Sommerso: le Commissioni territoriali raddoppiano

04/07/2002


Giovedí 04 Luglio 2002



Le Commissioni territoriali raddoppiano
ROMA – La lotta al lavoro sommerso rilancia le Commissioni regionali e provinciali e i tutori per l’emersione. Dallo scorso anno le prime sono più che raddoppiate, passando dalle 31 istituite nella primavera 2001 alle attuali 79, mentre dei secondi ne sono stati nominati 39 sui 65 previsti e sono state avviate le procedure per la nomina di altri sei. Sono anche questi i primi effetti concreti delle nuove disposizioni per l’emersione del lavoro sommerso introdotte dalla legge 383/2001 e, soprattutto, dall’ampliamento di quelle regole deciso con il decreto legge 12/2002 (convertito nella legge 73/2002). Quest’ultimo provvedimento, infatti, ha attribuito alle Commissioni regionali e provinciali un importante compito nel processo di emersione progressiva: una procedura che, rispetto a quella automatica, si caratterizza, oltre che per l’anonimato, per la possibilità di proporre al sindaco un piano per la progressiva regolarizzazione (in un tempo non superiore comunque a 18 mesi, prorogabili a 24) di violazioni diverse da quelle fiscali e previdenziali e per il progressivo adeguamento agli obblighi previsti dai contratti collettivi nazionali di lavoro in materia di trattamento economico per i lavoratori che si intendono far emergere. In quest’ultimo caso il sindaco dovrà sottoporre la questione al parere non vincolante delle Commissioni provinciali o regionali sul lavoro irregolare, se istituite. Se entro 15 giorni la commissione non si esprime o non risulta istituita, il sindaco dovrà pronunciarsi entro 45 giorni dalla presentazione del piano (il cui termine è fissato al 30 settembre 2002). Guarda caso, proprio in coincidenza con l’entrata in vigore di queste disposizioni i soggetti che dovrebbero guidare le aziende all’emersione sono più che raddoppiati. Le Commissioni regionali e provinciali sono passate dalle 31 della primavera 2001 alle attuali 79 (77 già operative, due in fase di costituzione) e altre ancora sono ai nastri di partenza. Ce ne sono ormai dovunque (si veda la tabella qui sopra), anche se dall’elenco spicca la mancanza di Lombardia e Veneto, ma è al Sud la concentrazione maggiore. L’attivazione delle Commissioni rappresenta, secondo il Governo, un tassello fondamentale per la lotta al lavoro nero. Delle commissioni fanno parte rappresentanti delle parti sociali e delle istituzioni locali che dovrebbero consentire di adottare sul territorio gli strumenti più idonei per l’emersione. I membri che le compongono sono infatti 15: sette designati dalle amministrazioni pubbliche competenti in materia e otto designati, in maniera paritetica, dalle organizzazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale. Le Commissioni, poi, possono avvalersi di esperti e coordinarsi con le direzioni provinciali del Lavoro. Come previsto dall’articolo 78, comma 4 della legge 448/98, le Commissioni, istituite presso le Camere di commercio, hanno compiti di analisi del lavoro irregolare a livello territoriale, di promozione, di collaborazioni e intese istituzionali, di assistenza alle imprese, finalizzata in particolare all’accesso al credito agevolato, alla formazione o alla predisposizione di aree attrezzate, che stipulano contratti di riallineamento retributivo «anche attraverso la presenza di un apposito tutore». Il compito di questi ultimi (39 quelli già nominati) consiste invece nell’analisi del lavoro irregolare a livello territoriale, nella promozione di collaborazione e intese istituzionali e con le parti sociali, nella consulenza agli imprenditori per favorire l’emersione, in particolare la consulenza per le domande di regolarizzazione. Tra le principali iniziative più recentemente intraprese dalle Commissioni va in primo luogo segnalato il caso di Messina. Ai 108 Comuni della Provincia sono stati inviati dei pieghevoli, predisposti dal tutor, con una sintesi pratica del piano per l’emersione. L’invio dei pieghevoli è accompagnato da una lettera in cui la Commissione evidenzia la propria «disponibilità a intraprendere una fattiva collaborazione in vista di ulteriori iniziative a sostegno dell’emersione del lavoro non regolare». Non solo. In Calabria è stato sottoscritto un protocollo d’intesa tra la Commissione regionale, i presidenti dei Piani integrati territoriali, l’Associazione dei Comuni e l’Uncem per l’inserimento della questione dell’economia sommersa nella programmazione regionale. Sulla stessa materia la Commissione regionale e le Commissioni provinciali della Puglia hanno predisposto una bozza di protocollo d’intesa con le prefetture, il Comitato nazionale per l’emersione, le direzioni regionali del Lavoro, l’Inps, l’Inail, l’agenzia delle Entrate, l’assessore regionale alla Sanità e i tutori per l’emersione. E, nella stessa regione, è stata avviata una consistente campagna informativa sull’emersione dal lavoro sommerso presso tutti gli enti locali.