Sommerso, l’emersione ha fatto flop

27/02/2003




Giovedí 27 Febbraio 2003
NORME E TRIBUTI


Sommerso, l’emersione ha fatto flop

Domani scade il termine per la consegna delle proposte dei datori di lavoro ai Comitati provinciali – Escluse nuove proroghe


MILANO – Si avvia verso il fallimento l’operazione sommerso lanciata da Governo e parti sociali. Domani, venerdì 28 febbraio, scade il termine per presentare le dichiarazioni di emersione progressiva ai Cles (Comitati per il lavoro e l’emersione del sommerso). Ma fino a oggi i progetti depositati sono poco più di una sessantina. A poche ore dalla scadenza del termine ci si aspetta un rush finale, ma non si andrà molto oltre quota cento, nella più rosea delle previsioni. I lavoratori in uscita dall’irregolarità saranno allora solo poche centinaia. Numeri così deludenti da far ritenere addirittura inutile una proroga. I dati sull’operazione sono sostanzialmente confermati dal responsabile nazionale dei Cles, Paolo Pennesi: «L’ultimo monitoraggio, di giovedì scorso, registrava 53 piani depositati. Poi si è avuta un’accelerazione, mi risulta che un’altra ventina di progetti siano stati presentati a Roma, e qualche altro ancora nelle province meridionali, ma di certo ci si aspettava uno sforzo maggiore». Tanto per fare qualche esempio, fino a ieri nessun progetto era stato ancora presentato al Cles di Caltanissetta, sebbene ci si attenda l’arrivo di otto piani fra oggi e domani, tutti formulati da imprese artigiane, per una ventina di addetti coinvolti. Nessun piano neppure ad Agrigento e Siracusa. Dall’altra parte dello Stretto le cose non vanno molto meglio. A Crotone un’impresa edile ha presentato l’unico piano depositato al Cles fino a ieri: farà emergere cinque lavoratori. A Catanzaro i progetti sono sei, due arrivati proprio ieri mattina, con 44 addetti coinvolti. «Ma per convincere le imprese – raccontano al Cles – abbiamo dovuto faticare non poco». Per fare un ultimo esempio, nessun piano è stato depositato a Vercelli. Non nasconde la propria delusione Luca Meldolesi, presidente del Comitato per l’emersione del lavoro non regolare. «Ci si aspettava di più, ma ci si aspettava anche gli accordi tra le parti sociali, che però non ci sono stati». Una parte dell’operazione contro il sommerso era legata proprio al raggiungimento di accordi di riallineamento salariale a livello provinciale fra associazioni datoriali e dei lavoratori. «Finora – dice Meldolesi – ne sono stati siglati solo tre: a Catanzaro (sottoscritto da tutte le organizzazioni), a Brindisi e a Lecce (entrambi firmati, per parte sindacale, solo da Cisl e Uil, con la defezione della Cgil). Questo – prosegue Meldolesi – è uno dei fattori frenanti. La conseguenza di questo stato di cose è che non ci sarà nessuna proroga dei termini. Non c’è dubbio che sia stato un fallimento». L’intenzione, dunque, è chiudere con la legge 383/2001, il provvidemento varato nei primi 100 giorni del Governo Berlusconi che ha ispirato lo sforzo per l’emersione del lavoro irregolare. Aggiunge Meldolesi: «In realtà non mi sono mai illuso troppo. Le grandi campagne pubblicitarie sono servite soprattutto a tenere alta l’attenzione. E il problema ora è proprio questo, mantenerla alta anche senza la 383, perché l’impegno a spingere alla regolarità resta». Via, dunque, alla politica del bastone. Proprio alla vigilia della scadenza dei termini per la presentazione dei piani ai Cles, il Governo ha annunciato l’intenzione di mettere sotto osservazione i settori dell’edilizia, dell’agricoltura e del turismo, considerati i più a rischio in termini di lavoro nero. Lo ha detto il sottosegretario al Welfare Maurizio Sacconi, a margine del convegno «Sostenibilità di impresa: il modello italiano», svoltosi alla Luiss di Roma. «Nei prossimi giorni convocheremo – ha detto Sacconi – un tavolo nazionale di riferimento per l’attività permanente dei Cles. Questo tavolo sarà la somma del tavolo della parti sociali con il Comitato Meldolesi. Nella sua prima riunione mi auguro che questo tavolo confermi tre focus: su edilizia, agricoltura e turismo, i tre ambiti che il Censis indica come quelli a maggiore rischio sommerso». Per i tre settori si tratta di «sviluppare – ha aggiunto Sacconi – un più forte controllo sociale. Ad esempio, in edilizia stiamo pensando di estendere alla committenza privata la certificazione di congruità dei versamenti contributivi dell’impresa che realizza l’opera». Il lavoro dei Cles non terminerà con la scadenza di domani. Questi organismi doranno infatti esaminare i pochi piani presentati e avranno 60 giorni di tempo per approvarli, ma l’ok potrà arrivare anche successivamente purché in tempo utile a consentire agli imprenditori di presentare la dichiarazione di emersione entro il 15 maggio 2003.
GIANLUCA DI DONFRANCESCO
MARCO PERUZZI