Sommerso, la doppia scadenza complica l’operazione-rilancio

25/11/2002




          23 novembre 2002

          NORME E TRIBUTI


          Sommerso, la doppia scadenza complica l’operazione-rilancio

          Regolarizzazioni – La scelta della «progressiva» preclude quella «automatica»


          Viene definitivamente completato il quadro per l’emersione del lavoro in nero con il via libera del Senato al decreto legge 210/02 (si veda «Il Sole-24 Ore» di ieri). Il provvedimento (integra e modifica la legge 383/2001), in vigore dallo scorso 26 settembre, si è occupato, sostanzialmente, della rivisitazione della cosiddetta emersione "progressiva", spostandone il termine ultimo di scadenza al 15 maggio 2003; al contrario, resta confermata al 30 novembre prossimo la scadenza dell’emersione "automatica" (si veda anche «Il Sole-24 Ore» del 18 novembre). La procedura progressiva. L’emersione personalizzata, alternativa e opzionale rispetto a quella "automatica", prevede la presentazione ai Comitati per il lavoro e l’emersione del sommerso (Cles), di un programma individuale di emersione finalizzato (se richiesto) a regolarizzare anche specifiche violazioni di obblighi previsti dalla normativa vigente in materie diverse da quelle fiscali e previdenziali oltre alla possibilità di proporre un «riallineamento progressivo» delle retribuzioni dei lavoratori regolarizzati rispetto ai minimi dei Ccnl. Prima, invece, l’organo preposto alla valutazione della fattibilità del piano di emersione era il sindaco del Comune ove viene svolta l’attività. Resta comunque invariato, per i datori di lavoro interessati alla "progressiva", l’obbligo di attivarsi con almeno 65 giorni di anticipo rispetto al termine ultimo concesso (quindi entro il 28 febbraio 2003), per dare la possibilità ai Cles di verificare la bontà del piano nel rispetto della legge e degli accordi sindacali. I Cles. I Comitati sono istituiti in ogni capoluogo di provincia presso le Direzioni provinciali del lavoro e sono composti da 16 delegati provenienti dal ministero del Lavoro, dagli enti previdenziali, dalle Asl, dai Comuni, dalle Regioni, dagli Uffici territoriali del Governo e dalle rappresentanze sindacali maggiormente rappresentative. Visti i numerosi enti che dovranno attivarsi per la nomina dei rappresentanti, il legislatore ha inteso bene concedere l’operatività anche ai Cles che non raggiungeranno le 16 unità, a condizione che entro il 30 ottobre 2002 siano stati nominati la metà più uno dei componenti. La presentazione al Cles del piano individuale di emersione deve essere effettuata, come già detto, entro il 28 febbraio 2002, anche tramite un intermediario. Tenuto conto che le funzioni di segreteria dei Cles saranno svolte dalle Direzioni provinciali del lavoro e ritenendo ancora valide le modalità operative dettate dell’amministrazione pubblica prima del Dl 210/02 ove applicabili, la proposta presumibilmente potrà essere spedita con lettera raccomandata con avviso di ricevimento ovvero essere presentata direttamente alla Direzione provinciale del lavoro competente. Al riguardo, si fa presente che deve essere inoltrato un distinto piano individuale a ciascun Cles ove ha sede l’unità produttiva, intesa come luogo o locali nei quali si svolge in concreto l’attività aziendale o professionale e nei quali sono impiegati lavoratori irregolari. Inoltre, nel l’ipotesi in cui nell’ambito della medesima provincia vi siano più unità produttive, il piano di emersione deve riferirsi a tutte le unità produttive irregolari ubicate nella provincia stessa. In sostanza, per tutte le unità produttive site nell’ambito della medesima provincia deve essere esperita la procedura progressiva ovvero, in alternativa, la procedura di emersione automatica. Termini differenti. Il mantenimento delle scadenze diverse tra le due procedure causerà, purtroppo, una seria problematica; essendo l’emersione progressiva alternativa rispetto a quella automatica, nel caso in cui i Cles respingano il piano di emersione presentato dal datore di lavoro, quest’ultimo non potrà più avvalersi dell’emersione automatica, per fruire almeno degli effetti fiscali e previdenziali, in quanto i termini dell’emersione automatica risulteranno a quel punto scaduti. C’è da aspettarsi così un’ulteriore insuccesso della sanatoria, in quanto difficilmente i datori di lavoro saranno disposti a esporsi sapendo che, negato il loro piano di emersione, non avranno aperta più alcuna finestra ai fini della regolarizzazione. Paolo Rossi