Sommerso, record negativo all’Italia

03/07/2004




sabato 3 Luglio 2004

RAPPORTO DEL LAVORO NERO NELL’UNIONE A 25. PEGGIO SOLO LA LETTONIA
Sommerso, record negativo all’Italia

BRUXELLES
Nella nuova Europa a 25 il lavoro nero rappresenta solo l’1,5% del pil in Austria, mentre ha pesato per il 17% in Italia, fra il 1998 e il 2001, e ha superato oltre il 20% in Grecia nel 1998. Bruxelles ha fotografato, per la prima volta, il fenomeno nell’Unione allargata con l’intento di offrire agli stati membri uno strumento utile per lottare contro il sommerso.


In cima alla lista dei paesi dove il lavoro nero è più diffuso, oltre a Italia e Grecia, ci sono anche l’Ungheria con un 16/17% del pil e la Lettonia con il 18%. Mentre si distingue per i valori più bassi, oltre all’Austria, anche la Gran Bretagna con un 2% segnalato per il 2000.


I settori di attività interessati dal fenomeno sono soprattutto quelli delle costruzioni, dell’agricoltura, del settore alberghiero e della ristorazione, oltre che dai servizi domestici. Nei dieci paesi che sono entrati a far parte dell’Ue dal 1 maggio scorso il sommerso è diffuso anche nel settore medico e nei corsi privati, così come nei servizi alle imprese. La maggioranza dei lavoratori impegnati in attività a nero sono uomini tra i 25 e i 45 anni; mentre le donne tendono a prevalere soprattutto nei settori tipici femminili e nei nuovi dieci paesi aumentano in proporzione al livello di istruzione. Sono sempre gli stati di recente ingresso nella Ue ad avere il maggior numero di lavoratori a nero tra i pensionati e tra le persone con un titolo di studio superiore.


All’Italia lo studio dà atto di aver fatto molti sforzi per combattere il fenomeno che, sfortunatamente, continua a crescere: gli ultimi dati Eurispes lo indicavano al 27% del pil per un valore stimato in oltre 300 miliardi di euro, sia per il 2003 che per il 2004. Secondo il rapporto Ue, il lavoro nero può essere combattuto solo con la combinazione di «misure preventive e repressive».