“Sommerso” Più «etnico» e terziario

21/07/2005
    giovedì 21 luglio 2005

    ITALIA POLITICA – pagina 13

    LAVORO NERO • Il Censis: diminuiscono le imprese del tutto
    «invisibili» e aumentano gli occupati irregolari

      Meno sommerso, ma più «etnico» e terziario

        ROMA • Il sommerso si trasforma: le imprese in nero diminuiscono ma aumenta l’occupazione irregolare. La vera novità, però, è il peso sempre più marcato degli immigrati sia nel sommerso di lavoro che di impresa. A fornire la nuova mappa del " lavoro nero" in Italia è l’ultima indagine condotta dal Censis per il ministero del Welfare. Il rapporto è stato redatto tenendo conto delle valutazioni di 747 testimoni qualificati, individuati tra i rappresentanti del mondo dell’impresa e del lavoro, delle istituzioni e delle professioni.

        Dalle risposte emerge con forza « una destrutturazione del sommerso » , confermata — sottolinea il Censis — dalla riduzione delle imprese totalmente in nero che scendono dal 22,3% del 2002 al 9,7% del totale delle unità produttive italiane. Il calo investe soprattutto il Centro Nord, ma coinvolge anche il Mezzogiorno che dimezza la quota di imprese sommerse passando dal 34% al 17 per cento. Paradossalmente, a determinare questa forte diminuzione è stata proprio la crisi di competitività che investe l’Italia: le imprese sommerse marginali, nonostante l’abbattimento dei costi, non sono riuscite a rimanere sul mercato. Al contrario, le imprese totalmente in nero che sono riuscite a rimanere competitive incrementano l’occupazione irregolare ( dal 12,9% al 14,2%). Così come cresce, sia pure non ancora in maniera eclatante, la quota di imprese regolari che hanno lavoratori senza contratto.

        « Rispetto ai precedenti rapporti— ha spiegato Giuseppe Roma, direttore generale del Censis— il quadro è segnato da una netta accelerazione di quei processi di destrutturazione che già da tempo si intravedevano sottotraccia, come la terziarizzazione del sommerso e la crescita delle imprese irregolari di immigrati » .

        Il 60% degli intervistati ritiene che la crescita più significativa di irregolarità si concentri proprio tra gli immigrati, che stanno peraltro dimostrando una « notevole capacità di generare imprese " etniche" » ( soprattutto nel Veneto, in Emilia Romagna e Lombardia).
        Contrariamente a quanto si potrebbe ritenere, inoltre, l’equazione « lavoro nero= clandestino » non funziona più e, infatti, il 60% di questa occupazione irregolare è costituita da stranieri con permesso di soggiorno. « Questa lenta mutazione — sottolinea il Censis — deriva dal passaggio, anche del sommerso, dai settori manifatturieri a quelli terziari » . Il nuovo sommerso si concentra prevalentemente nei servizi. Ma non solo in quelli a basso valore aggiunto ( si stima che siano 37 su cento i domestici o badanti in nero) o tradizionalmente ad alta intensità di irregolarità, come nei bar e ristoranti (22,3%), nei piccoli esercizi commerciali (17,4%) o negli agriturismi e campeggi (17,3%). Il nero oggi incide anche in quelli a più alto contenuto professionale, che hanno peraltro fatto registrare un notevole incremento occupazionale nell’ultimo triennio: l’intermediazione immobiliare (12,4%), i servizi di consulenza alle imprese ( 9,5%), i servizi informatici (8,8%) e di intermediazione finanziaria (8,8%). Dall’indagine del Censis emerge anche che questo « nuovo sommerso » tende a presentarsi sotto forma di evasione diffusa ( contributiva e fiscale) e di irregolarità di lavoro, comprendendo anche l’utilizzo improprio degli strumenti di flessibilità come i contratti a progetto.

        Per combattere l’irregolarità oltre il 40% degli intervistati (46,8% al Sud) suggerisce di « accrescere le agevolazioni per le assunzioni » ; il 39,3% chiede, invece, di aumentare l’efficacia del controllo e dell’azione di repressione » ( soprattutto nel Nordovest: 46,4%), mentre il 31,2% propone di introdurre la possibilità di scaricare l’Iva su alcune tipologie di spesa o accrescere la gamma delle spese detraibili.

        « Il sommerso rappresenta una quota oscillante tra il 15% e il 17%, un valore che ammonta a 180 200 miliardi di euro » , ha detto il direttore generale di Confindustria, Maurizio Beretta intervenendo alla presentazione del rapporto. Secondo Beretta « il primo elemento di contesto sul quale bisogna intervenire in tempi stretti è il cuneo fiscale, riportandolo a una dimensione fisiologica e non patologica » . A rappresentare i sindacati è stato il segretario generale della Cisl, Savino Pezzotta, il quale ha sostenuto che serve « un patto di azione tra sindacati, imprese e istituzioni per combattere il lavoro nero: noi siamo pronti a fare la nostra parte » . Sia Beretta che Pezzotta condividono l’intenzione espressa dal Governo nel Dpef di ridurre l’evasione fiscale e contributiva. Un traguardo che il sottosegretario al Welfare, Maurizio Sacconi, ha definito « verosimile » , perché, ha sottolineato concludendo il dibattito cui hanno partecipato anche il direttore generale dell’Inail, Maurizio Castro e il direttore della vigilanza dell’Inps, Stefano Pantalei, « molto lavoro è stato fatto, a partire dalla riforma dei servizi ispettivi contenuta nella legge Biagi » .