Sommerso, parte la stretta sui controlli

23/05/2002





Maroni e Tremonti smentiscono scontri nel Governo: la prossima settimana il Cipe definirà il piano per inasprire le verifiche
Sommerso, parte la stretta sui controlli
Fini: occorre fare di più – Per Marzano vanno aumentati gli incentivi – I sindacati: la legge non va, è necessario invertire la rotta
ROMA – «Sul sommerso non c’è nessuno scontro nel Governo. C’è solo il tentativo mediocre e un po’ patetico dell’opposizione che arranca senza argomenti». Per Roberto Maroni, ministro del Welfare, le presunte divergenze con il collega dell’Economia, Giulio Tremonti, sono dunque pura fantasia: «Ho parlato con Tremonti – aggiunge – e tutti e due condividiamo la necessità che il sommerso sia il cancro da combattere, che i provvedimenti del Governo sono stati presi subito, che il Governo ha dimostrato una grandissima attenzione e che c’è moltissimo da fare». A stretto giro di posta Tremonti conferma: «Concordo pienamente con il ministro del Welfare Roberto Maroni – si legge in un comunicato stampa di via XX settembre – l’ipotesi di uno scontro tra di noi, fatta dall’opposizione mi è sembrata davvero curiosa. Ed anche inopportuna, poiché la materia del sommerso è troppo seria per essere poco seriamente strumentalizzata da inutili polemiche politiche». E il ministro dell’Economia intervenendo a Chioggia in un comizio elettorale ha aggiunto: «Alla prossima riunione del Cipe (probabilmente giovedì 30, ndr) insieme al ministro Maroni presenteremo un piano per contrastare davvero il sommerso, come non è stato finora». Si tratta del programma (previsto dalla legge a partire dal 6 maggio) che consente, tra l’altro di avvalersi del controllo incrociato dei dati. Tremonti ribadisce che la crescita del gettito registrata tra novembre e dicembre è stata prodotta da un’emersione spontanea («nessuno paga in più per falsificare le statistiche»). «Probabilmente, – ha spiegato – è stata l’azione congiunta di vari fatti: il clima di fiducia, l’attenzione al sommerso, l’annuncio che ne avremmo fatto oggetto di controlli, gli spot in Tv». E a ribadire l’inesistenza di eventuali divergenze non sono stati solo i diretti interessati. Gianfranco Fini ha definito quello tra Tremonti e Maroni una «polemica apparente». Per il vicepresidente del Consiglio, però, nonostante le leggi ad hoc varate dal Governo, ora «occorre fare ancora di più perché il lavoro nero è un fenomeno, soprattutto nel meridione, talmente diffuso da mettere a repentaglio la stessa coesione della società». Un’opinione condivisa anche dal ministro delle Attività produttive, Antonio Marzano, che pur ritenendo «non soddisfacenti» i risultati prodotti attraverso la nuova legge contro il nero ha confermato l’esistenza di un’emersione parallela. Per Marzano serve però «potenziare gli incentivi all’emersione, riformare il mercato del lavoro, liberando le imprese che emergono dal vincolo dei 15 addetti, e controllare il territorio, scovando le imprese sommerse». L’impegno a «fare di più» di Fini lascia dunque aperta l’ipotesi che nelle prossime settimane il Governo possa assumere nuove iniziative contro il nero. Maroni ha parlato esplicitamente nei giorni scorsi di un piano nazionale che coinvolga direttamente tutte le parti sociali. E il presidente del Cnel, Pietro Larizza, ha risposto dichiarando che proprio il Comitato nazionale dell’economia e del lavoro potrebbe rappresentare la sede istituzionale per portare avanti il confronto di tutte le parti sociali e delle associazioni territoriali «per mettere a punto un avviso comune sulle strategie per l’emersione da trasmettere al Governo». Una proposta condivisa anche dal numero due della Cgil, Guglielmo Epifani: «Il Governo cestini la legge – ha detto – ripartiamo dalle esperienze di tutte le parti datoriali, professionali e sindacali ed arriviamo ad una soluzione condivisa e a beneficio di tutti». E contro la legge si scaglia anche la Cisl. Per Raffaele Bonanni la nuova disciplina è un «vero flop». Al Governo la Cisl chiede di «invertire la tendenza e non premiare coloro che trasgrediscono, ma premiare le imprese che hanno tenuto un buon comportamento. I trasgressori vanno isolati altrimenti una volta finiti i vantaggi si inabisseranno di nuovo, come è accaduto in precedenza». Solo in questo modo, secondo Bonanni, si potrà aggredire quel «30% di nero che è la vera "gobba" del Paese». Ma anche riguardo alle cifre ci sono opinioni divergenti. Il sottosegretario all’Economia, Vito Tanzi, intervenendo ieri al Cnel, ha detto di ritenere poco credibile «un’economia sommersa di entità superiore al 15% dichiarato dall’Istat, altrimenti vorrebbe dire che siamo il Paese più ricco del mondo». Tanzi ha per altro smentito che la stima di un’economia sommersa pari al 27% del Pil sia attribuibile al Fmi: «Si è trattato solo di uno studio condotto da un economista esterno al Fmi».

Barbara Fiammeri
Mercoledí 22 Maggio 2002