Sommerso, assunzioni e Sud: i tre casi che non prevedono il reintegro

15/03/2002







Tra due anni la prima verifica L’istituzione di un tavolo tra le parti per coniugare tutele e flessibilità

      ROMA – Si riparte dall’inizio. Con le decisioni di ieri il Consiglio dei ministri ha confermato l’impianto del disegno di legge delega sul mercato del lavoro varato quattro mesi fa. La sospensione dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori (diritto al reintegro per chi è licenziato senza giusta causa) viene mantenuta nei tre casi previsti anche se in uno, quello che riguarda la trasformazione a tempo indeterminato dei contratti a termine, viene limitata al Mezzogiorno. C’è poi un’altra novità: tra due anni il governo promuoverà una verifica per vedere quanti posti di lavoro in più saranno stati creati grazie alla riforma. Accanto all’emendamento che modifica la delega, il governo ha deciso anche di aprire un tavolo di confronto con i sindacati e le associazioni imprenditoriali per la definizione dello Statuto dei lavori, una legge che dovrebbe coniugare tutele minime e flessibilità per i lavoratori atipici.

      CONTRO LA CGIL – Il ministro del Lavoro, Roberto Maroni, ha difeso le scelte del governo spiegando che servono per far crescere l’occupazione e ha attaccato la Cgil: «In un volantino ho visto che scrive che se passa la nostra proposta una lavoratrice in maternità potrà essere licenziata: è aberrante, vile, falso e vergognoso». Il ministro delle Attività produttive, Antonio Marzano, che questa estate, con un’intervista al Corriere della Sera , lanciò per primo l’idea di intervenire sull’articolo 18, aggiunge che si tratta di un provvedimento «nell’interesse dei lavoratori, soprattutto giovani».
      NO AI LICENZIAMENTI DISCRIMINATORI – Il Consiglio dei ministri ha approvato il nuovo testo dell’articolo 10 della delega (quello che si occupa dell’articolo 18 dello Statuto) che verrà presentato in Parlamento. L’emendamento delega il governo a emanare, entro un anno dall’approvazione della legge, uno o più decreti «per introdurre in via sperimentale», per quattro anni, la sospensione del diritto al reintegro nel caso di licenziamento senza giusta causa. Che è cosa diversa dal licenziamento discriminatorio, sottolinea il governo. Resta infatti confermato il divieto di licenziare per motivi politici, religiosi, di razza, così come le lavoratrici che si sposano e quelle in maternità.

      IL RISARCIMENTO – Si interviene quindi sui licenziamenti senza giusta causa, cioè in quei casi in cui l’azienda decide di interrompere il rapporto di lavoro senza che il dipendente sia colpevole di atti o comportamenti tali da giustificare il licenziamento. Oggi il lavoratore può rivolgersi al giudice e ottenere il reintegro nel posto di lavoro. Se la proposta del governo diventerà legge, il giudice, in tre casi, non potrà imporre all’azienda la riassunzione, ma solo il pagamento di un risarcimento al lavoratore licenziato. Questi i tre casi. 1) Dipendenti di aziende che emergono dal sommerso. 2) Imprese che assumendo superano i 15 dipendenti (fino a questa soglia l’articolo 18 non vale): non verranno conteggiati ai fini dell’applicazione dello Statuto i lavoratori assunti nei primi due anni di vigenza della legge. 3) Lavoratori a termine il cui contratto venga trasformato a tempo indeterminato. Quest’ultima deroga sarà possibile solo nel Sud (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia).

      LA «BORSA» – Nel comunicato diffuso dopo il Consiglio dei ministri, il governo ricorda gli altri punti qualificanti della delega che restano intatti: la creazione di una «borsa del lavoro» telematica per incrociare domanda e offerta di lavoro, la riforma della formazione continua, quella del part-time. Maroni si è anche detto disponibile a «una seria riforma degli ammortizzatori sociali».

Enrico Marro


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