Sommerso, obiettivi falliti

14/06/2005
    martedì 14 giugno 2005

      ECONOMIA ITALIANA – pagina 15

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        Secondo un’indagine Unioncamere le leggi per favorire l’emersione non hanno prodotto risultati
        Sommerso, obiettivi falliti

          Hanno funzionato, invece, interventi indiretti come il credito d’imposta e la denuncia all’Inail

            BARBARA FIAMMERI

            ROMA • Tutte le leggi che hanno puntato dritto contro il sommerso si sono rivelate un fallimento. Eppure, in questi ultimi anni, un’emersione anche significativa di lavoro nero c’è stata. A provocarla, però, sono stati interventi nati per altri scopi: la denuncia nominativa all’Inail, il credito d’imposta sull’occupazione, lo sgravio fiscale per le ristrutturazioni edili, il prestito d’onore per i disoccupati. La conferma arriva da una recentissima indagine sulle politiche di emersione realizzata per conto di Unioncamere dalla C. Borgomeo& co. che evidenzia i risultati conseguiti dai diversi interventi legislativi partoriti negli ultimi anni.

            È il racconto dettagliato di quanto è avvenuto in questi anni sulla base dei dati prodotti dai diversi interventi. Un’analisi che giunge in concomitanza con le nuove ipotesi di lotta al sommerso, che si affacciano in questi giorni alla vigilia del varo del Dpef. Le cifre del " nero", dell’economia illegale in Italia sono ancora da record, come ha ricordato anche ieri il presidente di Confindustria, Luca Cordero Montezemolo. La quota di sommerso stimata dall’Istat è compresa a livello nazionale tra il 15,2% e il 16,9% del Pil ( 2000); nel 1992 la forchetta oscillava tra il 12,9% e il 15,8 per cento. Forti sono poi le differenze a livello territoriale e in particolare nelle Regioni del Mezzogiorno dove il tasso di irregolarità è tra il 25 e il 30 per cento.
            Il rapporto Borgomeo Unioncamere suddivide le misure contro il nero in due grandi ripartizioni: strumenti nazionali diretti e strumenti indiretti di emersione. Tra i primi rientra anche la Bossi Fini per la regolarizzazione degli extracomunitari. Apparentemente la platea raggiunta è molto ampia ( oltre 700mila le domande di regolarizzazione presentate). Tuttavia, questa legge fin dall’inizio è apparsa più come uno strumento di ordine pubblico che come una misura finalizzata all’emersione tant’è che — come sottolinea il rapporto — non c’è stato alcun collegamento con le strutture che si occupano di emersione a livello nazionale o locale. E così, una volta terminata la prima fase relativa alla concessione del permesso di soggiorno, è risultata difficile tanto la « tracciabilità » dei regolarizzati ( molti datori di lavoro non sanno più che fine abbiano fatto i loro ex dipendenti) che le « correlate » iniziative di espulsione. Si è trattato dunque di un intervento una tantum non strutturale.

            Ma il vero fallimento c’è stato con la legge 383 del 2001 per la regolarizzazione del lavoro nero. Nonostante i diversi aggiuntamenti e le riscritture intervenute in corso d’opera, la più nota legge contro il sommerso partorita dall’attuale Governo è stata utilizzata da appena 5mila lavoratori. A poco è servito il battage pubblicitario che ha scandito le tappe per la presentazione delle dichiarazioni. Così come il parellelo Piano straordinario di accertamento che avrebbe dovuto intimorire i trasgressori ( 2.002 le posizioni riscontrate dall’Agenzia delle Entrate che ha sanzionato le irregolarità ma non ha prodotto l’emersione degli stessi lavoratori e analogo l’effetto degli accertamenti Inps). Tra le cause che hanno determinato l’insuccesso gli analisti della C. Borgomeo & co. individuano: la duplicazione di strutture con scarso peso sul territorio e « il continuo protrarsi dei termini di scadenza » che hanno provocato incertezza affievolendo allo stesso tempo anche il timore di sanzioni e controlli.

            Tra le misure « indirette » per favorire l’emersione ha invece funzionato l’introduzione della Denuncia nominativa all’Inail, che ha prodotto nel giro di pochissimi mesi 600mila nuove posizioni lavorative di cui si deduce che almeno il 50% siano frutto di emersione di lavoro non regolare ( prima della denuncia obbligatoria l’iscrizione spesso avveniva solo al momento dell’infortunio, tant’è che gran parte degli incidenti stranamente si verificava il primo giorno di lavoro).

            Anche il credito d’imposta sull’occupazione ha prodotto emersione di nero. Infatti il bonus è stato utilizzato, nonostante la congiuntura economica negativa, in modo rilevante « al punto da indurre il Governo a produrne un razionamento » .

              L’indagine Unioncamere in questo caso non fa stime, limitandosi a rilevare che questa può essere dedotta tenendo conto che il 90% dei beneficiari è rappresentato da piccole e piccolissime imprese di cui una percentuale elevatissima con zero dipendenti, il che fa pensare che prima fossero sommersi.