Sommerso, rush finale per l’intesa

24/07/2002


24 luglio 2002



Ieri vertice fiume sindacati-imprese per trovare un «avviso comune». L’ipotesi di contributi ridotti fino a 5 anni

Sommerso, rush finale per l’intesa


Le condizioni della Cgil: il governo cambi la legge. Ma Cisl e Uil vicine alla firma

      ROMA – Notte di trattative ieri tra sindacati e associazioni imprenditoriali alla ricerca dell’accordo sul sommerso. Obiettivo: arrivare al cosiddetto «avviso comune» entro oggi e presentarlo al governo nell’incontro già fissato per questo pomeriggio al ministero dell’Economia. Ma resta l’incognita della Cgil. Il segretario confederale, Giuseppe Casadio, ha seguito per tutto il tempo il lavoro dei tecnici che hanno lavorato alla messa a punto del testo, ma ieri sera non era ancora chiaro se la confederazione di Sergio Cofferati firmerà l’accordo, rientrando così in gioco dopo la rottura sul «Patto per l’Italia», o se rimarrà sull’Aventino. Per aderire all’intesa Casadio ha posto una condizione: che il governo «si impegni esplicitamente a modificare la legge» varata un anno fa (nel pacchetto dei «100 giorni»), se necessario anche ricorrendo al decreto legge. In pratica una dichiarazione di fallimento della linea seguita finora che, in effetti, ha prodotto risultati quasi nulli rispetto agli obiettivi dello stesso governo (sono emerse poche centinaia di lavoratori rispetto ai 900 mila ipotizzati dall’esecutivo nella relazione tecnica alla legge). Cgil, Cisl e Uil sono d’accordo sulle critiche alla normativa attuale: si tratta di restituire alle parti sociali (sindacati e imprese), anche attraverso atti amministrativi, la gestione delle procedure e dei percorsi di emersione, spiegano Raffaele Bonanni (Cisl) e Paolo Pirani (Uil), togliendo questi poteri al sindaco e lasciando alla legge solo la determinazione delle agevolazioni fiscali e contributive per le aziende che si mettono in regola. Ma Cisl e Uil non avanzano le condizioni della Cgil e sono più vicine all’accordo. Che in questo caso sarebbe un nuovo «accordo separato» dopo il «Patto per l’Italia» concluso il 5 luglio, che fa esplicito riferimento all’«avviso comune richiesto alle parti sociali allo scopo di promuovere ulteriori iniziative per l’emersione dell’economia sommersa», aggiungendo che questo «sarà recepito dal Governo attraverso gli atti necessari».
      Sindacati e associazioni imprenditoriali hanno già tentato l’affondo una settimana fa senza successo. Nella riunione cominciata ieri sera sono stati affrontati i tutti i nodi sul tavolo: l’estensione da 3 a 5 anni del periodo di emersione agevolato ai fini contributivi, la possibilità di sanare le irregolarità contributive fino a un pregresso di 10 anni, la regolarizzazione del lavoro prestato da immigrati irregolari. L’accordo sul sommerso dovrebbe portare a importanti modifiche sia della delibera Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica) del 6 giugno scorso sia della legge per l’emersione del 18 ottobre 2001.
      La delibera Cipe ha stabilito che la retribuzione dei lavoratori messi in regola deve essere del 70% dei minimi stabiliti dai contratti, cioè del 30% inferiore al normale. Il vincolo aveva mandato su tutte le furie i sindacati. L’intesa dovrebbe risolvere il punto riaffidando al negoziato tra le parti, a livello provinciale, la determinazione e la gestione dei percorsi di emersione. Quanto all’allungamento da 3 a 5 anni del periodo in cui, dopo l’emersione, le aziende pagano contributi ridotti, la questione potrebbe non far più parte dell’avviso comune (come nella precedente bozza) perché le parti non possono vincolare il governo su un punto che comporta un aggravio di bilancio (minori entrate), ma dovrebbe essere il governo a impegnarsi "autonomamente" in questo senso. L’intesa dovrebbe prevedere anche la regolarizzazione degli immigrati irregolari, la conferma degli incentivi all’emersione del sommerso parziale nell’edilizia (più ore dichiari meno paghi) e la proroga dei termini per le domande di emersione che, secondo la legge attuale, scadono il 10 novembre. Slitta intanto a settembre il voto finale sul disegno di legge delega sul lavoro all’esame del Senato perché sono stati presentati circa 700 emendamenti.
Enrico Marro