Sommerso e minori: unico allarme.

23/11/2000

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Giovedì 23 Novembre 2000 italia – lavoro
Entra in vigore la convenzione Ilo contro lo sfruttamento dei baby-lavoratori.

Morese annuncia: tolleranza zero. Sommerso e minori, unico allarme. Averna rilancia l’urgenza di un piano per creare condizioni di emersione e legalità

ROMA. Tolleranza zero contro lo sfruttamento dei minori. Ad annunciare la linea dura del Governo è stato ieri il sottosegretario al Lavoro Raffaele Morese, durante il convegno organizzato dall’Ilo (International labour office) per presentare la convenzione contro il lavoro minorile, entrata in vigore lo scorso 19 novembre e ratificata già da 50 Paesi. «I nuovi mille ispettori del lavoro, la cui assunzione è prevista in Finanziaria, si dedicheranno principalmente alla lotta contro lo sfruttamento dei minori, in tutte le forme in cui si esprime, dal lavoro alle attività criminali. Insieme al ministro Salvi — ha detto Morese — abbiamo deciso la presentazione di un disegno di legge per istituire una giornata contro il lavoro minorile».

Al centro della questione, almeno per quel che riguarda i ragazzi italiani, c’è però il nodo-sommerso ricordato da Morese ma soprattutto dagli industriali. «Da tempo — ha spiegato Francesco Rosario Averna, consigliere incaricato di Confindustria per il Mezzogiorno — il problema ha trovato una sede importante di dibattito nelle istituzioni dell’Ue, dove sono state discusse da sindacati e imprese sia le questioni dei codici di condotta sia quelle dei marchi etici. Va detto però che nel nostro Paese, in particolare nel Sud, le forme più gravi di sfruttamento si annidano nel sommerso. Gli industriali non capiscono, a questo punto, perché una parte del sindacato continui a opporsi al progetto organico da noi proposto per creare le condizioni di emersione e di legalità». Una stoccata che arriva nella giornata più "calda" per il tema-sommerso, dopo la bocciatura dell’Unione alle proposte di riduzione dell’Irpeg arrivate dal Governo.

Ma quella di Averna è soprattutto una risposta alle bordate del leader della Cgil, Sergio Cofferati, che ha accusato Confindustria di scarsa attenzione al problema dello sfruttamento minorile. «Abbiamo dato il nostro contributo in sede europea — ha puntualizzato Averna — anche se ci rammarichiamo per la mancata intesa interconfederale con i sindacati sul condice di condotta nazionale. Noi confermiamo il nostro impegno su questo fronte come dimostra, del resto, il recente contratto dei tessili in cui è stato inserito un protocollo ad hoc contro il lavoro minorile».

Nel convegno di ieri sono stati diffusi anche i primissimi dati di una ricerca che sta conducendo il dipartimento di statistiche sociali dell’Istat: poco meno del 2% di ragazzi dai 6 ai 14 anni ha dichiarato (le interviste sono state circa 6.800) di lavorare almeno una volta a settimana e, quindi, in modo continuativo mentre il 5% lo fa in modo saltuario. Per la metà di questi ragazzi, lavorare vuol dire soprattutto famiglia: infatti i datori di lavoro sono essenzialmente i genitori o i parenti, non percepiscono salario, lavorano il pomeriggio e sono contenti di poter dare una mano.

«L’Italia è il primo Paese industrializzato che si sottopone a un’indagine scientifica come quella che sta conducendo l’Istat — ha detto Maurizio Sacconi, direttore Ilo per l’Italia — e questo, come già si vede dai primi dati, consentirà di mirare con più efficacia le politiche di contrasto. Bisogna però combattere il fenomeno a livello culturale perché se è vero che in Italia il fenomeno è circoscritto, diversa è la situazione nel mondo dove si calcola siano 250 milioni i bambini tra i 4 e i 14 anni costretti al lavoro: la metà impiegati a tempo pieno mentre quelli coinvolti nelle forme peggiori, cioè lo sfruttamento a fini sessuali o criminosi, la partecipazione a conflitti armati, sono circa 60 milioni».

Lina Palmerini