Sommerso, decreto da rivedere

11/04/2002





Dalle audizioni in commissione Finanze numerose critiche alle misure per la regolarizzazioneSommerso, decreto da rivedere
Confindustria preoccupata per le troppe incertezze normative – Dai sindacati bocciatura unanime
ROMA – Le nuove norme per l’emersione delle attività in nero non convincono né i rappresentanti delle imprese né i sindacati. Nel corso di una lunga audizione alla commissione Finanze della Camera Confindustria, Confcommercio, Confartigianato, Cgil, Cisl, Uil e Ugl hanno confermato, sia pure con diversi accenti, le loro critiche alle disposizioni contenute nel decreto legge che nei prossimi giorni verrà approvato da Montecitorio. Stefano Parisi, direttore generale di Confindustria, non nasconde la preoccupazione per le «troppe incertezze normative» che rischiano di provocare il «fallimento di un provvedimento cruciale nonostante il grosso sforzo fatto da Confindustria a livello territoriale». In particolare, alla commissione Finanze Parisi ha ribadito le richieste di Confindustria che chiede anzitutto di evitare il blocco dell’attività delle aziende in attesa delle autorizzazioni, l’allungamento da tre a cinque anni del periodo di riallineamento dei contributi previdenziali per le imprese che emergono e l’estensione da cinque a dieci anni della possibilità di ricostruzione della carriera previdenziale per i lavoratori. Critica anche la Confartigianato, che, peraltro, sottolinea l’atteggiamento «distratto» del Parlamento che ha convocato le organizzazioni imprenditoriali e sindacali «solo in seconda battuta alla Camera, quando oramai è imminente la conversione in legge del decreto». Entrando nel merito Andrea Trevisani, responsabile del settore tributario di Confartigianato, sottolinea che l’inserimento «della figura del sindaco è un’ulteriore burocratizzazione del procedimento e peraltro gli enti locali hanno già lanciato l’allarme sulle difficoltà di fronteggiare senza nuove risorse ed organici le competenze che il decreto affida loro». La Confartigianato chiede inoltre al Governo di chiarire in che modo verrà concretamente attuato il programma straordinario contro il nero. «In ogni caso – aggiunge Trevisani – per convincere le aziende sommerse ad uscire allo scoperto non bastano vantaggi temporanei ma occorre offrire garanzie sulla riduzione strutturale di tasse e contributi». Contraria alle nuove competenze dei sindaci è anche la Confcommercio. «Si tratta di un terzo soggetto che entra in gioco senza avere alcuna competenza e che, inoltre, rischia di provocare apprensione (nonostante la possibilità dell’anonimato) nei datori di lavoro». Per la Confcommercio va bocciata comunque la decisione di reintrodurre «il riallineamento retributivo attraverso accordi ad personam: è un elemento di concorrenza sleale nei confronti delle altre aziende che può essere superato solo attraverso il coinvolgimento diretto delle parti sociali». La Confcommercio riconosce alla nuova disciplina «una forte potenzialità sul fronte della sanatoria fiscale e contributiva che andrebbe sostenuta attraverso un cooordinamento con i vecchi contratti di riallineamento». Ma a sparare a zero sono soprattutto i sindacati. In un documento consegnato alla commissione Finanze, il segretario aggiunto della Uil, Adriano Musi, critica la nuova procedura di conciliazione «che non offre alcuna garanzia ai lavoratori i quali, oltre a perdere i loro diritti, sono chiamati a sostenere un onere contributivo del 33% che invece dovrebbe essere a carico del datore di lavoro». Quanto al sindaco, Musi ricorda che in Italia ci sono ottomila municipi che «non hanno alcuna capacità tecnica per valutare non solo gli aspetti relativi ai rapporti di lavoro ma anche quelli ambientali: basti pensare all’abusivismo e all’incapacità di varare piani regolatori». E sul fronte della «sanatoria ambientale» è intervenuta anche l’Ugl. Per il segretario generale, Stefano Cetica, si tratta di «un vero e proprio condono» che rischia di sanare «scempi compiuti in dispregio di qualunque regola: basterà dichiarare di avere un lavoratore in nero per ottenere il condono di immobili che il giorno dopo magari cessano di essere aziende». Quanto alle norme sul rapporto di lavoro Cetica le definisce «aberranti». Analogo il giudizio della Cgil. «Gli emendamenti introdotti al Senato peggiorano una legge che deve il suo fallimento per l’evidente squilibrio tra i favori offerti ai datori di lavoro e gli oneri invece imposti ai lavoratori ai quali viene negato di fatto anche il sostegno dei sindacati».

Barbara Fiammeri
Giovedí 11 Aprile 2002