiche del governo sul sommerso sono proprio un fallimento». Beniamino Lapadula, esperto di previdenza della Cgil, ne ricorda i risultati: «A fronte del milione di lavoratori attesi ne sono emersi meno di 500». Il governo va sotto scacco anche sulla previdenza. Il presidente dell’ Inps, Massimo Paci, attacca sul taglio dei contributi di 35 punti per i nuovi assunti contenuto nella delega previdenziale: «Si rischia di creare una situazione di finanza allegra attorno alle pensioni e, dopo qualche anno, le condizioni per un attacco definitivo che porti a sgretolare e demolire il sistema pubblico». Per Paci, il governo è privo di un «disegno complessivo» in grado di «garantire la copertura finanziaria di alcune misure, in primo luogo quella sulla decontribuzione». Rocco Familiari, presidente Inpdap, è d’ accordo con Paci: la decontribuzione rischia di «provocare un aumento del deficit pensionistico», dice. Lapadula non ha dubbi: «Dovranno tagliare le prestazioni». Mentre è ancora in corso lo scontro governosindacati sulla delega lavoro, Pierpaolo Baretta (Cisl) allarga formalmente il fronte dello scontro: «Il governo ritiri la delega in materia pensionistica e riprenda il confronto a tutto campo con le parti sociali». In soccorso dell’ esecutivo arriva però la Confindustria, in passato piuttosto attenta ai rischi di collasso dell’ Inps: «Fare allarmismo sulla decontribuzione per i neoassunti è fuori luogo sostiene Giampaolo Galli, Centro studi se la decontribuzione fosse attuata per intero il costo sarebbe pari allo 0,3 per cento del Pil e, per compensarlo, basterebbe un aumento di due punti del tasso di occupazione, che si può avere sia dalla stessa decontribuzione, sia dalla delega sul lavoro». Quella che contiene le modifiche all’ articolo 18.