Sommerso e Tremonti, un sì blindato

19/09/2001

Il Sole 24 ORE.com



    I «100 giorni» – Al termine di un vertice fra Governo e maggioranza la decisione di approvare senza modifiche il disegno di legge

    Sommerso e Tremonti, un sì blindato
    Confindustria: serve un quadro normativo certo – I sindacati: approvare i ritocchi concordati
    Barbara Fiammeri
    ROMA – La manovra dei 100 giorni resta blindata. La conferma è arrivata ieri sera a Montecitorio dopo un incontro in commissione Finanze tra il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, e i capigruppo della maggioranza. Il progetto, ha spiegato lo stesso Tremonti, verrà approvato senza modifiche dalla Camera mentre il Governo predisporrà uno «strumento opportuno, veloce ed efficace» per inserire le modifiche concordate con le parti sociali. «Tremonti – ha sottolineato il vice-presidente della commissione Finanze della Camera, Maurizio Leo – ha usato parole convincenti per dire che il provvedimento deve subito entrare in vigore. Un ordine di scuderia sul quale non possiamo che trovarci d’accordo». Il Governo è dunque intenzionato a ottenere il sì definitivo del Parlamento sulla Tremonti bis e le norme per l’emersione entro la metà di ottobre (la discussione in aula alla Camera comincerà l’8). Contestualmente all’approvazione del disegno di legge verrà emanata anche la circolare attuativa che renderà applicabile la Tremonti bis già a metà del mese prossimo e, probabilmente, il decreto legge contenente le modifiche concordate con le parti sociali. L’ipotesi del decreto è la più probabile perché garantirebbe l’immediata vigenza anche delle modifiche al Ddl ma non è nemmeno escluso un intervento in Finanziaria: in ogni caso la commissione Finanze ratificherà in uno o più ordini del giorno le proposte di modifica da introdurre successivamente. Ad anticipare l’orientamento del Governo era stato il sottosegretario all’Economia, Daniele Molgora, che insieme a Tremonti, ha partecipato all’incontro con i capigruppo. Incontro preceduto da una lunga seduta della commissione nella quale sono stati ascoltati in un’audizione informale i rappresentanti di Confindustria, sindacati, commercianti e artigiani. Le parti sociali hanno ribadito le richieste di modifica al provvedimento. In particolare il direttore generale di Confindustria, Stefano Parisi, ha sottolineato la necessità di un «quadro normativo certo» che offra ampie garanzie a imprenditori e lavoratori. «Non importa quale sarà lo strumento tecnico adottato – ha detto Parisi – quel che è indispensabile è che ci siano norme certe e stabili». Sulla Tremonti bis Confindustria chiede chiarimenti tecnici e l’estensione delle agevolazioni a tutti gli investimenti di quest’anno e non solo quelli effettuati a partire dal 30 giugno. Ma gli industriali si sono soffermati soprattutto sulle norme per l’emersione. «Questo provvedimento non è un esperimento ma è l’ultima chance per far emergere il nero»: ecco perché, ha aggiunto Parisi, è indispensabile un avvio parallelo e contemporaneo tanto delle norme che incentivano l’emersione quanto delle misure per combattere il nero. Quanto alle modifiche da apportare al testo l’associazione degli industriali chiede che ai lavoratori sia riconosciuta la possibilità di ricostruire la posizione contributiva nei dieci anni precedenti l’emersione (il testo attualmente ne prevede al massimo cinque). Le imprese, invece, dovrebbero poter contare sul prolungamento da tre a cinque anni del periodo di emersione. In questo modo si eviterebbe alle aziende lo shock del ritorno alla legalità con un innalzamento più graduale delle aliquote che passerebbero dall’8% del primo anno al 25% del quinto. E anche a questo proposito Parisi è tornato a insistere sulla necessità di un quadro certo che consenta «alle aziende che emergono di conoscere preventivamente quale sarà il livello di pressione fiscale e contributiva che dovranno sostenere quando avranno completato il percorso di emersione». In altre parole, perché la lotta al sommerso abbia effetto occorre che fin da ora il Governo indichi chiaramente le tappe per una riduzione strutturale dei costi contributivi e fiscali. Richieste di modifiche al testo votato dal Senato sono state ribadite anche da Cgil, Cisl e Uil e dall’Ugl. «Il Governo raccolga e integri gli emendamenti al testo del disegno di legge. Perchè se il provvedimento resta così com’è – ha detto il vicesegretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, – non funzionerà poiché, non crea convenienze ed è destinato a non incidere, anche in prospettiva delle ricadute sui saldi di finanza pubblica». Cgil, Cisl e Uil lamentano soprattutto il mancato rispetto degli impegni da parte del Governo che all’inizio di agosto aveva ufficialmente inviato alle parti sociali il testo degli emendamenti. «Troviamo strano e scorretto che il ministro – ha detto il segretario generale aggiunto della Uil, Adriano Musi – non ci faccia sapere esattamente come intende rispettare gli impegni assunti sul sommerso». In particolare, il numero due della Uil sottolinea che «chiedere al lavoratore di pagare i contributi evasi dal datore è quantomeno anomalo. Al lavoratore si può chiedere solo la sua parte di contribuzione come prevede l’emendamento a un testo che è contrario a qualsiasi norma e alla giurisprudenza dei tribunali». Sulla stessa lunghezza d’onda il segretario generale della Cisl, Savino Pezzotta: «Noi siamo d’accordo sull’emersione, ma gli emendamenti concordati con il Tesoro e con il ministero del Lavoro non sono stati recepiti. E certo questo è un elemento critico». Perplessità alle quali il Governo ha risposto confermando gli impegni presi.
    Mercoledí 19 Settembre 2001
 
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