Sommerso, fallisce l’incentivo

29/01/2001

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Sabato 27 Gennaio 2001
italia – economia
—pag—11


I contratti di riallineamento contro il lavoro nero non decollano: mancano le intese a livello locale e si perde il bonus sui nuovi assunti.
Sommerso, fallisce l’incentivo.
Aiuti ad effetto boomerang: penalizzato chi si regolarizza.
Padoa Schioppa rilancia: salari differenziati

ROMA A poche settimane dal varo, il pacchetto per l’emersione del lavoro nero rischia di naufragare. A Brindisi e Lecce, le due province che da sole raccolgono la stragrande maggioranza dei contratti di riallineamento varati negli anni scorsi, si respira aria di rivolta. Il confronto tra organizzazioni sindacali e imprenditoriali è appena cominciato ma già è evidente che l’applicazione delle norme contenute nella Finanziaria è tutt’altro che facile. Non solo: le diverse interpretazioni stanno provocando una spaccatura tra i sindacati e già si ventila l’ipotesi di accordi separati, ovvero senza la firma della Cgil.

La difficoltà di garantire la sopravvivenza delle aziende che per prime si sono accollate il costo della regolarizzazione, da un lato, e l’impossibilità per chi sottoscrive i contratti di riallineamento di usufruire delle agevolazioni previste per tutte le altre imprese, è all’origine della rivolta delle due province pugliesi.

Quest’ultimo aspetto, per altro, riguarda tutte le aziende che hanno già o vorranno sottoscrivere i contratti. Una volta iniziato il periodo di riallineamento, che è stato portato a cinque anni, le imprese che aumenteranno il numero degli occupati non potranno contare sul credito d’imposta sui nuovi assunti che la Finanziaria restringe esclusivamente all’applicazione dei contratti collettivi nazionali. Pertanto, se le aziende avranno in corso contratti di riallineamento, per gli eventuali nuovi assunti non potranno beneficiare né degli sgravi per i lavoratori in nero (che vengono individuati al momento della sottoscrizione dell’accordo) né di quelli per i nuovi assunti previsti per tutte le altre imprese.

«Il legislatore e il Governo hanno dunque deciso di considerare di serie B le aziende che emergono — commenta Bartolomeo Alemanno, responsabile delle relazioni industriali all’Assindustria di Brindisi — che non beneficiano del credito d’imposta così come delle agevolazioni sul part time e probabilmente del bonus fiscale per i nuovi investimenti. Se non interverranno in tempi rapidi risposte positive, è facile prevedere che le nuove norme sull’emersione non avranno alcun appeal, anzi spingeranno molte aziende a reimmergersi».

La necessità di chiarimenti in «tempi rapidi» non è fuori luogo. Il 5 ottobre prossimo scade infatti il termine concesso dalla Finanziaria, su indicazione della Ue, per sottoscrivere i nuovi contratti di riallineamento che, come ha detto più volte il commissario all’Antitrust, Mario Monti, saranno anche gli ultimi. Ad insistere per ottenere da Bruxelles una riapertura del confronto sul Mezzogiorno è stato invece il candidato premier del Polo, Silvio Berlusconi, che in caso di vittoria ha anticipato di voler sostenere a Bruxelles «un braccio di ferro per ottenere che si possa attuare per il Sud una disciplina fiscale diversa rispetto al Centro e al Nord».

Per ora la differenza con il Centro-Nord è l’applicazione dei contratti di riallineamento che consentono retribuzioni inferiori a quelle pattuite a livello nazionale. Gli accordi devono essere sottoscritti su base provinciale e consentono di decidere la retribuzione di partenza e il percorso di riallineamento. I vecchi contratti scadranno per lo più a dicembre del 2001 in quanto nel settore tessile-calzaturiero (che è quello che ha trainato la sottoscrizione degli accordi) è già stata prevista una prima rimodulazione nel ’98. Gli imprenditori avranno di fatto solo la possibilità di usufruire del conguaglio sui contributi non corrisposti all’Inps negli anni successivi alla scadenza triennale dei vecchi contratti e non dei nuovi sconti previsti dalla Finanziaria per le nuove intese. Confindustria, Cisl e Uil puntano per questo a chiudere immediatamente i vecchi contratti consentendo alle aziende di cominciare un nuovo percorso di riallineamento al pari delle altre imprese. «È assurdo — dice Stefano Ruvolo, segretario dei tessili della Cisl — che siano penalizzate proprio le imprese che per prime hanno deciso di correre il rischio della regolarizzazione e che in questi anni hanno faticato non poco per sosterne i costi».

Ma la Cgil non è d’accordo. «Gli impegni devono essere rispettati nella loro generalità — sottolinea Concetta Somma della Cgil di Brindisi — mentre ogni volta si torna a parlare solo di deroghe a diritti dei lavoratori. Noi siamo disponibili a un’intesa ma attenzione: se alcune imprese non riescono a sostenere i costi della regolarità è perché nonostante il sacrificio dei lavoratori non sono riuscite a diventare competitive, non hanno spinto per rafforzarsi magari consorziandosi, producendo per conto proprio e liberandosi dal cappio di commesse sempre meno remunerative».

Il problema dell’unitarietà dei salari è, invece, secondo il rappresentante della Bce Tommaso Padoa Schioppa, all’origine del divario occupazionale tra Nord e Sud che ha rappresentato una vera e propria «illusione».

Nessuno ancora lo dice ufficialmente, ma l’ipotesi di accordi separati sui contratti di riallineamento è abbastanza verosimile. «La possibilità di offrire ai sottoscrittori dei vecchi accordi una via d’uscita non onerosa è un impegno irrinunciabile — ribadisce Angelo Costantini dell’Assindustria di Lecce — noi puntiamo a sottoscrivere accordi che partano tutti dall’80-85% della retribuzione (i contratti degli anni scorsi prevedevano il 60%, ndr) in modo da non introdurre regimi differenziati. È ovvio però che le imprese già in riallineamento devono avere la possibilità di chiudere i contratti attuali per poter accedere ai benefici di cui non hanno potuto usufruire». A Lecce il confronto è iniziato solo ieri. Il segretario della Cgil, Biagio Malorgio, dice che al momento «non c’è alcuna divisione tra le organizzazioni sindacali, quel che serve, invece, è un chiarimento da parte dell’Inps e del ministro del Lavoro sulle modalità di attuazione della nuova normativa che è difficilmente applicabile».

—firma—Barbara Fiammeri